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GENITORI VS INSEGNANTI

Occhio alle accuse
domenica 6 maggio 2018 di Andrea Agostini

Argomenti: Diritto


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Quell’insegnante è un mostro! Un soggetto poco raccomandabile!

Le grida nel consiglio di classe, le lettere alla preside di contestazione del metodo educativo e didattico praticato dall’insegnante, la sospensione di questi dal servizio, il trasferimento in altra sede, infine il processo penale per maltrattamenti e lesioni all’alunno.

L’insegnante, finito in cura dallo psichiatra, viene infine assolto per insussistenza dei fatti.

A questo punto il docente agisce contro il genitore per il risarcimento di tutti i danni non patrimoniali patiti per diffamazione dettata dalla lesione subita alla reputazione e all’onore.

La responsabilità risarcitoria del genitore andrebbe esclusa tenendo conto del fatto che le esclamazioni sono dettate dalla rabbia di un genitore tra tanti che pure questi contestano il docente; le missive volgono semplicemente ad un confronto a chiarimento con l’istituzione scolastica; la sospensione e il trasferimento, il processo penale, sono tutte iniziative autonome del Ministero dell’Istruzione e della Procura della Repubblica.

Ma il danno emotivo e relazionale di disistima, di vergogna, di sofferenza c’è.

Allora che vada comunque risarcito!

Così ritiene la sezione III della Cassazione civile che con la sentenza 12-04-2018, n. 9059, ribalta il diverso avviso dei giudici di merito.

In punto di mero diritto una tale affermazione di responsabilità mi appare forzata, quasi tirata per i capelli, ma può comunque comprendersi e apprezzarsi a fronte del continuo degenerare dei rapporti genitori docenti, quasi a monito per il futuro.

Come dire, prendiamo tutti atto che gli insegnanti sempre più spesso si trovano a operare in un clima di intolleranza e di violenza, ormai non solo verbale, e tale preoccupante situazione, specie nell’interesse alla crescita e alla formazione dei minori, non è oltremodo tollerabile e va subito governata: si inizi con il dovuto rispetto della dignità di ciascuno.

Altre News Le grida nel consiglio di classe, le lettere alla preside di contestazione del metodo educativo e didattico praticato dall’insegnante, la sospensione di questi dal servizio, il trasferimento in altra sede, infine il processo penale per maltrattamenti e lesioni all’alunno.

L’insegnante, finito in cura dallo psichiatra, viene infine assolto per insussistenza dei fatti.

A questo punto il docente agisce contro il genitore per il risarcimento di tutti i danni non patrimoniali patiti per diffamazione dettata dalla lesione subita alla reputazione e all’onore.

La responsabilità risarcitoria del genitore andrebbe esclusa tenendo conto del fatto che le esclamazioni sono dettate dalla rabbia di un genitore tra tanti che pure questi contestano il docente; le missive volgono semplicemente ad un confronto a chiarimento con l’istituzione scolastica; la sospensione e il trasferimento, il processo penale, sono tutte iniziative autonome del Ministero dell’Istruzione e della Procura della Repubblica.

Ma il danno emotivo e relazionale di disistima, di vergogna, di sofferenza c’è.

Allora che vada comunque risarcito!

Così ritiene la sezione III della Cassazione civile che con la sentenza 12-04-2018, n. 9059, ribalta il diverso avviso dei giudici di merito.

In punto di mero diritto una tale affermazione di responsabilità mi appare forzata, quasi tirata per i capelli, ma può comunque comprendersi e apprezzarsi a fronte del continuo degenerare dei rapporti genitori docenti, quasi a monito per il futuro.

Come dire, prendiamo tutti atto che gli insegnanti sempre più spesso si trovano a operare in un clima di intolleranza e di violenza, ormai non solo verbale, e tale preoccupante situazione, specie nell’interesse alla crescita e alla formazione dei minori, non è oltremodo tollerabile e va subito governata: si inizi con il dovuto rispetto della dignità di ciascuno.

Foto: larena.it