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RAFFAELLO DA VICINO. LA FORNARINA

STUDI, INDAGINI, APPROFONDIMENTI
martedì 28 gennaio 2020 di Nica Fiori

Argomenti: Mostre, musei, arch.


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La mostra su Raffaello, che si inaugurerà a Roma il 5 marzo 2020 nelle Scuderie del Quirinale nel cinquecentenario della sua morte, sta suscitando tra i Romani e tra gli appassionati d’arte di tutto il mondo un clima di attesa, nella speranza di vedere riunite le più belle opere del grandissimo Maestro, escluse ovviamente quelle inamovibili.

Con più di un mese di anticipo sulla mostra, la Galleria Nazionale d’Arte antica di Palazzo Barberini propone tre giorni di studi, indagini e approfondimenti sulla celebre “Fornarina” di Raffaello, a cura di Alessandro Cosma e Chiara Merucci, nei giorni 28, 29 e 30 gennaio 2020. Avremo così l’opportunità di avvicinarci a questo capolavoro e di scoprire i suoi segreti, osservando gli esperti al lavoro.

La prima domanda che sorge spontanea è: chi era la Fornarina? Pur non avendo notizie precise sugli amori di Raffaello, è lecito pensare che la sua vita amorosa fosse alquanto vivace, se addirittura viene considerata la causa della sua morte prematura a soli trentasette anni. Racconta il Vasari che il banchiere Agostino Chigi, pur di fargli portare a termine l’esecuzione degli affreschi nella sua villa alla Lungara (la Farnesina), concesse a Raffaello di lavorare alla presenza della sua amata.

Questa donna, dalla quale il pittore non riusciva a stare lontano, era forse quella Margherita Luti, figlia di un fornaio, che alla morte di Raffaello si sarebbe ritirata in un convento? Ma è poi la stessa donna che mostra la sua nuda bellezza nel dipinto (olio su tavola) della Galleria Barberini, noto come “Fornarina”? O è invece la più composta “Velata” di Palazzo Pitti a Firenze? Secondo molti si tratta della stessa persona, ispiratrice anche di alcune delle sue più belle Madonne.

L’impostazione del dipinto di Palazzo Barberini ricorda quella del ritratto di Ginevra de’ Benci di Leonardo (Washington, National Gallery), nel quale il ginepro allude al nome della donna raffigurata, mentre il cespuglio di mirto presente nella Fornarina si lega simbolicamente all’immagine di Venere. E il frutto del melo cotogno, che pure s’intravede tra il verde rigoglioso, è anch’esso un simbolo della dea dell’amore.

Che si tratti o meno dell’amante di Raffaello, dietro questo volto non propriamente perfetto, dai tratti marcati, si nasconde proprio una rappresentazione di Venere, sul modello della “Venere pudica” della statuaria classica. La giovane donna raffigurata si mostra con la stessa impudicizia di una dea, col seno nudo e la pancia appena coperta da un velo trasparente. Il gesto di pudore della mano non fa che accentuare la sensualità del corpo. La testa, invece, è avvolta da un turbante di seta disposto secondo una moda dell’epoca. Da esso pende un gioiello, analogo a quello che compare nella “Velata”, che richiama con la sua perla il nome di Margherita, che in latino significa proprio “perla”.

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RAFFAELLO

Non si ha notizia sul committente dell’opera di Raffaello e ciò potrebbe avvalorare l’ipotesi che il pittore l’abbia dipinta per sé, negli ultimi anni della sua vita (1518-1520). Del resto il braccialetto con la scritta “Raphael Urbinas”, sul braccio della donna, fa pensare a una dichiarazione di possesso, da parte dell’autore, della giovane raffigurata, più che a un semplice autografo.

Il dipinto apparteneva già ai primi proprietari del palazzo, gli Sforza di Santafiora, e fu uno dei primi a essere acquistato dai Barberini per la loro collezione. Già sottoposto a indagini nel passato, che hanno chiarito alcuni dubbi sull’autenticità del capolavoro (qualcuno riteneva che fosse stato finito da Giulio Romano), adesso il quadro verrà indagato con metodi più innovativi, come l’acquisizione fotogrammetrica Gigapixel+3D, realizzata con il supporto delle tecnologie di digital imaging. La ripresa Gigapixel, ovvero una ripresa ad altissima risoluzione ottenuta tramite l’unione di più macrofotografie di dettagli di uno stesso soggetto, consentirà ingrandimenti di gran lunga superiori rispetto a quanto l’occhio umano possa percepire, con una resa di colori, toni, dettagli, nitidezza e illuminazione non altrimenti raggiungibili. Il modello 3D derivato dalla campagna fotogrammetrica, inoltre, permetterà anche di mappare la forma delle pennellate e delle crettature con una precisione nell’ordine di decine di micron, e potrà essere impiegato sia per il monitoraggio dello stato di conservazione dell’opera, che per la diffusione e valorizzazione dell’immagine di Raffaello.

Il secondo e terzo giorno di studi verranno dedicati ad una campagna di scansione macro della Fluorescenza dei Raggi X (MA-XRF). Queste analisi forniscono immagini ad alta risoluzione degli elementi chimici presenti sul dipinto. L’aspetto innovativo dell’analisi Ma-XRF è quello di andare oltre l’analisi di un singolo punto e di fornire vere e proprie immagini della distribuzione dei singoli elementi chimici rilevati, offrendo ampie e inedite possibilità di conoscenza sulla natura dei pigmenti, sulle tecniche pittoriche, sullo stato di conservazione delle opere.

“Raffaello da vicino”

LAVORI APERTI: ore 10.00 – 18.00, sala 7, senza prenotazione
INCONTRI GUIDATI CON GLI ESPERTI: 28, 29, 30 gennaio 2020, ore 11.00, sala 7. Le visite sono gratuite previo acquisto del biglietto e prenotazione in biglietteria.
CURATORI: Alessandro Cosma e Chiara Merucci
SEDE: Roma, Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13