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IL GENIO FUTURISTA DI GIACOMO BALLA

IN MOSTRA A MILANO
giovedì 4 aprile 2019 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti


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Chi potrebbe essere il “Genio futurista” di Giacomo Balla, se non lo stesso Balla? È questa la domanda che sorge spontanea alla vista della gigantesca tela futurista che sarà esposta dal 9 aprile al 12 maggio 2019 a Milano presso le Gallerie d’Italia - Piazza Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo, le cui collezioni ripercorrono la storia dell’arte del Novecento, da Boccioni, a Balla, Carrà, De Chirico, Mafai, Sironi, Rosai e molti altri.

L’opera (olio su tela d’arazzo, cm 289 x 381), dipinta per l’Esposizione di Parigi del 1925 e lì esposta per la prima volta nel padiglione delle arti decorative, è entrata a far parte della collezione di Laura Biagiotti (1943-2017), la celebre stilista romana che nel 1996 ha dato vita insieme alla figlia Lavinia alla Fondazione Biagiotti Cigna, in memoria del marito prematuramente scomparso.

La raccolta è nata da una grande passione per l’arte da parte della stilista che, pur avendo fatto studi universitari di archeologia cristiana, ha avuto verso la metà degli anni ’80 una sorta di folgorazione per Balla, tanto da acquistare oltre 200 suoi lavori, e in particolare gli studi realizzati per la moda. “La modernità di Balla dava al mio lavoro la sensazione di un’energia nuova”, dichiarò qualche anno fa la stilista, aggiungendo che, “dopo la scomparsa di mio marito, Balla è stato il mio conforto”.

L’unione del linguaggio espressivo della pittura con le arti applicate ha svolto un ruolo tutt’altro che marginale nei primi decenni del Novecento ed è stato proprio Balla a capire le potenzialità del futurismo in questo senso, proprio perché legato alle dimensioni del movimento e dello spazio.

Impostata sui colori della bandiera italiana (rosso, bianco e verde), su un fondo blu e azzurro, la gigantesca opera in mostra rappresenta il genio futurista in una sorta di prisma che condensa tutte le dimensioni dello spazio. Non dobbiamo dimenticare a questo proposito che Balla era attratto dalla teosofia e quindi dall’idea di un dinamismo anche spirituale, che va al di là della terza dimensione, come affermava nel Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo (1915).

La composizione prismatica è incentrata su una schematica figura antropomorfa, con la testa a stella, le braccia tese a formare una sorta di M, iniziale di Marinetti (Filippo Tommaso, fondatore del Futurismo), e due cunei rossi al posto delle gambe. Da questa figura centrale si irradiano forme-rumore che condensano le diverse esperienze pittoriche futuriste di Balla in una sorta di summa artistica: dalle forme acute “motorumoriste” ai volumi astratti di Feu d’Artifice, dal tricolorismo patriottico di Forme-grido Viva l’Italia alle rappresentazioni teoriche sulla “quarta dimensione” di Trasformazioni forme-spiriti, ai triangoli intersecati delle Compenetrazioni iridescenti.

L’arazzo Genio futurista in sintesi è la rappresentazione precisa e riassuntiva di un processo geniale che porta l’artista alla coscienza dei rapporti dinamici dell’universo, a rappresentarli come forme e colori puri, avanguardia non solo di forme, ma anche di intuizioni intellettuali e di dimensioni che superano il visibile.

La visione di questo capolavoro, però, non ci deve trarre in inganno su questo grande artista del Novecento, riconducendo alla sola gloriosa stagione futurista la poliedrica e complessa attività di Balla, che ha attraversato da autentico precursore la prima metà del Novecento. Nato a Torino nel 1871, Giacomo Balla assorbe dal padre Giovanni, fotografo dilettante, i primi stimoli verso la fotografia che approfondisce durante la frequenza dell’Accademia Albertina.

Si trasferisce nel 1895 a Roma, dove conquista presto un ruolo di primo piano e vi rimane fino alla morte nel 1958. Dagli esordi nel segno della scomposizione divisionista del colore (ispirato da Giuseppe Pellizza da Volpedo), alla forte impronta fotografica delle inquadrature, egli giunge al dinamismo e alla velocità futurista, in quanto attratto dalla luce, dal suo scomporsi e ricomporsi nel movimento.

Aderisce al Futurismo nel 1910, firmando il Manifesto dei pittori futuristi con Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Gino Severini, ma questa sua esplosione futurista non gli impedisce di continuare a dipingere anche soggetti più tradizionali. Dopo aver firmato altri manifesti e aver partecipato alle più importanti mostre del gruppo, all’inizio degli anni Trenta rompe bruscamente con il Futurismo, dichiarando che “l’arte pura è nell’assoluto realismo senza il quale si cade in forme decorative e ornamentali”. Fino alla morte prosegue l’attività artistica prediligendo l’arte figurativa, i ritratti di famiglia e i paesaggi, come quelli di Villa Borghese che ammirava tutti i giorni dalla sua ultima abitazione romana.

INFORMAZIONI UTILI
9 aprile - 12 maggio 2019
Gallerie d’Italia - Piazza della Scala 6, Milano

Orari : da martedì a domenica 9.30-19.30 (ultimo ingresso ore 18.30)
Giovedì 9.30-22.30 (ultimo ingresso ore 21.30).
 Lunedì chiuso.
 Biglietto: intero 5,00; ridotto 3,00. 5 maggio ingresso gratuito (prima domenica del mese), 12 maggio ingresso ridotto per le mamme (Festa della mamma)