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PARLA FORTE…PIU’ FORTE, NON CAPISCO!

Tra “Voci di dentro” e incomunicabilità
mercoledì 13 maggio 2020 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Forse l’unico aspetto positivo del drammatico lockdown per il Coronavirus è stato finora il “silenzio”: tra strade vuote, fiori primaverili e animali in libertà, abbiamo ritrovato un po’ di tranquillità per riflettere spegnendo il televisore e pensando in pace all’interno della nostra anima. Un silenzio che inoltre ci è sembrato anche un segno di rispetto per le vittime del virus e per le loro famiglie.

Già da tempo avevamo notato una difficoltà a comunicare davvero, talvolta perfino in gruppi di amici e parenti, per una crescente tendenza a voler “parlare piuttosto che ascoltare”, un bisogno di prevaricare nelle conversazioni che rendeva sempre più difficile conversare pacatamente, lasciando spazio anche agli altri. Si finiva per alzare la voce solo per partecipare a un discorso e poter esprimere le proprie idee, in una cacofonia di voci sovrapposte. Per non parlare di bla bla bla dei talk show televisivi, conflittualità tra partiti politici in continua campagna elettorale, linguaggio volgare e violento, egoismi nazionali e internazionali, odi razziali e religiosi e quant’altro.

Ora che il Coronavirus sembra destare meno paura, ecco purtroppo riapparire le vecchie abitudini tra polemiche, gossip e chiacchiere in talk show televisivi e social, come sta accadendo per la liberazione di Silvia Romano, perfino in un momento ancora così tragico per il Paese, solo all’inizio della fase 2 nella lotta contro la pandemia, tra devastante crisi economica e perdita di lavoro per tanti italiani. Di nuovo caos e strumentalizzazioni politiche!

E così parafrasando la frase, “Spara forte, più forte, non capisco” detta da un personaggio di “Le voci di dentro”, commedia amara di Eduardo De Filippo, ho pensato che presto risentirò la frase “parla forte, più forte, non capisco”, che più volte si dice quando non si ascoltano gli altri con attenzione e si fa solo un baccano senza senso.

La commedia (scritta nel 1948 nel dopoguerra), purtroppo ancora molto attuale, mette in evidenza il malessere di un’umanità che non solo non sa più ascoltare le voci della coscienza, ma ha disimparato anche a comunicare. Ritorna il tema dell’ambiguità di rapporto fra realtà e irrealtà nella storia di Alberto Saporito che vive col fratello Carlo e lo zio Nicola: una notte sogna che i suoi vicini, i Cimmaruta, uccidono l’amico Aniello Amitrano e ne fanno sparire il cadavere. Nel sogno Alberto vede perfino dove sono nascosti i documenti che possono incriminare i vicini.

Pensando che sia realmente avvenuto tutto ciò, l’indomani li denuncia e li fa arrestare, ma poi quando cerca i documenti e finalmente si rende conto di aver sognato il tutto, capisce il pasticcio che ha combinato. In effetti il suo sogno sarà l’evento scatenante della vicenda, portando a galla ipocrisie, amarezze e meschinità dei personaggi, nonché la loro incapacità a comunicare davvero tra loro.

E l’incomunicabilità è in particolare simboleggiata da Zi’ Nicola, detto Sparavierzi, che da tempo ha rinunciato a parlare, preferendo esprimersi con una specie di "codice Morse" dove punti e linee sono resi con lo scoppio di petardi differenti. In effetti secondo Zi’ Nicola “se l’umanità è sorda, anche lui ha il diritto di diventare muto” e pertanto vive isolato in sorta di palafitta, eretta al centro della scena, lontano dai fatti che si svolgono intorno a lui. Tornerà a parlare poco prima di morire, solo per esclamare: “Per favore, un poco di pace!”-

Rifugiarsi quindi nel silenzio o nel sogno, visto come unico sfogo delle angosce umane, ancora una volta appare il tema centrale delle commedie eduardiane contro ipocrisie e bassezze, sullo sfondo di un’Italia appena uscita da quella guerra tra nevrosi e disillusioni e le difficoltà del quotidiano "tirare a campare”.

E purtroppo se nemmeno il dramma del Coronavirus ci ha insegnato a comunicare davvero nella realtà, e non solo in modo virtuale sui social, se non abbiamo ancora imparato ad essere più rispettosi gli uni degli altri, a diventare meno egoisti e più solidali, forse chi è stanco di tutto ciò sarà costretto ad imitare Zi’ Nicola, rinunciando a parlare.

Ecco un dialogo col suddetto personaggio: https://www.youtube.com/watch?v=rx5...