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UNA COPPIA DI DIPINTI EROTICI DI GIACINTO DIANO


mercoledì 28 aprile 2021 di Achille della Ragione

Argomenti: Arte, artisti


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I due dipinti di cui parleremo in questo articolo furono presentati alla mitica asta dei beni appartenuti al comandante Achille Lauro, tenutasi il 25 ottobre del 1984 nei fastosi saloni della villa dell’illustre personaggio.

Presentati come autografi di Giacinto Diano(lotto 353 A – B), provenivano da una prestigiosa raccolta napoletana, che possedeva un expertise scritto da Raffaello Causa, che, oltre a descrivere minuziosamente le due tele, ne definiva l’autore, il Diano, “il maggiore tra i pittori attivi a Napoli nella seconda metà del Settecento”.

Battitore Marco Semenzato, abile, alternando variazioni nel tono della voce a brevi pause che invitavano alla meditazione, a far lievitare i prezzi di aggiudicazione dei quadri, come avvenne nel caso dei dipinti in esame, che raggiunsero una quotazione molto alta.

Quando nel 1997 fu stilato il catalogo della collezione ove erano pervenuti fu invitato ad esprimere un parere il sovrintendente Nicola Spinosa, il quale dubitò della paternità del Diano e ritenne che i due capolavori dovessero essere assegnati a Giuseppe Cammarano, allievo del Diano e padre dell’ottocentista Michele, ben più famoso di lui.

In seguito sono stati visionati da celebri docenti da Pacelli a Pavone, da Fiorillo a Di Loreto ed esperti antiquari come Porcini, Gargiulo e Datrino, il quali hanno tutti affermato perentoriamente trattarsi di autografi di Giacinto Diano.

I due pendant di raffinato effetto decorativo, ideati probabilmente come sovrapporte, mostrano una grazia lineare nelle figure dei personaggi che si dipana garbatamente, rappresentando un esempio pregevole dell’eleganza formale a cui l’artista era pervenuto nella sua pittura con un felice compromesso tra la tradizione locale e le nuove istanze neoclassiche.

La materia pittorica viene resa dall’artista in maniera tersa e trasparente per effetto di una felice apertura al clima classicheggiante instauratosi a Napoli nella seconda metà del Settecento.

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Dio fluviale tenta una ninfa

Le due scenette mitologiche sono ambientate in un recesso idillicamente ameno, di sapore dolcemente arcadico. Nella prima è la divinità che si accosta premurosa verso la ninfa discinta ed apparentemente assorta in altri pensieri, per reclamare imperiosamente il dono dell’amore, nella seconda (fig. 3) è la ninfa che si avvicina maliziosa, protesa ad accarezzare e provare godimento e a darne.

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Dio fluviale tentato da una ninfa

Nella prima Cupido è pronto a scoccare la sua freccia erotica e birichina, per favorire il dio fluviale nell’espletamento del suo progetto penetrativo, nella seconda assiste dall’alto un angioletto pronto, con delle corone di alloro a cingere e suggellare il compimento del gesto amoroso.

Il turrito paesaggio sullo sfondo si sposta da sinistra verso destra come se dipendesse dalla prorompente forza dinamica che emana da colui che presiede all’iniziativa amorosa, compenetrandosi nelle sofferte pene del cuore e fornendo così una partecipazione d’assieme in concerto con il fluire copioso dell’acqua, che pare simboleggiare con la sua fresca e piena abbondanza il completamento e l’esecuzione dell’atto d’amore.

Achille della Ragione