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AFRICA TRA SFRUTTAMENTO DI RISORSE GUERRE E MIGRANTI

L’Umanità è ad un bivio: forse possiamo ancora scegliere
giovedì 31 gennaio 2019 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Nessun uomo è un’isola/Completo in se stesso/ Ogni uomo è parte della terra/ Una parte del tutto/Se una zolla è portata via dal mare/L’Europa risulta essere più piccola/ Come se fosse un promontorio/ Come se fosse una proprietà di amici tuoi/ Come se fosse tua/ La morte di ciascun uomo mi sminuisce/ Perché faccio parte del genere umano/ E perciò non chiederti/Per chi suoni la campana/Suona per te (J. Donne)

Mi vengono spesso in mente i versi della poesia J. Donne, quando in Tv vedo barconi pieni di migranti che continuano ad arrivare sulle nostre coste, scatenando scontri politici in Italia, mentre l’Europa alza muri nell’indifferenza dei paesi più ricchi e industrializzati del mondo, divenuti sordi e ciechi, chiusi nei loro egoismi tra colonialismi passati e presenti, tutti però sempre pronti a sfruttare le immense risorse dell’Africa e dei Paesi del terzo mondo in cui proliferano numerose guerre, spesso “dimenticate”.

La conoscenza dei fondamentali eventi storici del pianeta Terra forse potrebbe aiutarci a non cadere negli stessi errori, come afferma Federico Rampini in “Quando inizia la nostra storia (Ed. Mondadori), un libro che fa riflettere su passato e presente, cause ed effetti, nonché su retroscena politici e interessi economici che si celano dietro i conflitti.

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Libro di Federico Rampini

Interessante rilevare che dopo il tragico attacco alle Torri Gemelle, nel 2001 l’Assemblea generale dell’ONU stabilì che il 6 novembre dovesse divenire la “Giornata internazionale per prevenire lo sfruttamento dell’ambiente in guerra e in conflitti armati” con l’obiettivo di riflettere sui danni apportati all’ambiente per l’inquinamento di pozzi e terreni e la distruzione di foreste e campi. Fu l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) a mettere in rilievo che la maggior parte dei conflitti è da mettere in relazione “con lo sfruttamento di risorse naturali, sia di alto valore come legno, diamanti, oro e olio, sia modeste come terreni fertili e acqua”. Ecco un interessante articolo su Repubblica: https://www.repubblica.it/solidarie...

In effetti oggi è soprattutto l’Africa che in termini di materie prime e risorse è esposta maggiormente a continui attacchi e conflitti: giacimenti di petrolio, gas e preziosi minerali, come il tantalio, attirano senz’altro settori industriali, in particolare quello tecnologico. Retroscena di guerre passate e presenti sono sempre esistiti, testimoniati da reporter e storici, coraggiosi ricercatori della verità.

I dati su scontri e violenze legate a cause mascherate e più insidiose di conflitto comunque si trovano anche nei rapporti mensili di Armed Conflict Location and Event Data Project (ACLED). Andrea Carboni, Research Analyst presso ACLED, afferma che già a partire dal 2016 quasi tutta l’Africa appariva coinvolta da vere e proprie guerre civili come quella del Sud-Sudan o della Somalia, fino a insurrezioni di gruppi ribelli”. E a quanto pare, anche l’evoluzione dei conflitti può variare a seconda del tipo di protesta, dei gruppi armati e della consequenziale repressione da parte dello Stato con migliaia di morti.

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Migranti

A questo proposito è interessante ciò che rileva Marco Cochi, giornalista, Country Analyst del think tank “Il Nodo di Gordio”, docente nel Master in African Studies e nel Master in Governo dei flussi migratori presso la Link Campus University di Roma, autore del libro “L’ultimo mondo. L’Africa fra guerre tribali e saccheggio energetico”.

Cochi sottolinea “il regresso delle operazioni militari su larga scala, sempre più spesso sostituite da scontri più limitati, che coinvolgono molteplici attori in un continente che ha il maggior numero di guerre in corso al mondo”. Il legame tra risorse e conflittualità resta comunque una costante per l’Africa, poiché le violenze su base etnica e religiosa sono alimentate da interessi economici per lo sfruttamento di enormi risorse. Lunghi e laceranti conflitti alimentano liste di arruolamento sempre aperte di numerosi gruppi militari o semplici mercenari che spesso arruolano con la forza anche i bambini.

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Marco Cochi

Uno dei casi più drammatici di guerra per le risorse è quello della Repubblica democratica del Congo (RdC) dove, come afferma ci Marco Cochi, “continuano gli scontri per il controllo delle miniere di oro, stagno, rame, tungsteno e tantalio che si concentrano infatti nella parte orientale del Paese, laddove si trovano le più ampie risorse naturali”. Il problema, tuttavia, si estende anche a diversi Paesi africani in cui i conflitti sono “quasi sempre concentrati proprio dove sono presenti ricchi giacimenti petroliferi. Il controllo di queste aree è determinante per la geografia dei conflitti. Per maggiori dettagli si può consultare il seguente sito: . https://www.lindro.it/materie-prime...

Concludendo, eventi straordinari di ogni genere ci inducono a riflettere sui grandi cambiamenti epocali di un periodo storico che si concluderà prima o poi, in un modo o nell’altro. Essendo arrivati dunque ad un inevitabile bivio, ci rendiamo conto che è giunta l’ora di schierarsi da una parte o dall’altra, scegliendo tra barbarie o civiltà, egoismo o solidarietà, schiavitù o libertà, materialismo o ritorno ad essenziali valori etici e spirituali. Siamo ancora in tempo?