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COMPLESSITA’. UN’INTRODUZIONE SEMPLICE DI IGNAZIO LICATA

Di Renzo editore, 2018, euro 16,00
martedì 29 gennaio 2019 di Andrea Comincini

Argomenti: Recensioni Libri


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La semplice complessità della scienza. O della vita? Un saggio che ci aiuta a capire il mondo dentro e fuori di noi.

Oggi, nonostante alcuni rigurgiti oscurantisti, il metodo scientifico non sembra minacciato nè in discussione. L’uomo contemporaneo si rivolge alla scienza non solo per comprendere il mondo, ma anche per cercare risposte un tempo offerte esclusivamente da sistemi filosofici o religiosi, sempre più in crisi. Eppure proprio ora si rischia, come nella favola di Talete che cade nel pozzo per vedere le stelle, di cedere a luoghi comuni pieni di insidie.

Percepire la scienza come astratto calcolo tra un osservatore e un oggetto osservato è la sfida che la nostra società deve vincere, pena gravi conseguenze politiche e metodologiche. Le modalità con cui raggiungere tale obiettivo tuttavia non sono spesso ponderate a sufficienza.

Uno dei principali problemi sembra essere il tentativo di controbattere a chi imputa alla scienza asetticità e mero calcolo con testi divulgativi che insistono a comparare fisica e poesia con troppa disinvoltura: la volontà di stabilire all’origine di entrambe un sentimento comune appare il leit motiv della divulgazione verso i lettori, altrimenti intimoriti da formule ed equazioni.

La figura di Einstein viene sovente presa a modello per questo accostamento, come a dire che tutto è creatività e intuizione. Ebbene, certamente vi è un humus in comune, indubbiamente. Il rischio però di banalizzare e omologare ogni cosa è evidente. Il secondo problema è consequenziale: la difesa d’ufficio non regge e alla ricerca scientifica viene non solo affibbiato il ruolo di scienza asettica e astorica, ma addirittura si pretenderebbe che tale atteggiamento sia del tutto coerente con la disciplina e auspicabile per una corretta osservazione degli eventi.

Ignazio Licata, fisico teorico presso l’ISEM (Institute for Scientific Methodology) e autore di numerosi, interessantissimi saggi, affronta nel suo ultimo lavoro la delicata questione risolvendo la diatriba con un ragionamento efficace. Lungi da essere un’operazione astratta e asettica, la ricerca è fondamentalmente un processo storico. Se fisica e poesia, intuizione e calcolo hanno qualcosa che li lega, questa è la natura processuale.

L’assunto, semplice ma raffinato, va compreso in tutta la sua potenzialità. Non solo si ristabilisce il valore della ricerca come continuo evolversi di un mondo in cui non vi è un osservatore fuori da esso ma dentro di esso, salvandone l’aspetto ‘creativo’, ma se ne rivendica la scientificità senza cedere all’astrattismo raziocinante e astratto.

Superare la dicotomia Humanitas/ Scientia, equivale a capire la processualità della vita e, conseguentemente, la sana interdisciplinarietà dei soggetti studiati che nel presente lavoro spaziano dai pattern cognitivi al riduzionismo, ai processi emergenziali in fisica sperimentale fino alle strategie d’azienda, mostrando che anche il “mondo delle lettere” ne risulta beneficiato.

Partendo da questa lunga premessa, si comprende il fascino e la profondità del libro di Licata. Il processo richiede attenzione, e l’attenzione svela una complessità dei sistemi e delle “emergenze” che non sono riconducibili a una Teoria del Tutto, ma si manifestano quali segmenti cognitivi nello spazio della ricerca, terreno vivo e mai impersonale.

Licata introduce il lettore nel mondo della scienza, dell’economia e della poesia, mostrando il legame che sottende la vita: la complessità processuale per l’appunto, ben differente dalla complicatezza astrusa. È la vita a essere complessa, ma questo non è un ostacolo al conoscere, bensì una ‘convenienza’: accogliendo senza remore l’istanza, si capiscono meglio non solo i temi legati alla fisica, ma anche quelli economici – e politici.

I modelli a disposizione si evolvono, con noi e dentro di noi, e si trasformano continuamente. Si potrebbe parlare di mappe cognitive con cui navigare in quella “terra di mezzo” che sono i fenomeni complessi, cioè la nostra esistenza tra microfisica e cosmologia.

Tutto ciò non è un limite, ribadisce Licata, ma una opportunità: “quello che stiamo vivendo è anche una crisi cognitiva, che riguarda il nostro modo di intendere i processi socio-economici e che, come ogni crisi, ci offre la possibilità di cambiare il nostro filtro cognitivo e adottare nuovi modelli”.

Come dice G. Vattimo nel suo ultimo lavoro, abbandonare la verità ‘è solo l’inizio, e la base stessa della democrazia’: lungi dall’essere una sconfitta, si tratta di arrivare alla verità “come processo, non come possesso”, sottolinea Licata, e comprendere la meravigliosa grandezza che tutto ciò comporta.