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RIDUZIONISMO E OLOMERO

Il nostro comportamento
venerdì 12 ottobre 2018 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Considerando la dannosità sistematica del riduzionismo, il vizio perverso, ci sarebbe da domandarsi: chissà, forse si potrebbe allentare un po’ questa maledizione, forse esistono degli spiragli in questo senso.

Uno spiraglio è l’irruzione dall’esterno di dati correttivi inoppugnabili. Un altro è quello di ribaltare l’atteggiamento riduzionista per partito preso, cioè ad un certo punto decidere, ricorrendo ad un atteggiamento olistico, anche se anch’esso incompleto.

Questo non è facile, intanto perché bisogna avere una chiara concezione dell’olismo, e poi un discreto addestramento ad ampliare olisticamente la propria visuale, cioè andare a vedere una singola situazione immersa in un contesto più completo possibile.

Qui c’è una barriera nevrotica perché una nevrosi, un complesso, ci blocca nel vedere uno o più elementi che contraddicono la nostra nevrosi, oppure ce ne fanno vedere alcuni che nella realtà non esistono.

Un altro valore erroneo costruito dalla mentalità riduzionista può essere disperso collocandosi in posizione olomeristica. Poiché la realtà risulterebbe olomerica, qualunque cosa prendiamo può costituire un valido esempio con altrettanto valido innesco del processo di valutazione olomerica.

Prendendo il rapporto uno/molteplice, noi possiamo prendere qualunque cosa, ed essa è un olomero, cioè uno/molteplice, e andando a vedere un elemento della molteplicità, quell’elemento a propria volta è un olomero, e così via fino ai confini dell’universo.

Sotto un certo aspetto non c’è molto da dire su questo, c’è da farlo o non farlo, nel senso che uno si mette lì con carta e penna e va, e teoricamente non deve fermarsi. Il fatto è che non c’è carta e matite sufficienti per fare questo lavoro, perché uno deve alzarsi, andare a lavorare, mangiare, dormire etc.

Ma è difficile fare questo lavoro perché mentre io scrivo una cosa, ne succedono altre, poi la Terra finisce, finisce il sistema planetario, e così via. In pratica, ad un certo punto di questo lavoro non si può che andare e proseguire per sintesi: però è evidente che (se si tratta di un ventaglio) inizio il lavoro olomerico, mi allargo, e poi vado per grandi insiemi. Allora ho: ventaglio, industria, la moda, la metereopatica, la plastica,, l’attività terrestre, questa galassia, le galassie, il big stop e il big bang, cioè vado per grandi linee.

Se però al posto del ventaglio ci metto una cosa che mi sta a cuore, allora il processo olomerico senz’altro ad un certo punto si ferma perché devo andare a cena, però prima di fermarmi posso approfondire abbastanza. Se ci metto la persona amata, non vedrò tutti i pregi perché in questo momento nutro tenerezza, o tutti i difetti perché mi ha fatto arrabbiare.

Vedrò la persona amata, tutti gli amori, tutte le persone che si amano e non si amano, l’umanità che sussiste con questi meccanismi, i meccanismi universali.

Bisognerebbe rendersi conto che tutte le spiegazioni che si hanno, tutte le controspiegazioni, non si risolvono mai se prese isolatamente; si possono trovare altri mille argomenti a favore e mille contro, e così sono passati mezzo milione di anni. Ancora stiamo a discutere se Dio esiste o no, se la vita viene dalle stelle o dal brodo primordiale.

Dovrebbe essere evidente che c’è solo un elemento che comprende questa dicotomia ultramillenaria: il paradosso. Un’immagine che gli Egizi avevano prodotto è la Fenice con “risorgo la stessa essendo mutata”. La Fenice è se stessa, però a condizioni di risorgere mutata.