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LA NASCITA DI ROMA CAPITALE. 1870-1915

La grande mostra a Palazzo Braschi
giovedì 13 maggio 2021 di Nica Fiori

Argomenti: Mostre, musei, arch.


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“Romani! La mattina del 20 settembre 1870 segna una data delle più memorabili nella storia. Roma ancora una volta è tornata per sempre ad essere la grande capitale di una grande nazione”: così si concludeva il proclama del generale Raffaele Cadorna in seguito alla Breccia di Porta Pia, cui poco dopo, nel 1871, sarebbe seguito l’insediamento del re Vittorio Emanuele II nel Quirinale. Una capitale auspicata già nel 1861 da Cavour in un celebre discorso tenuto nel Parlamento d’Italia, ma con l’intermezzo di Torino e Firenze in attesa della presa di Roma.

A 150 anni dalla nascita di Roma capitale, non poteva certo mancare nel Museo di Roma a Palazzo Braschi una mostra di ampio respiro che ripercorresse gli eventi storici e le trasformazioni urbanistiche e socio-culturali che segnarono la città dall’entrata a Roma dei bersaglieri guidati da Cadorna fino alla Prima Guerra Mondiale. Ed è proprio con il grande dipinto di Michele Cammarano, raffigurante “La Breccia di Porta Pia”, che si apre l’esposizione “Roma. Nascita di una capitale 1870-1915”, ricca di circa 600 opere (dipinti, sculture, disegni, documenti, planimetrie, fotografie e cartelloni pubblicitari), che dialogano con le immagini tratte da filmati originali che descrivono l’Urbe nel passaggio tra Otto e Novecento.

La mostra è promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, diretta da Maria Vittoria Marini Clarelli ed è a cura di Flavia Pesci, Federica Pirani e Gloria Raimondi, con l’organizzazione di Zetema Progetto Cultura.

Tra le grandi capitali d’Europa, che avevano avuto un lungo processo di definizione strutturale ed erano già moderne, Roma doveva apparire all’epoca come la città che si risvegliava da una situazione di stallo, d’immobilismo e arretratezza, tanto che il grande storico del Medioevo Gregorovius giunse a dire che il medioevo a Roma era finito solo con Vittorio Emanuele II.

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Autore non identificato: Vittorio Emanuele II

La città, pur vantando un tessuto rinascimentale e barocco (che tra l’altro si può ammirare dall’affaccio di Palazzo Braschi su piazza Navona) artisticamente molto valido, racchiudeva all’interno dalla cinta muraria di Aureliano (di ben 20 km) un territorio poco urbanizzato. Un territorio ammirato dai viaggiatori settecenteschi per i resti archeologici e per l’impressionante quantità di ville storiche, oltre a vigne, orti, pascoli, ma dove il Tevere costantemente straripava, creando stagni e paludi, che riflettevano l’immagine di un borgo contadino più che di una vera capitale.

La relazione fra Roma e il Tevere è evidenziata in un focus espositivo che presenta il plastico del Porto di Ripetta, dipinti, fotografie e planimetrie, testimoniando l’ambivalenza tra l’aspetto del fiume come luogo di scambio e la pericolosità legata alle sue piene. Il drammatico flagello della malaria e della povertà di molti suoi abitanti è testimoniata, in particolare, dal dipinto di Domenico Zandomeneghi “I poveri sui gradini di San Gregorio al Celio”.

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Modello con il porto di Ripetta

La parte verde della città era purtroppo destinata a scomparire, con l’eccezione della villa Borghese e poche altre, ma la perdita di quel patrimonio inestimabile dell’aristocrazia locale suscitò non poche polemiche, evidenziate in mostra nella sezione “Soffia su Roma un vento di barbarie”, che ha tra i suoi dipinti più evocativi il dipinto “Roma sdegnata” (1886-1896) di Ernest Hébert.

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Ernest Hebert. Roma sdegnata

Quel “vento di barbarie” (un’espressione dannunziana) distrusse in particolare oltre 30 ettari del ”paradiso Ludovisi”. Così veniva chiamata all’epoca la celebre villa Ludovisi, che si estendeva da Porta Pinciana a piazza Barberini e della quale si è salvato solo il Casino dell’Aurora (cd. dal celebre affresco del Guercino raffigurante l’Aurora). La decisione del principe Ludovisi di lottizzare la villa suscitò le reazioni indignate di molti intellettuali, tra cui Matilde Serao, Gabriele d’Annunzio, Henry James e altri.

Lo storico dell’arte tedesco Herman Grimm, mentre la villa veniva distrutta, scrisse: “Sì, io credo che se si fosse domandato qual era il più bel giardino del mondo, coloro che conoscevano Roma avrebbero risposto senza esitare: Villa Ludovisi”.

Ignorando il concetto dell’intangibilità del bene artistico, all’epoca peraltro non ancora pienamente affermatosi, nel 1886 il sindaco di Roma Leopoldo Torlonia ribadiva l’assoluta necessità pubblica di rendere disponibili nuove aree edificabili. Se è vero che la capitale aveva urgente bisogno di spazi per gli uffici dello Stato e per le abitazioni di centinaia di migliaia di nuovi abitanti, è altrettanto indiscutibile che il nuovo Regno d’Italia perse l’occasione storica di fare di Roma una città meravigliosa e veramente moderna, indicando la strada di soluzioni urbanistiche di grande rilievo e oggi non più attuabili.

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Giuseppe Primoli: Donne sulla scalinata dell’Ara Coeli

Ovviamente le demolizioni riguardarono anche tutto ciò che intralciava il nuovo piano regolatore, che prevedeva la realizzazione di grandi arterie come via Nazionale e corso Vittorio Emanuele e l’erezione degli edifici più rappresentativi ed emblematici dell’epopea risorgimentale (Palazzo del Parlamento, Palazzo di Giustizia, Vittoriano), oltre ai monumenti dedicati a Garibaldi, a Cavour, a Giordano Bruno, ma anche la grandiosa Fontana delle Naiadi di Mario Rutelli, a definitiva sistemazione della mostra dell’Acqua Marcia. La febbrile attività edilizia di quegli anni porta allo scoperto resti di edifici romani, spesso sovrapposti in più strati, come ricordava in un suo scritto l’archeologo Rodolfo Lanciani, parlando dello scavo effettuato nel giardino di palazzo Rospigliosi-Pallavicini sul Quirinale (i cui ritrovamenti sono esposti nella Centrale Montemartini nella mostra “Colori dei Romani”). Inoltre offre lo sguardo su tematiche sociali e politiche, dalla presenza operaia e proletaria alla nascita del socialismo. Sono in mostra, in particolare, alcune cromolitografie del quotidiano “Avanti!”.

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Cromolitografie con Avanti

Un focus interessante è dedicato alla trasformazione del Ghetto e alla costruzione della grande Sinagoga, che rivela un’emancipazione religiosa che il papato non si sarebbe mai sognata, con l’apertura all’ebraismo, che purtroppo le successive leggi razziali del ventennio fascista avrebbero nuovamente emarginato.

Apparati didattici, installazioni immersive, supporti multimediali e video illustrano i tanti temi affrontati: dall’arte al commercio, alle industrie nascenti, al turismo allo sport, alla vita sociale e mondana. Una presenza costante e suggestiva lungo il percorso è rappresentata dalle immagini fotografiche di grande qualità realizzate dal conte Giuseppe Primoli tra il 1888 e 1903, che hanno quasi un carattere di reportage. Il conte, che ha lasciato in eredità alla città di Roma il suo archivio fotografico, era pronipote di Napoleone Bonaparte dal lato materno; nel suo palazzo di Via Zanardelli hanno attualmente sede il Museo Napoleonico e la fondazione Primoli.

Una modernizzazione senza precedenti nell’istruzione, nella sanità pubblica, nelle infrastrutture, trasporti e illuminazione urbana si ha con l’elezione di Ernesto Nathan a sindaco di Roma, ricordato in mostra da un olio di Giacomo Balla del 1910 e da un pastello di Annie Nathan del 1913. In quegli anni si sviluppano anche importanti progetti legati alla scuola anche nell’Agro Romano e alla grande esposizione del “cinquantenario dell’Unità d’Italia” del 1911.

La mostra si conclude con la sala dedicata allo scoppio della guerra, nell’intento di acquisire Trieste, una guerra che provocherà grandi stravolgimenti politici e sociali in tutta l’Europa. Alla proiezione di alcuni frammenti tratti dal film “Gloria” e alla lettura di un discorso interventista di D’Annunzio è riservata una sala con un effetto “immersivo”. Concludono l’esposizione alcuni dipinti di Balla, che inneggiano alla guerra in forme futuriste, mentre “L’ultima veglia” (1918) di Edoardo Gioja rappresenta simbolicamente la fine del conflitto.

“Roma. Nascita di una capitale 1870-1915” Palazzo Braschi, Piazza Navona 2; Piazza San Pantaleo 10. Orario: da martedì a domenica, ore 10 – 19, ultimo ingresso ore 18. Chiuso il lunedì. Fino al 26 settembre. Per informazioni sugli ingressi e acquisto biglietti www.museiincomuneroma.it