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MITO DEI TRE GOMITOLI DI CORDONCINO


venerdì 28 giugno 2019 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Curiosità


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C’era un bambino come tanti altri, salvo il fatto che alcuni lo ritenevano molto vispo ed intelligente, altri invece lo ritenevano molto discolo e poco intelligente.

Sia come sia, questo bambino si costruì un aquilone, e tutto felice lo vide alzare molto in alto. Allora imparò a farlo volteggiare,a fargli fare acrobazie spericolate, e poi si stufò.

Si mise allora a rimuginare cosa potesse farci. E pensa che ti ripensa, gli venne un’idea brillante. Prese altri due gomitoli di quel cordoncino che sembrava d’argento e li giuntò a quello che già c’era. Prese una matita, e scrisse sull’aquilone c’è qualcuno ? Dopo di che lo mandò fino alle nuvole.

Naturalmente attese un lasso ragionevole di tempo, e poi piano piano lo fece ridiscendere. Eureka ! Dall’altra parte dell’aquilone c’era scritto: “sì”. Siccome però s’era fatto tardi, il bambino rientrò a casa, cancellò le due scritte e si ripromise di tornare alla spiaggia il giorno dopo.

L’indomani rispedì l’aquilone, con su scritto come ti chiami ? _Risposta: “Giove”.

E così cominciò una lunga ed assidua corrispondenza, che presto divenne una vera e propria amicizia. Tutti i pomeriggi nei quali poteva, il bambino andava sulla spiaggia e mandava l’aquilone col suo cordoncino d’argento. Si facevano anche delle confidenze. Un paio di volte Giove confessò “sono stato poco bene”.

Parecchie volte il bambino riconobbe: sono rimasto chiuso in castigo. Si trovavano d’accordo su molte cose fondamentali, tipo “gli umani sono cretini” e gli adulti sono bestie e così via.

Gli unici inconvenienti erano innanzi tutto che lo spazio per scrivere risultava poco, quindi i messaggi restavano per forza brevi ed, inoltre, per mandare e ritirare l’aquilone ci voleva molto tempo per cui si poteva fare solo uno scambio alla volta. E così passò qualche anno. Un bel giorno il ragazzo scrisse: mi sento solo. Risposta: “che vorresti ?”

E l’indomani: salire da te. Risposta: “purtroppo non puoi da vivo”. Il giorno dopo: allora scendi tu. Risposta: “Spiacente, sono troppo vecchio per viaggiare”. Il ragazzo rimase perplesso e se ne andò a casa rimuginando.

Il pomeriggio successivo attaccò alla corda dell’aquilone un biglietto nella speranza che il vento non lo strappasse, con su scritto: senza offesa, visto che io non posso salire e tu non puoi scendere, allora manda giù Venere. Attese il lasso di tempo ragionevole e poi piano piano ritirò, facendo attenzione come sempre che non finisse tutto in mare.

Il biglietto non c’era più, ma non c’era nemmeno la risposta. Di scatto prese a calci la spugna sul bagnasciuga, poi gli venne da piangere, di rabbia e di dolore. Aveva offeso inutilmente il suo unico e vero amico… Gli si appannò la vista per le lacrime, che non volevano uscire, ma non volevano rientrare.

A quel punto, fra la nebbia umida e tremolante delle lacrime trattenute, vide venirgli incontro una deliziosa ragazza, tutta gocciolante che gli sorrideva un po’ ironica e un po’ invaghita, bella, intelligente come una dea…