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CARLO MICHELSTAEDTER: VITA DEL GIOVANE DIVINO

L’ultima biografia a cura di S.Campailla
mercoledì 9 ottobre 2019 di Andrea Comincini

Argomenti: Recensioni Libri


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Un’eterna giovinezza. Vita e mito di Carlo Michelstaedter, arriva finalmente in libreria e non delude le aspettative. Sergio Campailla, romanziere e fra i massimi studiosi del pensiero del Goriziano, ripercorre l’intensa biografia del filosofo e riprende un suo lavoro di molti anni fa – A ferri corti con la vita, primo profilo critico del giovane Carlo – per ripercorrerne il cammino terreno e tracciare il senso di una breve ma vigorosa parabola esistenziale, conclusasi con un colpo di pistola il 17 ottobre 1910.

La figura di Carlo Michelstaedter, filosofo mitteleuropeo morto suicida a soli 23 anni, spicca nella storia del pensiero novecentesco per vari aspetti, non solo legati a quella tesi di laurea, La Persuasione e la rettorica, che lo rese famoso: l’incredibile vivacità poetica, l’anticipazione di concetti e correnti artistiche e pittoriche di là a venire, la capacità di essere radicalmente originale lo hanno trasformato in una delle figure più carismatiche e affascinanti della filosofia europea, non solo italiana.

In quest’ultimo impegno Campailla ripercorre le passate ricerche arricchendole di nuovi argomenti e notizie: un lavoro meticoloso, godibilissimo soprattutto per una prosa scorrevole e limpida, capace di catturare non soltanto lo specialista ma anche il lettore comune che vuole conoscere Michelstaedter per la prima volta.

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Carlo Michelstaedter

Un testo necessario quindi, anche perché evidenzia la complessità del carattere del goriziano e sottolinea l’opportunità di evidenziare due punti centrali nella esegesi critica. Il primo è quello di accettare che nonostante si portino alla luce fatti e situazioni “scottanti”, cosa spinse Michelstaedter a togliersi la vita nel giorno del compleanno materno – a meno di nuove stravolgenti testimonianze future – resterà nel mondo delle ipotesi.

La ragione più plausibile, lontana dalla ricerca di una coerenza con quanto scritto nella famosa tesi di laurea (sostenuta per decenni da molti interpreti), appare legata allo stato di salute psicofisica. Naturalmente le motivazioni possono essere molteplici, o semplicemente nessuna: davanti a un tragico gesto come il suicidio, mai si potranno scandagliare gli abissi di un’anima spezzata. Campailla ricostruisce mirabilmente il quadro emotivo del giovane, e i lettori potranno autonomamente arrivare alle proprie conclusioni.

Secondariamente, quanto il goriziano fosse pensatore sì indipendente, ma essere umano totalmente “braccato” dal contesto domestico, ed etnico: un fattore basilare per capire il peso di quelle richieste “borghesi” da soddisfare per ottenere il riconoscimento e la stima familiare.

Queste le qualità della nuova biografia, indiscutibilmente preziosa. Da contraltare, tuttavia va segnalato un vizio metodologico. L’assenza – si immagina voluta – di un apparato bibliografico poderoso e la totale mancanza di note rendono difficile la verifica di molte informazioni.

Non che si dubiti della serietà del curatore nel riferire notizie, ovviamente, ma di certo ciò rende complicato per altri studiosi l’approfondimento e la ricerca sulle fonti. Campailla è custode delle carte di Michelstaedter da parecchi decenni, e ha preservato la sua memoria con garbo e cautela, anche perché dei parenti di Carlo erano ancora in vita.

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Sergio Campailla

Al Professore si fa cortese ma ferma richiesta di mettere a disposizione – se ce ne sono – tutte le informazioni ancora inedite e i documenti attuali, e di riferire di ogni dato in possesso, se ancora tenuto in riserbo: così nuova linfa verrà donata agli studi michelstaedteriani, da troppo impantanati. Poiché il tempo ha consegnato alla storia l’esistenza di tutti i discendenti del Goriziano, è ora di sciogliere qualsiasi riservatezza su circostanze ambigue della sua vita, verificabili solo attraverso le carte rimaste o le notizie taciute – se ve ne sono. Tutte.

In questo modo si potranno evitare fraintendimenti, sviste, accuse, allusioni o ipotesi azzardate, e consentire a chiunque voglia di produrre una ricerca sempre più indipendente e onesta. Tralasciando la lettura psicanalitica della Persuasione, oggi finalmente meno opprimente, la biografia di Michelstaedter reclama una attenzione specifica a proposito di tre questioni irrisolte: 1 – le sue condizioni mentali dovute a disturbi fisici furono irrimediabilmente compromesse nell’ultimo anno di vita? 2 – il rapporto con la madre nascondeva qualcosa di obbrobrioso, di scabroso? 3 – Michelstaedter era latamente omosessuale e le sue pulsioni insoddisfatte hanno acuito un istinto distruttivo, dovuto a un senso d’inadeguatezza e vergogna?

Domande che si intrecciano nelle carte, senza risposta: si spera un giorno che nuove informazioni possano portare ulteriori elementi per ricostruire la tragica vicenda di un grandissimo poeta, filosofo e artista del Novecento, a cui questa bella biografia dona un contributo essenziale.