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ARTIGIANATO ITALIANO: UN MESTIERE CHE SCOMPARE

PRESO IN CARICA DAGLI STRANIERI
lunedì 4 marzo 2019 di Silvana Carletti

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Mi trovavo a passare per Via di Grottarossa, una lunga strada che costeggia Via Cassia, nel quartiere Roma nord e, per puro caso, mi sono soffermata ad osservare una serie di negozi artigianali che credevo ormai scomparsi o di difficile ubicazione.

C’era il calzolaio che rifaceva anche le chiavi, una sartoria ove si aggiustano abiti a prezzi contenuti, i soliti empori ove è possibile trovare ogni oggetto per la casa e non solo, negozi di frutta low cost , gommisti, corniciai, falegnami ed altri ancora.

Un agevole servizio per chi, come la maggior parte di noi, in una grande città, non trova il tempo per fare piccoli acquisti o riparazioni, dal momento che certi negozi artigianali sono da tempo spariti.

Tutti questi esercizi sono gestiti da stranieri di varie nazionalità: cinesi, filippini, indiani , cingalesi che hanno saputo cogliere l’occasione giusta per subentrare a piccole attività commerciali che nel nostro Paese stavano chiudendo i battenti.

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foto Lannutti/press

Questo fenomeno si inserisce in quello molto più ampio del rifiuto da parte dei nostri giovani di fare determinati lavori manuali, dal momento che, fortunatamente, si ha la possibilità di compiere cicli di studio più lunghi e completi che creano aspettative, ahimè, spesso illusorie.

Quali sono poi i risultati?

Disoccupazione, fuga all’estero, depressione, se non una vita a ridosso di genitori e nonni.

Un tempo, la scuola prevedeva anche la possibilità di avviare a possibili attività future alunni che preferivano un lavoro artigianale ad un lungo e metodico impegno intellettuale, tramite la scuola Media di Avviamento, poi soppressa.

Attualmente, anche chi è poco predisposto per gli studi, a volte, si trascina negli anni fino ad una improbabile laurea, con mancanza di reddito personale e a carico della famiglia di origine.

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foto gazzettamatin.it

Lo stesso avviene per chi rifiuta decisamente lavori ritenuti, purtroppo, di” basso livello sociale” quali badante, cameriere, idraulico, falegname e così via.

Per questo motivo, probabilmente, è stata accolto con grande favore, l’ingresso in Italia di personale straniero, soprattutto per l’invecchiamento della nostra popolazione che non accenna a diminuire, data la perenne carenza di nascite.

Secondo il mio modesto parere, alla base di quanto descritto, vi è una ragione culturale atavica che ci impedisce di apprezzare, come si dovrebbe, il lavoro manuale e ritenerlo meno appetibile e dignitoso.

Oltre a ciò, tutte le agevolazioni fiscali che il Governo ha predisposto per chi, immigrato regolare, apre un’attività commerciale nel nostro Paese, dovrebbero essere estese soprattutto ai cittadini italiani gravati da imposte che spesso impediscono ogni idea di "mettersi in proprio".

Si dovrebbe, comunque, restituire valore all’esercizio artigianale che, come ci insegna la storia, nasconde spesso dei veri e propri artisti che si dedicano con autentica passione e meticolosità ad una occupazione che, al giorno d’oggi, promette, tra l’altro, un ottimo guadagno, data la modestissima diffusione di tali attività il più delle volte nascoste e soffocate dai grandi iper e supermercati che, da tempo, invadono le nostre città.