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MAGRITTE E L’ENIGMA DELL’IMMAGINE


martedì 11 maggio 2021 di Elvira Brunetti

Argomenti: Arte, artisti


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C’è un mistero intorno a noi, nel quale siamo tutti immersi senza averne spesso consapevolezza. Tra gli artisti dei primi anni del Novecento, interessati al mondo dell’Invisibile, De Chirico e Magritte sono i pittori emergenti per la creazione di un genere nuovo, in grado di scuotere la nostra coscienza con immagini reali, perfettamente leggibili, sebbene sconvolgenti per l’ordine e l’accostamento degli oggetti.

Entrambi definiti Surrealisti, gruppo che faceva capo ad André Breton. Anche Dalì ne era parte, nonostante la sua eccentricità lo facesse apparire alquanto stravagante. A volte anche di difficile comprensione per la componente prevalentemente onirica della sue rappresentazioni.

De Chirico era più anziano di Magritte di dieci anni e svilupperà prima una fase metafisica. Tuttavia per il Nostro costituì un punto di partenza importante. Un quadro del 1914, presente al Moma di N.Y. lo impressionò molto. Si trattava di una visione nuova che aveva a che fare con quel senso di spaesamento così vivo e presente in tutte le opere dell’artista belga. Correvano i famosi anni Venti, gli anni ruggenti della fantasia e dell’intelletto. Dopo il secondo Manifesto, Breton, direttore della rivista "Qu’est-ce que le Surrealisme" pubblica in copertina di uno dei tanti numeri l’immagine dissacrante dello "Stupro"

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Magritte: Lo stupro

Un volto femminile in cui agli occhi si sostituiscono i seni , al naso l’ombelico e alla bocca il pube. Una provocazione di Magritte. Nel programma del gruppo senza logica, né morale, l’attenzione era rivolta piuttosto alle analogie da riscoprire ed evidenziare. Osa Magritte ed eccolo assimilare tre candele accese su una spiaggia che strisciano come vermi nel dipinto "Meditazione".

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Magritte: Meditazione

René, icona dell’arte brussellese, nasce nel 1898 e muore nel 1967. Le tendenze artistiche in voga lo avevano solo sfiorato. La sua ricerca era orientata ben al di là perfino del sogno. L’inconscio non c’entra, in quanto il mistero è nel visibile, che noi dobbiamo cercare di vedere. Nell’arte riconosceva lo strumento per generare turbamento o sorpresa e indurre in tal modo alla riflessione. Se la pittura ci mostra il visibile, occorre attirare l’attenzione su ciò che non si vede.

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Magritte: Modello rosso

In "Modello rosso", le scarpe che imprigionano i piedi , l’esempio è lampante, sebbene altrove il senso del mistero sia molto più profondo. Solo l’artista è libero di capovolgere la realtà e rendere possibile l’impossibile. E affinchè la creazione diventasse veramente libera, muoveva e spostava gli oggetti, imprimendo un nuovo ordine come nei Collages . Suo intento era quello di farci capire la separazione dell’oggetto dal nome che lo indica. L’insignificanza di quel legame. Sulla scia delle rivelazioni del padre della linguistica moderna, Ferdinand de Saussure, per il quale la parola è un segno, formato da un significante (il suono) e da un significato (il concetto). Magritte sostiene che, se l’immagine tradisce e la parola diventa immagine, anche quest’ultima inganna. Ne darà ragione in un testo: "Le Parole e le Immagini" (1929). Il primo confronto tra scrittura e pittura, in cui le parole scritte sono trattate come immagini.

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Magritte: Questa non è una pipa

Una teoria intrigante secondo il giudizio di Michel Foucault, interessato alla differenza tra somiglianza e similitudine. Ci fu un carteggio tra i due per un po’ di tempo. Nel 1966 l’intellettuale francese pubblicò :"Le Parole e le Cose". Dove tra l’altro si affronta la questione non poco cruciale della rappresentazione in pittura. L’autore consacra il suo celebre primo capitolo all’analisi del quadro di Velazquez "La Meninas". Solo lo specchio in fondo alla sala ci dice che i sovrani presumibilmente rappresentati sul dipinto, che il pittore si accinge ad eseguire, sono in realtà al di fuori della scena, al posto dell’osservatore. Dov’è quindi l’oggetto rappresentato? Già Velazquez nel Seicento si era posto il problema, che si porrà due secoli dopo Manet nell’Ottocento.

Magritte ha quindi liberato l’oggetto dal suo nome. Per questo i titoli dei suoi quadri sono indipendenti dal quadro. René si divertiva ad assegnare il nome alle sue opere perfino qualche tempo dopo averle eseguite e sempre in compagnia dei suoi amici, scrittori e artisti belgi.

Ecco la ragione dei "Senza titolo" o "Untitled" delle opere moderne. L’universo di Magritte incanta, talvolta fa sorridere, ma soprattutto inquieta. Nel museo di Bruxelles a lui dedicato finalmente nel 2009, c’è un dipinto di non piccole dimensioni, che genera una impressione notevole: "Il dominio di Arnheim" (fig. 6). Nel buio della sala le luci illuminano le pareti rocciose di una catena montuosa, in cui si alternano i grigi del granito ai bianchi della neve. Si è subito avvinti da una cupa sensazione di freddo a causa di un particolare inquietante. Sulla cima delle vette si nota una piccola testa di aquila, pietrificata insieme al corpo e alle ali nell’intera massa. In basso un parapetto con un nido di tre uova costituisce l’affaccio di osservazione della scena. L’elemento di separazione tra il surreale e il reale.

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Magritte: Il dominio di Arnheim

Parimenti all’aquila, altri uccelli sono imprigionati all’estremità delle foglie in una pianta di bronzo scolpita, una delle otto sculture eseguite dall’artista. E’ il momento creativo dell’età della pietra, in cui Magritte monumentalizza la libertà dell’essere vivente. E’ la foglia, che stanca vuole librarsi nell’aria, facendosi uccello o è quest’ultimo che desidera avere radici nella pianta? E’ il sovrano dei volatili che abbraccia l’imponenza della montagna per porre fine al suo errare o è la montagna che, stanca della sua immobilità, agogna la libertà del volo?

Magritte amava leggere i "Racconti del mistero" di E.A.Poe. Ne era affascinato. Quando si recò a New York per una sua retrospettiva, vi andò principalmente per visitare la sua casa. Fu la prima cosa che fece. Con lo scrittore americano condivideva l’interesse per i cimiteri e le bare. Forse perché la bara può restituire l’incanto della vita.

Magritte introduce dunque il fantastico nell’arte. Si diverte infatti a vestire i panni di Fantomas, nutrendosi del suo mistero. Nel dipinto "La magia nera" (fig. 7), lugubre appellativo per un’opera ricca di luminosa poesia, c’è tutto il suo amore per Georgette, sua sposa, sua modella, sua eterna ispiratrice e compagna di vita da quando aveva 15 anni fino alla morte.

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Magritte: La magia nera

Ci sono tanti azzurri nei suoi quadri, limpidi, puri e ariosi. Cieli solcati a volte da tante nuvole bianche, che esprimono la gioia di vivere. Come la colomba in volo (fig. 8), simbolo delle linee aeree belghe, prima con la Sabena e poi con la Brusselairline. Quando si ripristinò il volo dall’aeroporto di Zaventem dopo l’attentato del 22 marzo 2016, l’aereo recava in segno di pace l’uccello di Magritte.

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Magritte: Colomba in volo

Nella rosa recisa, il cui titolo è "La tomba dei lottatori" (fig. 9) si ha modo di apprezzare il tentativo di modificare la percezione dello spazio, uno stratagemma usato anche da De Chirico. La dimensione ridotta e angusta serve a dare risalto al fiore che diventa maestoso. Sembra di sentire con l’odorato il profumo e con il tatto il velluto dei petali.

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Magritte: La tomba dei lottatori

Nel 1951 il direttore del Casino municipale di Knokke, la Saint Tropez del Belgio, commissionò a Magritte otto pitture murali per una lunghezza totale di sei metri. La disposizione dello spazio è teatrale. L’artista prediligeva i tendaggi e le quinte, presenti in diverse sue opere. Qui egli riunisce quasi tutti i soggetti da lui trattati: da Georgette con la Torre di Pisa, candidamente sorretta da una piuma, all’Impero delle Luci, agli Uccelli Foglie

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Magritte: Impero delle luci e uccelli foglie

Nelle opere di Magritte appare sovente l’uomo della strada in abito scuro e bombetta, illuminato a volte dal bianco brillante del piccione e dal colletto. Lo vediamo nascosto dietro una mela. In Lo vediamo nascosto dietro una mela. In altre occasioni si perde nella moltitudine degli Altri, tutti uguali.

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Magritte: L’uomo con la bombetta

Sono gli uomini del famoso dipinto "Golconda" ( Houston, Texas). Qualcuno potrebbe assimilarli a gocce di pioggia cadute dal cielo. In ogni caso è sempre "Il Mistero" il vero soggetto e ad ognuno di noi rivela qualcosa.