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LA MINA TEDESCA

Il vero romanzo di Giaime Pintor -Carlo Ferrucci, Ensemble 2019
mercoledì 3 luglio 2019 di Andrea Comincini

Argomenti: Recensioni Libri


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Pintor, poeta e combattente Un romanzo che fa chiarezza su una figura fondamentale della resistenza italiana

Italia, settembre 1943. Il paese è nel caos: il re e Badoglio sono a Brindisi, l’esercito lasciato quasi a se stesso e gli Alleati intenti a riprendere pezzi d’Italia, consapevoli, insieme agli italiani, che una parte fondamentale del territorio ancora inneggia a Mussolini – fondatore, il 23 settembre, della Repubblica di Salò.

Sono giorni convulsi, in cui comprendere e capire cosa fare e come agire diventano imprese spesso titaniche. Il Bel Paese è stremato, ma ci sono anche uomini e donne con le idee chiare, pronti a combattere, a imbracciare fucili e pistole, a riprendersi la libertà senza attendere uno straniero a concederla benevolmente.

Fra questi, Giaime Pintor. Giovane di straordinaria intelligenza e cultura, traduttore di Rilke ed esponente di primo piano della élite culturale degli anni Venti, Pintor divenne un simbolo per le nuove generazioni a venire. In che modo? Fu Togliatti, dopo la guerra, sulla rivista Rinascita nel ’44, a indicarlo ad esempio per i giovani. Definendolo “il compagno Pintor”, il leader del PCI ne tesseva le lodi perché secondo lui incarnava non solo la tenacia eroica di chi non si arrende al fato, ma anche la volontà di ridisegnare la propria storia attraverso l’azione diretta.

Il primo dicembre del ’43, purtroppo, quella energica vitalità cessò di pulsare: Giaime morì nel tentativo di tornare a Roma e di collaborare alla formazione di gruppi combattenti, abbandonando il sogno di rifare l’Italia a giovani più fortunati di lui.

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Pintor

Con un romanzo attento alla forma e contenuti Carlo Ferrucci, nipote di Pintor, ne racconta le traversie, gli incontri, e l’amara sorte. Saggista, traduttore e poeta, l’autore accompagna Giaime in quel lungo viaggio che va dalla Capitale a Brindisi, passando per Napoli e infine sul Volturno, dove una mina ne stroncherà l’esistenza a 24 anni.

A cent’anni dalla nascita, La mina tedesca, il vero romanzo di Giaime Pintor, vuole essere, soprattutto nel sottotitolo, una sfida a chi in questi anni ha cercato di offuscare la sincerità del giovane sardo, e la sua figura. Questo romanzo dunque si pone un duplice obiettivo: da una parte rendere onore all’intellettuale senza cedere a imparzialità descrittive; dall’altra tentare di risolvere un’annosa questione nata purtroppo in seguito alla morte di Pintor, e in particolare nel 1978.

In quell’anno il fratello Luigi, noto politico e cofondatore del Manifesto, pubblica Giaime Pintor, Doppio diario (Einaudi), una raccolta di lettere private dal contenuto alquanto scomodo per chi voleva proporre una figura santificata del suo autore. Lo fa non per infangare il fratello, ovviamente, ma per ridare vigore a un partito e una generazione sbandata, persa spesso in sterili contrapposizioni e con la speranza di parlare ai giovani senza cedere a ipocrisie di partito e bassezze politiche.

La pubblicazione tuttavia portò Franco Fortini, un tempo estimatore del Giaime traduttore di Rilke, ad attaccarlo profondamente, non accogliendo le buone intenzioni di Luigi. Fortini cerca di demolire la figura proposta da Togliatti, adducendo malafede e opportunismo alla scelta di Pintor di schierarsi contro chi prima era il suo referente politico.

Polemica dura, stridente, fondata forse su ragioni ben lontane dalla reale storia personale del traduttore-soldato, ma capaci di sollevare un vespaio, con intellettuali pro e contro (D’Orsi, Serri, Rossanda, Licata, Radice, Calvino, Montale ecc.). Senza entrare nei particolari della circostanza, ciò che conta restano sempre gli scritti, i gesti, le intenzioni.

E spesso il sangue versato per onorarle. In Doppio Diario si legge la frattura di un’anima fra due mondi, uno in putrefazione e l’altro non ancora nato. Basterebbe aggiungere alla lettura Il Sangue d’Europa, (collezione di scritti pubblicata anch’essa da Ensemble) per scoprire quanto all’intellettuale raffinato e aristocratico si affianchi anche un ragazzo pieno di energie e dubbi, ma deciso a essere in prima linea per rifondare la nuova Italia a venire.

Al lettore spetta giudicare: qui si vuole solo invitare a comprendere con serietà quanto accadde negli anni forse più bui della Penisola.

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Carlo Ferrucci

Il limpido romanzo di Ferrucci aiuta a capire e a capirci, perché quella generazione piena di contrasti non è molto dissimile dall’attuale, e probabilmente la lettura di questo libro aiuterà non solo a comprendere meglio chi era Pintor, ma anche a intuire il trauma prodotto dalla perdita di un mondo vecchio per uno nuovo, con la speranza, si spera ripagata, di creare un paese migliore e di schierarsi dalla parte giusta.