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LA BIOGRAFIA DEL CARDINALE RAPACCIOLI

Ricostruita da GIUSEPPE CASSIO
lunedì 4 novembre 2019 di Nica Fiori

Argomenti: Recensioni Libri


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Nato e vissuto a Roma nella prima metà del Seicento, il cardinale Francesco Angelo Rapaccioli (1605-1657) non è certo notissimo, eppure può a ben diritto definirsi un personaggio di una certa levatura culturale e spirituale nella Roma barocca e nella diocesi umbra di Terni-Narni-Amelia, della quale fu vescovo per un decennio

Il merito di aver studiato la biografia di questo cardinale va allo storico dell’arte Giuseppe Cassio, autore del volume “Eccellenza del buon gusto e spirito romano. Il cardinale Francesco Angelo Rapaccioli alla corte dei Barberini”, edito da Campisano nella collana “Saggi di storia dell’arte”.

Un libro di lettura godibile e allo stesso tempo rigorosamente scientifico, basato sull’esame di un’ampia e diversificata documentazione, dalla quale emergono gli aspetti personali e familiari di un personaggio profondamente legato da vincoli di fedeltà e servizio ai Barberini (ovvero Maffeo Barberini, divenuto papa col nome di Urbano VIII, e i cardinali “nepoti”). Un personaggio che dal punto di vista umano potremmo immaginarcelo “carico di simpatia, di delicatezza d’animo, di fervori e grandi speranze”, come scrive Claudio Strinati nella presentazione.

Nato da una famiglia di mercanti provenienti da Collescipoli (Terni), Francesco Angelo Rapaccioli s’inserì agevolmente nei circoli culturali capitolini per incrementare il ruolo sociale della famiglia e raggiungere così i gradi più alti della carriera ecclesiastica, che alternò per circa un decennio all’episcopato di Terni.

Per un soffio non occupò il trono di Pietro, nel conclave del 1655, quando venne eletto Alessandro VII Chigi. Pur papabile, Rapaccioli non venne eletto, probabilmente perché non era appoggiato a sufficienza e oltretutto non godeva di buona salute (soffriva di calcoli renali), tanto che “di lui si poteva sperare due o tre anni di vita”, come fu scritto all’epoca, e in effetti due anni dopo sarebbe morto.

L’aspetto più rilevante dell’articolata personalità del cardinale è però da ricercare nel percorso di crescita culturale, costantemente alimentato dalla raffinata intelligenza, dalla sensibilità estetica, dalla creatività poetica, evidenziata nelle sue odi in latino e nel sonetto che compose in lode del monumento funebre di Urbano VIII, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, grande protagonista della trasformazione della città in senso barocco, insieme a Borromini e a Pietro da Cortona.

È proprio Bernini che realizzò, come ricorda Giuseppe Cassio, quella che è stata definita “l’unità delle arti visive”, un modo cioè “di fondere le varie arti in un unico organismo visivo, di cui l’esempio più alto è rappresentato dalla decorazione per la cappella di Santa Teresa d’Avila (meglio conosciuta come Cappella Cornaro) nella chiesa di Santa Maria della Vittoria (1647-1652 ca.)”.

In quest’ambito culturale si contestualizzano i contatti con vari artisti dell’epoca tra cui, oltre a Bernini, con cui strinse un vero rapporto di amicizia, spicca il nome di Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato, suo ritrattista ufficiale, nonché autore di varie composizioni che confluirono nella collezione privata di Rapaccioli, insieme ai quadri di Mario dei Fiori e del bambocciante Michelangelo Cerquozzi.

Il tutto è egregiamente indagato dall’autore, che con una serie di puntualizzazioni, scoperte e deduzioni ricostruisce un quadro della Città eterna in un periodo travagliato, ma incredibilmente ricco dal punto di vista artistico.

Un altro lato della personalità di Rapaccioli trattato nel libro è la sua naturale inclinazione all’assistenzialismo sociale, incoraggiata dalla devota amicizia con san Giuseppe da Copertino, il santo famoso per i suoi mistici voli. Ebbe anche il privilegio di conoscere altri santi come Camillo de Lellis e Vincenzo de Paoli, che posero entrambi la carità alla base del loro operato. Come uomo di fede, Rapaccioli non distolse mai lo sguardo dalla celebre rappresentazione della “Madonna orante”, realizzata in più versioni dal Sassoferrato e così vicina al suo spirito cristiano.

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Sassoferrato. Madonna orante di Terni

A Terni il ricordo del cardinale Rapaccioli è particolarmente vivo, come ricorda l’attuale vescovo Giuseppe Piemontese nella prefazione al volume, perché fu lui a donare la reliquia del Preziosissimo Sangue alla cattedrale di Santa Maria Assunta nel corso del suo decennale episcopato, e più esattamente nell’anno giubilare 1650.

La reliquia consiste in alcune gocce del sangue di Gesù, racchiuse in una croce pettorale, e la sua devozione si lega a un episodio del 1675, quando la popolazione fu colpita da una terribile pestilenza che, in poco tempo, causò un elevatissimo numero di morti. Solo dopo la benedizione della città con la sacra reliquia, fatta dall’allora vescovo mons. Gentili, l’epidemia di peste iniziò a decrescere e poco dopo sparì del tutto. Da allora si celebra dal 25 al 29 settembre la festa del Preziosissimo Sangue.

Una prova indiretta dell’autenticità della reliquia, per i credenti, potrebbe essere quella del suo “riconoscimento” da parte di San Giuseppe da Copertino, perché nel corso di un incontro con il cardinale Rapaccioli, il santo si inginocchiò davanti a lui, adorando la reliquia che il cardinale portava segretamente con sé, episodio raffigurato in un dipinto del XVIII secolo sulla parete sinistra del presbiterio della cattedrale, a fianco dell’altare maggiore.

Il ritratto di Rapaccioli sulla copertina del libro è tratto dal grande dipinto del Sassoferrato, conservato a Sarasota (in Florida) nel John and Mable Ringling Museum: un vero capolavoro che lo raffigura seduto con alle spalle una parete con una Madonna col Bambino (dello stesso Sassoferrato), un bell’esempio di un quadro dentro un quadro.

L’aspetto del cardinale è quello di un uomo pingue sulla quarantina, con il volto visto di tre quarti, caratterizzato da uno sguardo intelligente, pelle chiara e capelli, baffi e pizzetto scuri, che rispecchiano la moda del momento. Nel libro, tra le tante immagini, troviamo anche quella Madonna raffigurata nel ritratto di Rapaccioli, che è conservata presso Stamford (Regno Unito) nella Burghley House (fu acquistata a Roma nel 1769 dal conte di Exeter). E, ovviamente, quelle più note Madonne oranti conservate a Terni nel Museo Diocesano e nel Palazzo vescovile.

La mano di Sassoferrato, nella sua perfezione formale che si rifà al suo maestro Domenichino, e andando più a ritroso a Raffaello, è magica nel rendere la figura della Vergine di un’ineffabile dolcezza, probabilmente perché profondamente devoto e quindi in grado di recepire come pochi altri quella metafisica visione del sacro, che propone più volte nella ripetizione di formule devozionali.

Il volume di Cassio, di 365 pagine, dotato di numerose illustrazioni a colori e in bianco e nero e di un ricchissimo apparato documentario, è stato concepito come tesi della specializzazione in beni storico-artistici all’Università di Macerata e poi aggiornato per la pubblicazione. Rispecchia la sua profonda conoscenza di una realtà storica e artistica dell’Umbria meridionale, già dimostrata in precedenti pubblicazioni e cataloghi di mostre, e di Roma e del Lazio, dove attualmente lavora come funzionario storico dell’arte del Mibact.

“Eccellenza del buon gusto e spirito romano. Il cardinale Francesco Angelo Rapaccioli alla corte dei Barberini”
Autore: Giuseppe Cassio Campisano Editore 2018