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ORSO D’ARGENTO AD ELIO GERMANO

MIGLIORE ATTORE
domenica 1 marzo 2020 di Comunicato Stampa

Argomenti: Premi


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Al 70° Festival Internazionale del Cinema di Berlino

Elio Germano vince l’Orso d’argento per il Miglior Attore

con il film VOLEVO NASCONDERMI di Giorgio Diritti

Il film, prodotto da Palomar con Rai Cinema, sarà distribuito da 01 Distribution. Le vendite internazionali sono a cura di Rai Com.

La giuria internazionale del Festival ha assegnato il premio con la seguente motivazione:

"Per il suo straordinario lavoro nel catturare sia la follia esteriore che la vita interiore dell’artista Toni Ligabue".

Elio Germano dichiara:

"Volevo ringraziare tutte le persone che hanno contribuito a questo film, che è stato molto faticoso...Quindi tutte le persone coinvolte in questo lavoro, da Giorgio Diritti ai produttori e ai volontari, che ci hanno aiutato molto". Lo voglio dedicare, questo premio, a tutti gli storti, tutti gli sbagliati, tutti gli emarginati, tutti i fuori casta e ad Antonio Ligabue e alla grande lezione che ci ha dato, che è ancora con noi, che quello che facciamo in vita rimane. Lui diceva sempre "Un giorno faranno un film su di me ed eccoci qui!"

Volevo nascondermi di
GIORGIO DIRITTI

con ELIO GERMANO

prodotto da PALOMAR con RAI CINEMA

con il sostegno della REGIONE EMILIA-ROMAGNA in associazione con COOP ALLEANZA 3.0, DEMETRA FORMAZIONE SRL, FINREGG SPA ai sensi delle norme sul Tax Credit

prodotto da CARLO DEGLI ESPOSTI e NICOLA SERRA

una distribuzione 01 DISTRIBUTION

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Il protagonista

Volevo nascondermi…ero un uomo emarginato, un bambino solo, un matto da manicomio, ma volevo essere amato.

Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l’inizio di un riscatto in cui sente che l’arte è l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo.

“El Tudesc,” come lo chiama la gente è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato. Diventerà il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari stando sulle sponde del Po.

Quella di Ligabue è una “favola” in cui emerge la ricchezza della diversità e le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività.