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LUCA SIGNORELLI PER LA PRIMA VOLTA AI MUSEI CAPITOLINI

Dal 19 luglio al 3 novembre 2019 a Palazzo Caffarelli, l’omaggio a uno dei più grandi protagonisti del Rinascimento italiano
giovedì 15 agosto 2019 di Roberto Benatti

Argomenti: Arte, artisti


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In occasione dell’anniversario dei 500 anni dalla morte di Raffaello, Musei Capitolini rende un omaggio a Luca Signorelli nato a Cortona nel 1450-1523, la cui altissima maestria pittorica è stata solo velatamente offuscata dall’arrivo di due grandi della generazione successiva Michelangelo e Raffaello che al maestro di Cortona si erano però ispirati per toccare quel vertice della pittura che gli stessi contemporanei gli attribuirono

Come scrisse infatti Giorgio Vasari, Luca Signorelli “fu ne’ suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio, quanto nessun altro in qualsivoglia tempo sia stato già mai”.

Attraverso un’attenta selezione di circa sessanta opere di grande prestigio provenienti da collezioni italiane e straniere, molte delle quali per la prima volta esposte a Roma, l’esposizione intende mettere in risalto il contesto storico artistico in cui avvenne il primo soggiorno romano dell’artista e offrire nuove letture sul legame diretto e indiretto che si instaurò tra l’artista e Roma.

Il percorso è organizzato in 7 sezioni, i visitatori vengono accompagnati nella Roma del pontefice Sisto IV fra le Antichità Capitoline, e davanti ad alcune opere del maestro in cui monumenti, antichità cristiane, e statuaria classica osservati a Roma rivivono o vengono rievocati, come Il martirio di San Sebastiano (Pinacoteca Comunale di città di castello), il Cristo in croce e Maria Maddalena (Galleria degli uffizi), Il Tondo di Monaco la pala di Arcevia. Il percorso prosegue all’interno della Cappella nuova di Orvieto, ricostruita attraverso un gioco di riproduzioni retroilluminate, per giungere davanti ad alcuni suoi capolavori sul tema della Grazia e dell’amore materno, fra cui la Vergine col bambino del Metropolitan Museum of Art di New York e la preziosa tavola di proprietà della principessa Pallavicini. Seguono poi le sezioni dedicate al soggiorno di Signorelli a Roma sotto il pontefice Leone X e i suoi rapporti con Bramante e Michelangelo.

Il nome del Maestro Cortonese è legato alla città pontificia da una sola commissione documentata, l’affresco con il testamento e morte di Mosè eseguito per la Cappella Sistina nel 1482. A Roma, Signorelli non ottenne quel riconoscimento che gli fu tributato in Umbria, nelle Marche e in patria, neppure quando nel 1513 fu eletto al Soglio Pontificio Leone X Medici, presso la cui famiglia era stato a servizio a Firenze.

Dallo studio dell’Antico Signorelli ricavò un particolare repertorio tipologico di nudi maschili e una varietà di pose che rivivono nelle figure che abitano, come apparizioni, le sue scene dipinte. Nella sua continua trasformazione, le opere si mostrano con dinamismo, espansione, vivacità e grazia dove troviamo una perfetta fusione tra il classicismo e la cristianità.

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Affresco del Duomo di Orvieto

La figura di Signorelli viene esaltata anche in rapporto al fenomeno del collezionismo dilagante tra otto e novecento. Le sue opere, molto ricercate dal mercato antiquario, cominceranno a fluttuare nelle mani dei grandi mercanti d’arte, che non avranno scrupoli a smembrarle e decontestualizzarle, rifornendo di opere i nascenti musei degli stati nazionali o arredando con opere di Signorelli le case museo dei grandi magnati americani. A partire dal 1903 la direzione Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione tentò di arginare questo fenomeno di dispersione, includendo nel catalogo delle opere di sommo pregio appartenenti ai privati, pubblicato in allegato alla prima legge nazionale di tutela nel 1902, la Madonna con Bambino fra angeli e santi della collezione Tommasi di Cortona impedendomi di fatto la progettata alienazione.

Le sue Madonne sono sempre proiettate in primo piano e appaiono come impresse nello spazio pittorico dal quale sembrano voler uscire, hanno spesso un sottile e severo profilo alla greca, indossano abiti umili, impreziositi talvolta solo da piccoli ricami dorati o da veli trasparenti. Quasi mai hanno l’aureola. I loro volti esprimono una luminosa grazia interiore. Questa grazia che anima la mostra è che ci proietta in un Rinascimento italiano ricco di sorprese e opere d’arte. Vale la pena visitare questa mostra e godere delle opere di uno dei più grandi maestri pittorici mai esistiti.