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L’AFRICA DIMENTICATA E L’AMARCORD DI UNA BAMBINA


sabato 19 dicembre 2020 di Elvira Brunetti

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Nonostante la vicinanza, dall’Africa ci separa solo il "Mare Nostrum", che, come indica la parola, dovrebbe riguardare tutti i Paesi che vi si affacciano, invece oggi i rapporti tra i due continenti si limitano all’affannosa questione dei migranti.

La negligenza della sua storia millenaria dovrebbe colpevolizzare l’homo sapiens,la cui origine per i progenitori della nostra specie è profondamente radicata su quel suolo, zoccolo potente e primitivo di tutto il pianeta.

Ma com’era l’Africa quando la prima nave portoghese ne lambì la costa nel 1488?

Noi conosciamo a malapena l’Africa moderna, quella colonizzata e quella decolonizzata, un processo quest’ultimo, ahimè, ancora incompiuto. Da sempre a memoria umana il continente nero è stato vittima di una lunga storia travagliata, intrisa di sofferenze e segnata da insopportabili umiliazioni. Solo qualche secolo fa per anni la navi schiaviste approdavano nel golfo di Guinea per la così sono stati impropriamente chiamati per tanto tempo quegli esseri umani, considerati una merce di scambio preziosa e redditizia. E prima ancora dell’anno mille ai tempi dell’arabizzazione e islamizzazione della parte settentrionale dell’Africa, quando il verbo di Maometto imperversava allo scopo di dare una lingua e un credo che unissero le varie e diverse popolazioni, fino a quando gli interessi economico-politici, mascherati a volte dalla lotta di religione, la Jihad, non ci hanno condotto ai tempi attuali, in cui campeggiano e si affrontano guerre, conflitti etno-tribali, corruzione, governi fragili, interessi stranieri. Tutto ciò mentre il traffico delle armi va a gonfie vele.

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Johannesburg

Il Sudafrica infine ci ha offerto un’altra triste storia: quella del razzismo che ha causato la separazione dei Bianchi dai Neri, l’Apartheid(tav. 3). Oggi questo Paese (tav. 4) insieme alla Nigeria sono le sole economie più ricche e produttive in quasi tutti i settori. Alle malattie, la povertà, la fame e la carestia, si è aggiunta da una parte l’emergenza climatica, che tra l’altro fa avanzare il deserto e dall’altra la globalizzazione che ha segnato ulteriormente questa terra. La Cina in primis ha imposto i suoi prodotti sul mercato, fingendo aiuti per un suo guadagno maggiore, data la sterminata ricchezza di materie prime a cui attingere.
Si veda ad esempio la nuova sede dell’Unione Africana di Addis Abeba interamente finanziata dai Cinesi.

C’è dunque una emergenza Africa ed è inutile chiudere gli occhi. Tuttavia la tesi di Wilfried N’Sondé è "Il fattore umano è il nostro futuro". "Se consultiamo i media emerge un’immagine catastrofica. Tale sinistra constatazione deve essere smorzata, nasconde realtà diverse secondo i Paesi." Molte problematiche africane riguardano il mondo intero. "Le popolazioni di questo continente hanno potenzialità non ancora prese in considerazione. Per esempio, la ricchezza dell’Africa è comunemente misurata in base alle sue materie prime, mentre vengono trascurate le immense risorse umane, il suo capitale più prezioso. Stiamo parlando della popolazione più giovane del globo, vivaio di energia, intelligenza, creatività, pronto a essere formato, preparato a innovare e affrontare le sfide di domani. L’Africa potrebbe essere pioniera in materia di decrescita ed edificare un sistema che metterebbe l’umano al suo centro, senza nuocere al suo ambiente".

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Lungomare

Ora facciamo un salto, cambiamo osservatorio e passiamo da quello pubblico ad uno privato. Vediamo cosa è rimasto della "Mia Africa" in una persona vissuta tre anni a Mogadiscio ai tempi in cui la Somalia da ex colonia italiana ottenne dopo la guerra l’amministrazione fiduciaria a termine del territorio. Parliamo degli inizi degli anni ’50.

Zighilina si chiamava quella bambina, anche se era un soprannome datole dal padre, in missione militare nel Corno d’Africa. Certo il tempo è inclemente, i genitori muoiono. Le foto sono insufficienti. Eppure restano brandelli di ricordi lontani, imprigionati in alcune sensazioni visive, olfattive e perfino acustiche. La melodia della canzone "Quizas, quizas" risuona ancora con tutto il languore della memoria.

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Zighilina e i genitori

Zighilina andava all’asilo dalle suore missionarie della Consolazione, dove un giorno cadde e si ruppe un dente. L’incidente impressionò parecchio la sua mente infantile. Fu subito portata all’ospedale "De Martino"(tav. 5), edificato durante il Fascismo nello stile littorio, attivo e funzionante ancora oggi perfino in tempi di Coronavirus. L’architettura coloniale italiana sembra resistere nella capitale somala, ormai devastata da una lunga guerra in corso da 30 anni che non accenna a finire. Facciamo riferimento ai due archi trionfali: l’uno dedicato al Duca d’Aosta del 1928, l’altro "Il Binocolo"(tav.6), eretto sul lungomare nel 1934 per accogliere degnamente la visita di Vittorio Emanuele III, oggi diroccato. Faceva sempre molto caldo a Mogadiscio, località vicinissima all’Equatore. Niente crepuscolo, niente stagioni, se non i monsoni. Quei ritmi circadiani graduali a cui la maggior parte della gente è abituata, scompaiono a quella latitudine. Dal dì si passa improvvisamente alla notte tutti i giorni. Le persiane delle case in genere chiuse alla ricerca della preziosa ombra a difesa del sole. Il calore era pesante, ma piacevole, quasi un dolce indugio. Che momenti di vita felice, legati all’intimismo solo familiare, privato dei parenti lontani! Frequenti erano le passeggiate in bicicletta lungo il fiume tra gli alti alberi.

Zighilina era sistemata sul sedile davanti e sfrecciava nel vento guidata e protetta dalle spalle paterne. La meta talvolta era la caccia al coccodrillo. I Somali li bastonavano pesantemente e alla fine li impalavano nelle grosse fauci. Il fiume sfociava a mare nell’oceano Indiano. La costa è sabbiosa e c’è un lido balneare lunghissimo (tav. 7) che potrebbe attirare il turismo se non ci fosse la guerra e non esistesse il pericolo degli squali (tav. 8). Nell’amarcord di Zighilina ci sono le eleganti serate danzanti al circolo coloniale dove a volte era presente e di nascosto sbirciava i genitori che ballavano (tav. 9).

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Pewsca dello squalo

Come dimenticare inoltre la bellezza rigenerante dei Banani! Una semplice pianta erbacea in grado di raggiungere anche i 10 m. di altezza. Le foglie ampie e lunghissime, flessibili, impermeabili offrivano spesso riparo e nascondiglio ai giochi dei bimbi. Senza parlare di quel frutto gustoso, tra i più consumati al mondo, che contro la forza di gravità cresce verso l’alto ed è talmente copioso da far pesare un casco anche 50 kg.

E infine l’episodio dell’incontro col cucciolo di leonessa, scambiato dalla piccola per un gatto, durante un pic nic con amici che si concluse bene solo per la rapida fuga nelle jeep.

Zighilina conserva bei ricordi di momenti ancora sereni per i Somali negli anni ’50. Parlavano la nostra lingua. Erano sottoposti sì, ma non erano maltrattati. Le donne somale bellissime, alte, slanciate, erano sorridenti; accudivano alle faccende domestiche ed erano amorevoli coi bambini italiani. Il paragone con la realtà odierna è terribile.

Su un giornale ultimamente si è letto che la Somalia non esiste più. Sono anni che quella bambina desidera tornare in quel luogo. Chissà se ci riuscirà!

Quizas,quizas,quizas!

Elvira Brunetti