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La poesia come nido che può proteggerci dal mondo.

Giovanni Pascoli poeta attuale
martedì 27 febbraio 2018 di M. Elena Canzoni

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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La poesia è “creazione”, proprio come il “nido” del Pascoli, il poeta simbolista per eccellenza che si è contraddistinto per la sua sensibilità espressiva, riuscendo a cogliere e a farci percepire il mistero della vita con lo stupore incantato di un fanciullo.

Nel “nido” del Pascoli si leggono e si ‘sentono’ le voci della natura che fuoriescono come da uno scrigno segreto, rivelando risposte di grandi verità sull’esistenza e la miseria umana.

Con la poesia X Agosto , il poeta rievoca la morte del padre ucciso mentre faceva ritorno a casa proprio la notte di San Lorenzo caratterizzata dal fenomeno naturale delle stelle cadenti.

Il poeta vede nelle stelle il pianto dell’ universo causato dalla malvagità degli uomini sulla terra che definirà “piccolo atomo opaco del Male”. Nella costellazione simbolica pascoliana, il nido rappresenta la famiglia, in particolare i figli che a casa aspettano il padre come i rondinini attendono invano il ritorno della rondine.

Il mancato arrivo dell’amato genitore condannerà i rondinini alla morte fisica, come un drammatico destino causerà ai figli una morte morale, quale è l’abbandono.

La simbologia del nido, intesa come cellula calda ed accogliente che difende chi vive dentro, rappresenta il tentativo di recuperare l’età d’oro, cioè l’infanzia perduta.

X Agosto

San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine sul tetto l’uccisero. Cadde tra gli spini: ella aveva nel becco un insetto: la cena de’ suoi rondinini.

Ora è la, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido è nell’ombra, che attende, che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido: l’uccisero: disse: Perdono; e restò negli aperti occhi un grido: portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano in vano: egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereno, infinito, immortale, oh! D’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male!


La poesia si conclude con le stelle che piangono sull’ “atomo opaco del Male”, ovvero la terra, intesa come oscuro frammento nella vastità dell’universo dominato dal Male.

Anche se la morte è il tema ricorrente del componimento, si avverte in ogni verso un’infinita dolcezza e un’innocenza che ricordano le antiche melodie che cullavano la nostra infanzia.

Il poeta è quel fanciullo, presente in un angolo dell’anima di ognuno di noi anche in età matura quando, purtroppo, si è meno disponibili ad ascoltarne la voce, fino ad ignorarne l’esistenza..