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ROMA UNIVERSALIS

La dinastia dei Severi che rese grande Roma
giovedì 29 novembre 2018 di Roberto Benatti

Argomenti: Storia


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Colosseo, Foro Romano e Palatino - Parco archeologico del Colosseo dal 15 novembre 2018 al 25 agosto 2019

Tra il 193 e il 235 d.c regnò a Roma la dinastia dei Severi, che con il suo capostipite Settimio Severo portò una forte innovazione nell’Impero. Una dinastia africana, originaria di Leptis Magna in Libia.

La storia di questa “nuova” famiglia imperiale è raccontata nella mostra “Roma universalis”, in un percorso tra Colosseo, Foro Romano e Palatino.

La mostra, promossa dal Parco Archeologico del Colosseo non solo mette in risalto l’importanza delle scoperte degli ultimi anni, ma mostra la capacità di questa famiglia imperiale di risolvere i problemi politici e culturali del tempo, facendoci scoprire una stretta relazione tra la Roma dei Severi e noi eredi di quel passato che è presente. Un passato che ha messo radici, che aveva elementi determinati e che tutt’oggi riappaiono con forza.

L’Impero si trovava in un periodo di grave crisi economica, causata da una drastica diminuzione della popolazione per un’epidemia di vaiolo tra il 165-189 d.C a cui si cercò di porre fine attraverso una riforma monetaria. Nello stesso periodo in Siria, per sedare alcune rivolte, si avviò la riforma dell’esercito e delle province.

Sotto il profilo politico, la dinastia dei Severi si contraddistinse per la forte presenza di donne siriane al potere. Diedero vita alla creazione di un Senatino a loro riservato (senaculum) che ebbe sede sul Quirinale, a cui fu attribuita veste giuridica e aveva facoltà di intervenire sui rapporti fra le donne di alto ceto, e sul loro status. La condizione femminile raggiunse in quegli anni livelli di autonomia mai raggiunti prima, superiori a quelli di molte altre epoche, anche moderne e, nessun’altra dinastia diede così tanto potere alle donne come quella dei Severi.

Fu grazie alla creazione del senaculum e alla capacità delle donne di intrattenere rapporti con tutti i culti (culto del sole, Mitra, Iside, cristiano, etc), che si riuscì a mantenere un legame tra Occidente e Oriente favorendo un sincretismo religioso, capace di integrare differenti culti e ancor oggi può rappresentare un esempio d’integrazione e dialogo.

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Consitutio Antoniana

Nei tre luoghi dell’esposizione possiamo ammirare e ricordare una straordinaria stagione di riforme: tra tutte la Constitutio Antoniniana. Emessa da Caracalla nel 212 d.C. concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’Impero. Un provvedimento rivoluzionario, che portava a compimento un processo plurisecolare di estensione dei diritti civili e con cui finalmente si completavano le premesse ideali di universalismo e cosmopolitismo implicite nell’istituzione imperiale, solo parzialmente realizzate da Augusto più di due secoli prima.

La piena partecipazione di giuristi importanti tra cui Ulpiano ha elevato la sua opera pionieristica come passo evolutivo verso i diritti universali dell’uomo.

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Panorama del Colosseo

La mostra presenta al secondo ordine del Colosseo circa cento tra reperti archeologici e opere provenienti da importanti musei italiani e stranieri. Attraverso di essi, in quattro sezioni, si illustrano gli sviluppi storico-politici e l’evoluzione artistica e architettonica a Roma e nelle regioni dell’impero.

Una ricca sequenza di ritratti della dinastia apre il percorso, ricordando le origini della famiglia: con Settimio Severo proveniente da Leptis Magna, in Libia, e con la moglie Iulia Domna da Emesa, in Siria.

Tra i pezzi in mostra, anche tre rilievi di recente scoperta negli scavi della metropolitana di Napoli rinvenuti in Piazza G. Bovio, appartenenti a un Arco onorario.

Senza dimenticare i frammenti della Forma Urbis, mappa catastale in marmo lunense voluta da Settimio Severo, ancora oggi fondamentale documento per lo studio dell’antica topografia di Roma e in mostra, oggetto di una scenografica ricostruzione multimediale.

La pianta, redatta tra il 203 e il 209 d.C., era affissa alla parete di un’aula del templum Pacis (poi trasformata nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano) e venne realizzata in occasione del restauro del monumento successivo all’incendio del 192 d.C.

La Forma, di cui si conservano frammenti pari a poco più del 10%, costituisce ancora oggi un caposaldo per lo studio della topografia dell’antica Roma. La pianta riproduce un’analoga mappa in materiale deperibile (verosimilmente papiro), che poteva quindi essere più facilmente aggiornata e che doveva riportare in modo sistematico anche i nomi dei proprietari privati delle parcelle accatastate.

La funzione della pianta è chiara: essa doveva servire a mappare le proprietà e le pertinenze di ogni edificio di Roma, operazione imprescindibile per l’organizzazione delle distribuzioni pubbliche di frumento, per le concessioni a privati di allacci agli acquedotti e per localizzare servizi di primaria importanza (fontane, forni e magazzini di stoccaggio). Gli studiosi concordano nel ritenere la Forma Urbis marmorea un vero e proprio capolavoro di accuratezza tecnica.

Testa del dio Sole

Al Palatino sono visibili per la prima volta le vestigia di uno straordinario insieme architettonico: le cosiddette Terme dell’imperatore Elagabalo, venute alla luce in un angolo delle pendici del colle lambito dalla via Sacra che racconta una lunga storia di trasformazioni edilizie.

Un ciclo statuario scoperto proprio in questo sito, mai esposto prima d’ora e composto da ritratti e busti di marmo di pregevole qualità, è riunito nel Tempio di Romolo.

Il percorso di visita sul Palatino prosegue attraverso i luoghi dei Severi, estesi su circa due ettari, di cui i segni più evidenti sono le imponenti arcate e le terrazze, insieme allo Stadio di età domizianea con la straordinaria sala dei capitelli dal soffitto a cassettoni stuccato.

Nel Foro Romano viene aperto alla visita per la prima volta un tratto del vicus ad Carinas. Il vicus era tra i più antichi percorsi di Roma e collegava il popoloso quartiere “delle Carine” sul colle Esquilino al Foro. Il percorso del vicus si conserva tuttora lungo l’asse che collega le vie del Tempio della Pace, dei Frangipane e delle Sette Sale.

Il Tempio della Pace, inaugurato nel 75 d.C., era composto da un’aula di culto dedicata alla Pace e da un vasto Portico quadrangolare che cingeva un’area a giardino. Nel Portico erano esposte, come in un museo, le opere d’arte più rinomate provenienti da tutto l’Impero. Da qui si accedeva, attraverso una doppia fila di enormi colonne monolitiche, all’aula di culto. Questa era fiancheggiata da due grandi ambienti per lato, uno dei quali destinato a contenere la biblioteca Pacis, intorno alla quale gravitava una vivace comunità di intellettuali dediti allo studio e all’insegnamento.

Il templum comprendeva anche quattro auditoria, spazi funzionali a queste attività culturali e alle pubbliche declamazioni.

La mostra ha il fine di far conoscere al più vasto pubblico possibile l’ultimo periodo dell’Impero in cui Roma fu grande, governata da imperatori che lasciarono un’eredità forte e duratura in molti campi, pur nell’avanzare del declino.

Si fondono ricerca, tutela e valorizzazione per aprire al pubblico anni di lavoro e di grande testimonianza archeologica e storica.

Info: http://www.colosseo.beniculturali.it