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INTERVISTA A MATT DILLON

A Roma per presentare il suo film
martedì 19 febbraio 2019 di Silvana Carletti

Argomenti: Interviste


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LA CASA DI JACK

Uscirà sugli schermi italiani, il 28 febbraio prossimo, l’ultimo film del celebre regista Lars Von Trier “La casa di Jack” c he ha ricevuto ben 10 minuti di standing ovation al Festival di Cannes.

Incontriamo il protagonista, Matt Dillon che si trova a Roma per la presentazione del film.

Una storia definita “un viaggio nell’inferno dell’anima”, un mix di orrore, violenza e scene raccapriccianti intorno ad uno spietato serial killer, un artista fallito, uno psicopatico che non riesce a controllare i suoi istinti ossessivo- compulsivi.

La trama consiste in un dialogo tra Jack e il suo analista ( il grande attore recentemente scomparso Bruno Ganz), attraverso la narrazione di cinque episodi di inaudita efferatezza.

Chiediamo a Matt (che ieri festeggiava il suo compleanno) che cosa pensa del suo personaggio.

- Si tratta di un uomo privo di empatia e di comunicazione che sfoga nel delitto le sue psicosi.

- Come hai affrontato questa interpretazione?

- All’inizio, ho avuto dei dubbi, ma la mia stima ed ammirazione per il regista, mi hanno permesso di superare qualsiasi dubbio. Ero, comunque, spaventato per l’orrore e la paura che suscitavano certe scene.

- Come ricordi Bruno Ganz?

- Sono stato fortunato a lavorare con lui; lo ammiravo fin dalla mia prima infanzia…Gli ho telefonato da Roma per sapere come giudicava il film e mi ha risposto che gli era piaciuto moltissimo. Io ho visto il film a Copenaghen e, devo ammettere, certe scene sono davvero impressionanti.

Gli chiediamo:

- In una scena del film, Jack dichiara che, in questo mondo, nessuno è disposto ad aiutare gli altri. E’ questa la tua convinzione?

- Non ne sono pienamente sicuro, anche se le vicende attuali nel mondo (Siria) ci dimostrano spesso la veridicità di questa affermazione.

- Il film è una galleria di personaggi terribili. Sei stato ispirato da qualcuno per Jack?

- Ero , in un certo senso, curioso di inoltrarmi nella psicopatia, nelle vicende di un pluriomicida. Avevo letto molto su questo argomento che descrive un aspetto della natura umana. Si trattava, comunque, di una grande sfida che ero pronto ad accettare con tutti i suoi rischi.

- Come hai affrontato certe scene?

- Ho dovuto eliminare molte parti di me per interpretare un personaggio privo di ogni empatia e sentimento tramite un lungo processo interiore. E’ stato difficile girare alcune scene con donne terrorizzate e con bambini. Ho dovuto sforzarmi di rinunciare alle mie idee per entrare completamente nella crudeltà e freddezza del protagonista.

- Il film è stato vietato in America?

- Sono state eliminate alcune sequenze troppo forti; il che potrà avvenire in Italia e in altri Paesi, anche se in TV ci sono continuamente spettacoli che esaltano la violenza e la brutalità. Nel racconto, a volte, si ritrova un po’ di umorismo dark che riesce a smorzare i toni drammatici dell’insieme…Il film deve essere “digerito”; ha bisogno di una certa sedimentazione; bisogna vederlo fino in fondo e non uscire di sala, come, mi dicono, è avvenuto per alcuni a Cannes…..

- La scena finale ricorda la discesa di Dante all’Inferno accompagnato da Virgilio, sei d’accordo?

- Certamente il riferimento è evidente, anche se Berge accompagna Jack verso la dannazione e non verso la salvezza. In questo contesto “morale” traspare l’ossessione del regista Von Trier per la religione.

Termina qui la nostra intervista e ci piace concludere con una dichiarazione del regista Von Trier: “Per molti anni ho girato film su donne buone, ora ho fatto un film su un uomo malvagio”

"La casa di Jack" uscirà nelle sale il 28 febbraio prossimo.