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SCHEMA UNIVERSALE E VIA D’USCITA SPERIMENTALE


mercoledì 30 ottobre 2019 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Sia nella mitologia che nella filosofia, nella religione, nella vita pratica, si ritrova uno schema che, proprio perché rintracciabile in tutte queste situazioni enormi costitutive della vita del singolo e della specie, deve formare qualcosa di peculiare, utile, sintomatico.

È uno schema che si impone al singolo e alla specie, oppure si tratta di uno schema che la specie si costruisce e lo rintraccia nelle sue vicende ? In altre parole, se montiamo una fabbrica che produce diecimila pezzi al minuto e ci accorgiamo che, per quanto la catena di montaggio sia perfetta, inevitabilmente viene fuori ogni tanto un pezzo difettoso, siamo indotti a dire che il difetto di fabbricazione fa parte del processo di fabbricazione. Se invece sabotiamo la macchina e inseriamo un errore a bella posta, poi possiamo facilmente dire che oltre un certo numero di pezzi, inevitabilmente c’è un difetto.

In pratica, se l’essere umano parte con la volontà proterva di dimostrare qualcosa, può dimostrare qualunque cosa, può interpretare i dati a disposizione etc. Se vogliamo dimostrare che un governo deve cadere perché non fa niente, basta semplicemente non valutare, non apprezzare, non considerare quello che sta facendo. Se lo riportiamo in un rapporto di coppia, ci troviamo nella stessa situazione. Se vogliamo dimostrare che mio marito è un mascalzone e che mia moglie è scema, è sufficiente ignorare tutta una serie di prestazioni, di valori, di cose.

È sintomatico che quando si entra in un negozio, se si chiedono tre cose e il negozio ne è sprovvisto, si esce dicendo “in questo negozio non entro più, non hanno niente”.

Da qui sorge la domanda: ma questo schema è uno schema che riscontriamo nella vita del singolo e del genere perché si impone, oppure è un’idea nostra che vogliamo dimostrare a tutti i costi, per cui andiamo a vedere solo le cose a sostegno di questa tesi e ignoriamo quelle che contraddirebbero lo schema ?

La domanda è drammatica. Un modo molto malizioso per cominciare a vedere se una cosa potrebbe essere vera, è quello di rovesciarla e dire “Allora, può essere in altro modo ?” “Può essere il contrario ?”. Noi prendiamo una sedia e diciamo “questa è una sedia”. Sorge il dubbio “chi mi garantisce che è una sedia ?”. Rovesciando, diciamo “se non è una sedia, che cos’è ? E’ un tavolo ? No perché un tavolo è così” “è una locomotiva ? No”. “Allora dimmelo tu !”

Il grande nemico non è quello che dice “non è una sedia”, ma quello che dice “chi me lo dice che quella è una sedia ? Non lo so”. Attenzione, i maestri non ci hanno lasciato detto che bisogna essere buoni, che bisogna crescere spiritualmente, che bisogna raggiungere sempre un maggior distacco; ci hanno lasciato detto che bisogna fare tutte queste cose in funzione di risolvere il problema, non queste cose per queste cose, ma per sciogliere il nodo, per chiudere con un discorso nell’ipotesi che ce ne sia un altro.

Un conto è utilizzare le situazioni che ci appaiono avverse per crescere, renderci distaccati etc., e un conto è prendere la via mistica della qualificazione ad oltranza.

Il momento in cui ci trovassimo di fronte il grande nemico, il pazzo, la spada del demonio che gioca a distruggere, allora la spada va frantumata: o ci ritiriamo o la distruggiamo.

Concediamoci una farneticazione. Io vivo, esisto. Ad un certo punto dico “la vita non è questo, non è neanche quest’altro… ma allora che cosa è ? Non lo so!” E muoio su questo “non lo so”. Cosa succede ? Succede che io in pratica non mi sono mai assunto una responsabilità, neanche di una piccola cosa. La responsabilità di aver fatto qualcosa che in qualche modo ha interagito con la rete; tutte le cose che ho fatto le ho fatte ma non era colpa mia.

Mettendoci dalla parte dell’universo, ci accorgiamo che ha tutto quello che serve per tenere in piedi la baracca, tutta la materia e tutta l’energia che le serve. A questo punto, il momento in cui ci imbattiamo nel pazzo sistematico, che possiamo chiamare struttura, partito o altro, non mi conviene abbracciare la causa di salvare metà dell’universo, ma posso utilizzarlo invece come specchio della mia metà pazza. Continuo a dire “non lo so ?”. Forse l’unica cosa che posso fare è inventarmi un’idea, o piuttosto, perfezionare qualcosa di già inventato.

Si dice che v’è altrettanto merito nel mantenere la creazione che nel creare, e così continuare a creare che creare dall’inizio. Chi abbia realmente fatto l’uno o faccia l’altro, si accorge di uno strano fenomeno, ha una sorpresa, cioè che la creazione non è mai cominciata e non finirà mai, talché non c’è alcuna differenza tra mantenere la creazione e cominciare a creare.