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I DUE TAMERLANO. RACCONTO

di Andrea Forte & Vivi lombroso
domenica 9 agosto 2020

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Si racconta che il Grande Tamerlano di notte si travestisse da mercante e vagasse nei bassifondi della città per raccogliere le opinioni del popolo al suo riguardo. Egli stesso domandava: «Che ne pensi del Tamerlano ?». Ed immancabilmente raccoglieva aspre critiche. Il fatto è che esse lo «contagiavano»: si sentiva cioè, ad ascoltare, giustamente indignato nei confronti del Grande Tamerlano, che poi era lui stesso.

Il giorno dopo, rientrato a Palazzo, rientrava nella propria personalità di base (dedita ai problemi dell’arte di governare, economici, militari, politici etc.), e si adirava nei confronti del popolo, ignaro di tali problemi e di tutte le loro complicate connessioni. La notte però – di nuovo travestito da mercante - tornava a farsi coinvolgere dalle piccole storie di soprusi patiti dal singolo, dalle meschine rivendicazioni personalistiche, alle contingenti prevaricazioni burocratiche sul privato cittadino, alle inevitabili ma drammatizzate corruzioni del piccolo funzionario, e similari: insomma da quella miriade di inezie, che inezie comunque restano nei confronti del governo globale di uno Stato.

A lungo andare la sua indignazione di «mercante» lo indusse ad organizzare una rivolta contro il Grande Tamerlano (che poi era lui). E riusciva molto bene in tale organizzazione, grazie anche (ovviamente) alla sua – peraltro inspiegabile - conoscenza dei segreti governativi (dato che era egli stesso il reale potere governante), al suo coraggio e capacità combattiva (dato che era egli stesso già un conquistatore)… Fu così che si trovò a capo del popolo contro il tiranno, quello stesso popolo che egli opprimeva come tiranno.

In pratica il mercante Tamerlano prevedeva ogni mossa del Grande Tamerlano, ma d’altro canto il Grande Tamerlano sventava ogni piano del mercante, dato che erano tutto sommato la stessa persona. Cosa accadde in conseguenza di ciò dopo qualche tempo ? Accadde che il popolo, sospettando alla fine che il mercante fosse una spia del Grande Tamerlano, lo uccise; al contempo accadde che i dignitari, facendo spiare il Grande Tamerlano, sospettassero ch’egli per danneggiarli fosse complice della rivolta popolare, e lo facessero uccidere.

Su questa storia si possono fare svariate considerazioni a vario livello, alcune delle quali sono: ciò che si racconta del Grande Tamerlano viene narrato anche per altri re, tiranni, principi e similari; cambiano i personaggi, ma la sostanza della storia è sempre la stessa. La storia fa riferimento ad una concretizzata schizofrenia per cui nello stesso individuo alberga un Cesare e Bruto, un tiranno e libertario, un endocentrista ed esocentrista. Con varie gradazioni di importanza ed efficacia, più o meno in buona e cattiva fede, a vari livelli di consapevolizzazione, sono molti (per non dire tutti) i politici ed ecclesiastici che risultano affetti da tale schizofrenia, per cui predicano bene e al limite con vera convinzione, ma poi razzolano male con altrettanta convinzione.

Il fatto è che spesso anche noi «nel nostro piccolo» facciamo altrettanto: in teoria sappiamo cosa andrebbe effettuato per qualificarsi, per crescere umanamente e spiritualmente, ma poi mille scuse e rimandi ci fanno in pratica andare avanti il più possibile sul comodo e sul sicuro, sull’abituale e sul gratificante. Quando qualcosa non va, invece di farne motivo di conoscenza, ne facciamo motivo di rabbia oppure di angoscia: eppure sono anni che dovremo esserci accorti come rabbia od angoscia non hanno mai risolto nulla né la benché minima cosa… hanno sempre complicato tutto, anche le inezie