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DIO NELLA MACCHINA DA SCRIVERE

DI IRENE DI CACCAMO. Ed. LA NAVE DI TESEO
sabato 29 giugno 2019 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Recensioni Libri


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“Dio nella Macchina da Scrivere”, di Irene Di Caccamo (Ed. La Navedi Teseo), tra i candidati al Premio Pavoncella 2019,ci fa apprezzare ancor più I’autrice, dopo la lettura del suo primo libro “L’amore imperfetto”, con cui vinse il premio Rapallo Carige. Nel suo nuovo romanzo, invece, ella racconta la vita della poetessa americana Anne Sexton, morta suicida il 14 ottobre 1974 per inalazione dei gas di scarico della sua automobile.

Nel risvolto di copertina il personaggio di Anne viene così presentato: “Chi c’è dietro la maschera di Anne Sexton, la poetessa bellissima e dannata, straordinaria figura letteraria del Novecento? Come superarne lo stereotipo di donna volubile, egoista, dolce, furiosa ed erotica, per arrivare al nocciolo della sua identità e ricostruire la complessità di una vita così estrema e contraddittoria?

Attraverso sottrazioni e tentativi, costeggiando nel romanzo una nuova forma di verità. In un continuo confronto fra realtà e immaginario, scritto in tono lirico e potente, Dio nella macchina da scrivere indaga liberamente il personaggio di Anne Sexton entrando in connessione con la passione, con l’autentico, con il dolore e l’urgenza della parola, per lei forma di terapia e unica risposta possibile al disagio e al caos emotivo che l’hanno attraversata.

Questo libro, riscrittura personalissima e intima dei suoi giorni, condotta in prima persona e dal punto di vista di Anne, vuole essere un omaggio e un vero atto di tenerezza verso una poetessa modernissima, schietta e intensa, che, nel bisogno ossessivo di trovare “una voce”, ha stabilito il suo scarto da ogni possibile definizione e la misura irriducibile della sua vita”.

Nel libro l’autrice ripercorre le contraddizioni e le sofferenze di una donna bellissima che con le sue poesie è riuscita a rimanere aggrappata alla vita, almeno fin quando ha potuto. Un libro pieno di forza, con uno stile originale e coinvolgente che entrando nella mente di Anne, ci fa rivivere “in diretta” i suoi amori e i suoi problemi con i figli e il marito, gli amanti, nonché i rapporti con gli altri artisti dell’epoca, le sedute con i terapeuti e perfino l’ombra di un incesto. Un racconto toccante, lontano da ogni stereotipo.

Il lettore viene catturato dalla spirale dalla mente di Anne, dalla sua caotica quotidianità, tra pillole e drink, irrefrenabile desiderio sessuale, ricordi confusi di abusi subiti, un marito che l’ama malgrado i numerosi amanti, le insicurezze e le cadute, i tentativi di suicidio ma anche la forza ritrovata ogni volta con la poesia fino all’inevitabile drammatico crollo psichico. Un libro che si legge tutto d’un fiato: la tragica storia di una donna famosa che offre anche uno spaccato della società americana, in un momento storico di ferventi attività culturali. Ci sembra opportuno ricordare in breve vita ed opere di Anne Sexton, riportata alla ribalta dal romanzo della Di Caccamo

Nata a Weston nel 1928 e morta nel 1974, nota scrittrice e poetessa statunitense, figlia dell’industriale Ralph Harvey, e di Mary Gray Staples. crebbe nell’ambiente della middle-class del Massachusettses. Il padre, alcolizzato e la madre, attrice mancata, non crearono mai un buon rapporto con Anne, anzi si si ipotizza un abuso sessuale da parte dei genitori che lasciò segni indelebili nella sua psiche. Anne trovò rifugio in "Nana" (Anna Dingley), la sua giovane prozia, ma la sua malattia della zia e il ricovero in ospedale traumatizzarono Anne.

Dopo aver frequentato la high school, venne iscritta alla Garland School, dove si insegnava a diventare mogli e madri, ma alla fine del 1947 preferì sposarsi con Alfred Muller Sexton. Trasferitasi a Boston, lavorò alla Hart Agency come modella e dopo la nascita della figlia e i primi segni della malattia mentale, si iscrisse al laboratorio di poesia del Boston Center for Adult Education. Nel 1957 si unì a numerosi gruppi di scrittura di Boston, venne a contatto con scrittori come Maxine Kumin, Robert Lowell[, George Starbuck e Sylvia Plath. La sua poesia, nella quale utilizzava gli stili più disparati, fu apprezzata da critica e pubblico, diventando così una parte centrale della sua vita.

Nel 1959 morirono inaspettatamente i genitori e ciò accentuò i suoi problemi psichici: la poesia sembrava l’unica via per la stabilità. Tra il 1960 e il 1962 furono pubblicati “To Bedlam and Part Way Back”, “ You. doctor Martin”, “The Bells” e “The double image”, “All My Pretty Ones”, . Annoverata ormai tra i cosiddetti “poeti-confessionali” come W.D. Snodgrass e Robert Lowell, le sue poesie scaturite da esperienze di vita, attiravano i lettori che sembravano condividerne le sue paure e angosce personali ed epocali.

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Anne Sexton

Nel 1967 Anne Sexton ricevette il Premio Pulitzer per la poesia con Live or Die (1966) e tanti altri riconoscimenti, come il Frost Fellowship al Bread Loaf Writer’s Conference (1959), il Radcliffe Institute Fellowship (1961), il Levinson Prize (1962), the American Academy of Arts and Letters traveling fellowship (1963).

La sua fama raggiunse l’apice con la pubblicazione di “Love Poems” (1969) e di poemi in prosa in “Transformations”, il suo lavoro più “femminista”. Nel 1963 partì per l’Europa e nel 1966 fece con il marito un safari in Africa, ma era sempre più dipendente da terapie, psicofarmaci e amanti. Le continue crisi depressive la indussero a diversi tentativi di suicidio. Nel 1973, Anne chiese il divorzio e fu allora che iniziò un drammatico declino verso solitudine, alcolismo e depressione. Allontanata dai suoi amici più cari e perfino dalle figlie, perse inoltre molti lettori che non apprezzavano le sue nuove poesie, sempre più intrise di spiritualità. Nel 1972 pubblicò The Book of Folly, nel 1974, The Death Notebooks, The Awful Rowing toward God.

Nell’ottobre del 1974 Anne purtroppo si intossicò mortalmente con il monossido di carbonio nel suo garage a Boston. Concludiamo con i versi della sua poesia” Notte Stellata”:

La città non esiste
se non dove un albero dalle nere chiome scivola,
come una donna annegata nel cielo caldo.
La città è silente. La notte in tumulto con undici stelle.
Oh stellata notte! E’ così
che voglio morire.