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24 settembre 2018   e  



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Rubrica: CULTURA


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Gerda Taro

GERDA TARO

Smarrita nell’oblio la sua memoria per decenni
sabato 1 settembre 2018 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Personaggi famosi/storici


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Il funerale-di Gerda-Taro

Ѐ mai possibile che cada nell’oblio la memoria di persone coraggiose e ben note ai loro tempi, anche se hanno combattuto per i propri ideali fino a sacrificare la vita? Purtroppo accade, se nessuno ne mantiene vivo il ricordo per i posteri.

Ed è per l’appunto ciò che è successo a Gerda Taro per decenni, anche se al suo funerale, celebrato a Parigi il 1° Agosto 1937 tra sventolanti bandiere rosse, parteciparono importanti personalità politiche e grandi esponenti della cultura conosciuti a livello internazionale. Mentre una folla enorme seguiva il feretro insieme ad una banda che suonava la marcia funebre di Chopin, perfino Pablo Neruda lesse un elogio funebre. E Alberto Giacometti abbellì la sua tomba con una scultura nel cimitero di Père Lachaise nella zona dedicata ai rivoluzionari.

Durante l’occupazione tedesca il suo sepolcro fu danneggiato e in seguito mai restaurato: ancor oggi forse trascurato, come inspiegabilmente si è verificato per la memoria di questa donna intelligente e coraggiosa.

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Tomba

Chi era dunque Gerda? Il suo vero nome era Gerta Pohorylle: nata a Stoccarda nel 1910 da una buona famiglia della borghesia ebraica, crebbe a Lipsia, studentessa brillante, bella, estroversa, ribelle. Nel 1933 venne arrestata per aver distribuito volantini antinazisti. Decise in seguito di scappare con un amico a Parigi dove i primi tempi furono duri tra sistemazioni occasionali presso amici, piccoli lavori come ragazza alla pari, segretaria e modella.

A quei tempi Parigi era il centro di un’intensa vita culturale e politica. Nei caffè che anche lei frequentava si potevano incontrare grandi personaggi, come Walter Benjamin, Joseph Roth, Ernest Hemingway e tanti altri. Nel 1934 Gerta incontrò un giovane fotografo ungherese, Endre Friedman, anch’egli ebreo e comunista, che le insegnò a fotografare.

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Gerda Taro e Robert Capa

Subito s’innamorò di lui, poi insieme inventarono il personaggio di “Robert Capa”, fantomatico fotografo americano giunto a Parigi per lavorare in Europa e anch’ella decise di adottare lo pseudonimo di “Gerda Taro”. Grazie a questo escamotage e alla loro indiscussa abilità, riuscirono ad avere successo.

Nel 1936 entrambi decisero di seguire sul campo la guerra civile spagnola, diventando validi testimoni della guerra con molti reportage pubblicati su ’Regards’ e ’Vu.’ Affascinante e temeraria, Gerda rischiò spesso la vita per realizzare i suoi reportage fotografici, tra i quali il più importante fu quello sulla battaglia di Brunete, una testimonianza dei pesanti bombardamenti dell’aviazione nazionalista.

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Gerda in ospedale

Al ritorno da Brunete, il 26 luglio 1937, Gerda fu vittima di un terribile incidente nel quale fu travolta e schiacciata da un carro armato. Si racconta che dopo essere stata così gravemente ferita, durante il traporto in ospedale si preoccupasse della sua macchina fotografica e del reportage fotografico sulla battaglia più che della sua vita, mentre con le mani sulla pancia teneva premute le sue stesse viscere, mostrandosi incredibilmente forte. Sottoposta a trasfusione e operata, si spense all’alba del 26 luglio. Aveva solo 27 anni la prima donna reporter del mondo!

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La ragazza con la leika

Confesso che anch’io non conoscevo la sua storia, finché non ho letto il libro “La Ragazza con la Leica”, il nuovo romanzo di Helena Janeczek che ne descrive il personaggio attraverso i ricordi di alcuni dei suoi più cari amici: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui visse i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, eterno cavalier servente innamorato di lei che gli preferì Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali, finché non lo lasciò dopo l’incontrò con Robert Capa.

Per loro Gerda fu per tutta la vita una presenza forte e viva, il cuore pulsante capace di rievocare gli ideali e le lotte, le utopie fallite, i ricordi individuali e collettivi di una generazione la cui giovinezza fu travolta da dittature, guerre, genocidio degli ebrei e quant’altro.

Fin dalle prime pagine, foto d’epoca mostrano il bel volto sfrontato e malizioso di Gerda e via via emerge il ritratto della sua forte personalità, in particolare la sua “gioia di vivere. Qualcosa che esisteva, si rinnovava, accadeva ovunque”.