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Valerij Tarsis, dissidente dimenticato

Per ricordarlo pubblichiamo alcuni documenti ed una lettera inedita.
domenica 25 maggio 2008 di Arturo Capasso

Argomenti: Mondo
Argomenti: Storia


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Avevo pubblicato numerosi appelli per lui, per la sua incolumità, era infatti internato in un manicomio in Urss, come quasi tutti i dissidenti; d’altra parte, la logica del sistema non ammetteva opposizione: era semplicemente da matti fare critica, opporsi.

E allora bisognava essere internati. Moltissimi soccombevano, qualcuno riusciva a non perdere la testa e la speranza. Segnava tutto. Tutti i passaggi, tutte le umiliazioni. Nascondeva i fogli da qualche parte. E poi, appena possibile, li riuniva e li batteva a macchina.

E così era pronto un altro samizdat, che era ricopiato e passava di mano in mano. Una vera distribuzione alternativa. A volte il dattiloscritto arrivava in Occidente, era pubblicato. E questo rappresentava il vero angolo di salvezza per l’autore. Ormai il suo caso era all’attenzione della stampa internazionale, perciò le autorità preferivano dargli un passaporto e inviarlo all’estero.

Qui iniziava una nuova vita. Fatta di contatti, di nuove esperienze. Ma spesso la macchina trituratrice del nostro sistema non riusciva a dargli quella serenità che pure il profugo scrittore si aspettava. A volte diventava un apolide, perché era stato inviato fuori del suo Paese con un semplice pezzo di carta. Pubblichiamo l’appello per lo scrittore, la petizione, l’adesione di Cavallari, il “grazie” di Tarsis, una nota sulla sua venuta ed una lettera inedita.

Valerij Tarsis vuole emigrare in Italia

Appello lanciato dalla rivista Sovietica nel gennaio 1966

Lo scrittore sovietico V. Tarsis, noto in Occidente per i romanzi La mosca azzurra (Rizzoli), Le Noir et le Rouge (Gallimard), Ward 7 (Plon), ha chiesto alle autorità del suo Paese di poter emigrare con la famiglia in Italia.

Nel 1963 V. Tarsis è stato arrestato per la sua attività di scrittore ed internato per otto mesi nella clinica psichiatrica Kashcenko di Mosca. Di lui hanno parlato i maggiori giornali europei (The Times, The Observer, Le Monde, L’Aurore, Il Corriere della Sera, Il Giornale d’Italia, Weltwoche, Neue Zurcher Zeitung, Die Welt). Per dimostrare concretamente la nostra solidarietà ed ottenere quanto V. Tarsis desidera, è opportuno firmare la petizione allegata e diretta al Primo Segretario dell’Unione Scrittori Sovietici, K. A. Fedin.

Già Stalin aveva concesso di emigrare ai celebri scrittori Zamjatin e Pil’njak. Finora 134 scrittori europei (inglesi, francesi, tedeschi, belgi e olandesi) hanno firmato questo appello. Non può mancare l’adesione degl’intellettuali italiani verso un loro collega che si batte per la libertà della cultura contro ogni dittatura e che ha scelto l’Italia come una seconda Patria.

Petition

- a M.K.A. FEDIN
- Premier Secrétaire de l’Union
- des Ecrivains Soviétiques
- Ulitsa Vorovskogo
- Moscou URSS

Je soussigné m’associe à la pétition en faveur de M. Valéry TARSIS, de Moscou, émanant des personnalités académiques et littéraires de Grande-Bretagna, France, Italie et d’autres pays, et vous prie de bien vouloir user de votre influence en vue d’obtenir pour lui l’autorisation qu’il sollicite de quitter le pays
- Nom
- Tritres et qualités

L’adesione del direttore del “Corriere della Sera” Alberto Cavallari

- Caro Capasso, La ringrazio molto d’avermi inviato il numero 4 di Sovietica. Le mando volentieri la mia adesione per Tarsis e le faccio molti complimenti per la rivista. Spero conoscerla e la prego, per ora, accettare i miei saluti più cordiali.
- Suo Alberto Cavallari

Tarsis libero ringrazia da Napoli

Quando, nel gennaio scorso, Sovietica lanciò l’appello per Tarsis, nessuno osava sperare che dopo tre mesi egli sarebbe venuto a far visita alla nostra redazione.
- Ne siamo veramente lieti.
- Per coloro che hanno risposto al nostro appello, c’è un personale ringraziamento dell’illustre scrittore.

Ai lettori di “Sovietica”

L’appello lanciato da Sovietica per la petizione in mio favore è stato veramente una grande dimostrazione di affetto e di solidarietà.
- Grazie di cuore

- Valerij Tarsis
- (— 1966 Napoli)

Nota sulla sua venuta

La luce entrava nei suoi occhi. I colori delle case, degli alberi, della gente che passava erano messi in risalto da un sole primaverile, tiepido tiepido. Valerij Tarsis fin da ragazzo aveva sognato di visitare l’Italia e di sprofondarsi nella bellezza del paesaggio.

Quale doveva essere il suo stato d’animo rispetto a quello di altri scrittori del suo Paese? Egli aveva rotto con tutto e con tutti; gli altri erano in Occidente su permesso speciale di qualche settimana. E perciò si commosse e pianse quando ascoltò Serate a Mosca.

- Chi aveva lasciato Valerij Tarsis in Urss?
- Mi disse che c’erano la figlia e la nipotina. Ma questa risposta non la ritenevo sufficiente e gli bisbigliai – in modo che gli altri intorno non potessero sentire - : Penso che avete lasciato anche il vostro cuore.
- Ripose di sì. Fin dalla sua venuta gli erano state poste decine di domande, molte in buona fede, alcune tese a trarlo in contraddizione, o semplicemente di carattere provocatorio. Rispose sempre, tranne quando il quesito non era posto in un italiano corrente o quando il traduttore incespicava.

Avevo due cose da chiedere a Valerij Tarsis, due domande che nessuno aveva posto:

- 1) L’Occidente era come lui l’aveva immaginato, o c’era qualche differenza? Rispose che l’aveva immaginato, o c’era qualche differenza? Rispose che l’aveva trovato di gran lunga migliore.
- 2) Lo stato d’oppressione non è la condizione ideale per uno scrittore chiamato a tale attività per vocazione? La domanda poteva sembrare paradossale, e infatti all’inizio Valerij Tarsis non mi capì. Allora feci il suo proprio caso: se non fosse stato messo sotto controllo e chiuso in manicomio, non avrebbe certo potuto scrivere Corsia 7, che costituisce un j’accuse a tutto un sistema che ormai deve rivedere le sue posizioni e rendersi conto che le nuove generazioni hanno esigenze di verità e libertà.

Anche in questo caso la risposta era quella che m’aspettavo, che cioè all’autentico scrittore uno stimolo di oppressione è uno stimolo alla creazione. Ma quante battaglie, quante lotte interiori, e quanti dolori. Il Tarsis ha quasi ultimato il suo soggiorno in Italia. Altre discussioni l’attendono. Altri Paesi, altri discorsi. Possa accompagnarlo sempre il nostro ricordo e possa trovare gente pronta a offrirgli la propria amicizia e il proprio amore per il popolo russo.

Lettera a Capasso

17 maggio 1967

”Caro dottor Capasso,

sono lieto di scrivere questa lettera a Lei, caro amico. Lei sa molto bene che fin da ragazzo avevo sognato sistemarmi in Italia e di sprofondarmi nelle bellezze del suo paesaggio… Ma non è stato possibile realizzarlo.

Lo Stato Greco è la mia nuova patria, ma nondimeno voglio bene all’Italia, mio paese soltanto sognato.

Lei e i nostri amici, i collaboratori di “Sovietica”, gli studenti, i lettori della rivista e non molti scrittori, come Ignazio Silone, mi offrirono la propria amicizia che m’accompagnò in tutti i paesi d’Europa ed America che visitai l’anno scorso.

Ma da parte ufficiale, da vari settori, ricevo molte delusioni. Uno di questi è la sfacciata concordanza del “Comes” con gli scrittori sovietici di non discutere il caso Siniavskij e Daniel. La prego con tutti i miei amici russi di pubblicare su “Sovietica” l’articolo di Oleg Pireorstov, che dimostra la nostra opinione comune. Lei lo sa, amico mio. La realtà sovietica continua a peggiorare. I falsi propagandisti del nuovo gruppo dirigente sovietico si sono infatti rivelati molto superficiali di fronte alle decisioni prese l’anno scorso.

Il “disgelo” artistico è liquidato. Si aumenta la pressione ideologica. Sono arrestati ed esiliati i migliori poeti e scrittori dello “Smog” Vladimir Batshev, Vladimir Bukovsky, Jury Galanskov, Victor Kustov, Vera Leshkova, Alexndre Ginsburg e molti altri. Di nuovo s’è profilata una fase di rigelo staliniano, che non si deve sottovalutare.

Questo rilancio dell’ideologia comunista-poliziesca, il rifiuto delle libertà creative, la liquidazione di un processo di liberalizzazione obbligano tutti gli amici del vero popolo russo a stare all’erta e a meditare sulle conseguenze che possono scaturire da queste premesse.

Personalmente non esiterei a definire tali comportamenti una trappola del regime dittatoriale. Non posso accettare senza dolore il fatto che un’associazione democratica come “Comes” e personalità come Ungaretti, Moravia e Vigorelli abbiano lasciato libero corso a tutto il loro sfacciato conformismo e mostrino semplicemente – alla tavola rotonda di Roma – che sono sotto l’influenza di Mosca e che sono amici di questi scellerati Sholochov, Sorcov etc.

Sono sdegnato di questo “circense”. Non posso immaginare che grandi scrittori del mondo libero accettino di essere una pedina della politica sovietica”.