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LA MISURA DEL TEMPO DI GIANRICO CAROFIGLIO

Tra romanzo giudiziario e il tema dello scorrere del tempo
lunedì 18 gennaio 2021 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Recensioni Libri


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Gianrico Carofiglio non ha certo bisogno di presentazioni. Personaggio colto e poliedrico, autore di diversi libri, ospite arguto e sempre gradito di numerosi talk show televisivi, è stato a lungo un pubblico ministero specializzato in indagini sulla criminalità organizzata.

La Misura del tempo di. Gianrico Carofiglio (Ed.Einaudi), finalista al Premio Strega 2020, è senz’altro un romanzo particolare, in equilibrio tra racconto giudiziario e il tema del dolente scorrere del tempo. Nel risvolto anteriore di copertina si legge, in effetti, quanto segue: “Col passare del tempo i luoghi della città mi ricordano sempre più intensamente sensazioni e fantasticherie del passato remoto. Un’epoca di stupore. Ecco, certi luoghi della città mi fanno sentire nostalgia per lo stupore, essere storditi dalla forza di qualcosa. Mi piacerebbe tanto, se capitasse di nuovo”.

La quarta di copertina ci illustra in breve il contenuto del romanzo: “Tanti anni prima Lorenza era una ragazza bella e insopportabile, dal fascino abbagliante. La donna che un pomeriggio di fine inverno Guido Guerrieri si trova di fronte nello studio non le assomiglia. Non ha nulla della lucentezza di allora, è diventata una donna opaca. Gli anni hanno infierito su di lei e, come se non bastasse, il figlio Iacopo è in carcere per omicidio volontario. Guido è tutt’altro che convinto, ma accetta lo stesso il caso; forse anche per rendere un malinconico omaggio ai fantasmi, ai privilegi perduti della giovinezza. Comincia così, quasi controvoglia, una sfida processuale ricca di colpi di scena, un appassionante viaggio nei meandri della giustizia, insidiosi e a volte letali. Un romanzo magistrale. Una scrittura inesorabile e piena di compassione, in equilibrio fra il racconto giudiziario – distillato purissimo della vicenda umana – e le note dolenti del tempo che trascorre e si consuma”.

Sabino Cassese, eminente giurista, ha proposto il romanzo per il Premio Strega, descrivendolo con entusiasmo “Una donna, una persona ambigua e sfuggente, un vecchio amore, ricompare nella vita di un avvocato, attento ma insicuro (i due ritratti sono delineati con grande maestria) e gli chiede di difendere suo figlio, imputato di omicidio- afferma Cassese- Da qui si dipanano due storie, costruite in un montaggio alternato, alla Griffith, verso il passato di quell’amore e il futuro della sentenza attesa. Una sapiente costruzione, in cui si riflettono le inquietudini del nostro tempo, e il cui protagonista è proprio il tempo (donde il titolo), che si incarica di trovare una soluzione alle due storie. Dal processo emergerà una nuova verità, ma non un nuovo colpevole, che sarà alla fine individuato in altro modo. Sotto queste vicende si nasconde un vero e proprio conte philosophique. Due citazioni, una del capolavoro di Kurosawa e una di Canetti, in pagine diverse, rafforzano queste conclusioni. Carofiglio si conferma come una delle voci più importanti della narrativa italiana ".

Senza dubbio il libro rappresenta in parte una critica al sistema della giustizia penale in Italia, basato più sull’impostazione accusatoria che difensiva. Per i non addetti ai lavori come la sottoscritta, in verità, risultano piuttosto pesanti gli elenchi di articoli e commi di codici, pur comprendendo la strenua difesa del ragionevole dubbio da parte dell’autore. Talvolta non si capisce perché brillanti scrittori come Carofiglio oggi debbano ricorrere alla cornice del giallo per poi parlare di ben altro (ad esempio Dan Brown, M. De Giovanni ed altri). E senz’altro anche in questo romanzo la parte più interessante non è quella del thriller, poiché, come sottolinea lo stesso Cassese, “dietro l’apparenza del “giallo" si celano insegnamenti profondi: la pluralità dei punti di vista; i diversi modi in cui si presenta la realtà; l’invito a dubitare della verità stessa”.

Nel 2007 fu nominato consulente della commissione parlamentare antimafia ed eletto senatore nelle fila del PD dal 2008 al 2013. Padre del thriller legale italiano, ha creato il famoso personaggio dell’avvocato Guerrieri, protagonista dei suoi primi quattro romanzi Testimone inconsapevole, Ad occhi chiusi (Miglior noir internazionale dell’anno 2007 in Germania), Ragionevoli dubbi e Le perfezioni provvisorie (Premio Selezione Campiello nel 2010) tutti editi da Sellerio. Dal suo romanzo Il passato è una terra straniera (Premio bancarella nel 2005) è stato tratto l’omonimo film di Daniele Vicari. Il silenzio dell’onda è stato finalista al Premio Strega nel 2012. I libri di Gianrico Carofiglio sono tradotti in molte lingue straniere.

Giovanna D’Arbitrio