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LETTERA DEI RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA

IL Cinema esce da San Cosimato e invade la periferia
martedì 13 febbraio 2018 di Comunicato Stampa

Argomenti: CINEMA, Film


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A settembre, forti del lavoro svolto in Piazza San Cosimato, e curiosi di intraprendere nuove sfide, decidemmo di riprodurre il modello costruito a Trastevere nella periferia della città, così ci mettemmo a lavoro dividendo le energie tra la difesa del Cinema Troisi, Piazza San Cosimato e l’elaborazione di una nuova proposta per la nostra città.

Il Cinema Troisi, liberato dal groviglio burocratico in cui era stato riposto per lunghi anni d’abbandono, riaprirà il 31 ottobre 2018. Per quanto concerne, invece, l’edizione di San Cosimato 2018, in accordo con il Municipio I avevamo già previsto delle nuove misure: in primis l’allestimento di una parete del suono all’interno dello schermo cinematografico, al fine di diminuire del 60% il riverbero sulla piazza, poi, come promesso la scorsa estate, un investimento di circa 10.000 euro, finalizzato alla sostituzione delle luminarie e delle tende rotte del mercato fisso di Piazza San Cosimato.

L’intervento, che sarà totalmente finanziato dal Piccolo Cinema America, si svolgerà a inizio marzo, come da accordi stipulati in data 15 gennaio tra noi ragazzi, gli operatori del mercato e le ditte fornitrici. Infine è stata nostra premura, in previsione di qualunque prossima manifestazione, qualificare in questi mesi i soci, finanziandone la partecipazione ai corsi sia dei Vigili del Fuoco, per la classificazione di “Personale di sicurezza – Alto rischio”, che per il Primo Soccorso nei luoghi di lavoro.

Parallelamente a tutto ciò, dopo aver svolto un’attenta analisi sulla città, con l’intento di immaginare nuovi luoghi come San Cosimato, cercandoli fuori dai centri abitati e lontani da altri esercizi cinematografici cittadini attivi, all’aperto e non, e dopo aver studiato anche i progetti finanziati dal bando dell’Estate Romana e le conseguenti “aree beneficiarie”, decidemmo di procedere su tre diverse territori, oltre Trastevere: Il Porto Turistico di Roma ad Ostia, il Casale della Cervelletta a Tor Sapienza ed il Monte Ciocci a Valle Aurelia.

Oggi, esausti e convinti di lasciare Piazza San Cosimato a chi, a nemmeno trenta giorni dall’elezioni, ha deciso di sottrarcela, proponiamo quindi un nuovo modello culturale e sociale di vivere la città che guardi al futuro, in positivo, con estrema voglia di crescere e di confrontarci con nuovi territori. Alla nostra culla di Trastevere ci legherà un sentimento di amore, stima e fiducia, ma non possiamo che far ricchezza di quell’esperienza e voltare pagina, perché Roma ha bisogno che le sue piazze vengano abitate, Roma ha bisogno di essere abitata e noi non ci sentiamo né in dovere, né in diritto di venire meno a questa richiesta che abbiamo già in passato saputo cogliere e soddisfare nei confronti di bambini, anziani, adulti e nostri coetanei, residenti o turisti che fossero.

Nella ricostruzione di Piazza San Cosimato abbiamo sempre tenuto da conto le parole dell’antropologo Franco La Cecla: “Non si abitano i luoghi, ma le relazioni”. La piazza è il cuore pulsante della città: se una città è viva è grazie alle sue piazze, se una città è sicura è grazie alle sue piazze, ma per avere belle piazze non possiamo semplicemente “scenderci” una tantum, piuttosto dobbiamo abitarle costantemente e costruirci relazioni, giorno dopo giorno.

Le relazioni però, purtroppo per tutti noi, non si costruiscono a tavolino, né possono attendere di essere valutate da un bando: sono al contrario il frutto di un lungo lavoro, che coinvolge concretamente le persone, richiedendo tempo e impegno. Pertanto, è chiaro che un processo sui generis come quello che abbiamo avviato a San Cosimato, nato dal basso e realizzatosi sempre nella legalità, non possa esser gestito o “regolarizzato” dalla volontà politica di turno: crediamo al contrario che debba esser semplicemente promosso e valorizzato, al solo fine di renderlo sempre più virtuoso e libero di pensare e costruire.

Decidiamo, così, di diffondere il nostro modello di partecipazione, rivendicando ancora una volta che non abbiamo padroni, che non abbiamo bandiere, né tanto meno colore, rivendicando nuovamente la nostra autonomia culturale ed in particolare politica. I conflitti violenti come quelli di Tor Sapienza, Tiburtino III e di Ostia possono essere prevenuti dai tessuti sociali, da chi realmente vive quei territori, da chi li ama e dunque li protegge.

Se c’è la piazza non c’è spazio per prevaricazioni e strumentalizzazioni, perché c’è un tessuto che sa difendersi, che sa replicare. Così per noi è stato, dentro e fuori il Cinema America o Piazza San Cosimato. Il nostro obiettivo è trasformare questi nuovi luoghi in punti di riferimento e ritrovo per tutti, e approdi e porti: è possibile farlo solo se ci sono i cittadini che li vivono, i turisti ed i passanti che li attraversano, le associazioni ed i commercianti che li curano.

Come del resto è accaduto a Trastevere dal momento in cui, grazie all’arena, gli operatori del mercato hanno deciso, per la prima volta, di aprire i banchi fissi anche negli orari serali durante le proiezioni. Una volta vissuti, questi luoghi saranno sicuri perché abitati, partecipati e quindi liberi, e con loro tutta Roma.

L’obiettivo è ripartire e riproporre quel senso di comunità che avevamo costruito a Trastevere, dove a contare, ancora una volta, non dovrà essere il valore di un guadagno, ma di una relazione, dove a valere non sarà chi si fa forte sul timore degli altri, ma chi è in grado di ascoltarne le paure per trasformarle in una risorsa per tutti. L’obiettivo di una città non può essere l’interesse del singolo, ma il bene comune di tutti coloro i quali vivono la città e, dunque, della città stessa.

Dimostrare, quindi, che un altro modello di partecipazione politica e sociale è ancora possibile, è prima di tutto necessario. Ed è fondato sull’idea di una cultura laica, perché frutto di scelte consapevoli, orizzontale perché costruita dal basso, nella piena parità di opportunità offerte a tutti, e solidale perché incentrata sulla responsabilità reciproca di chi è chiamato ad attivarsi per un disegno comune. O meglio, per una progettualità diffusa e condivisa, che consente al singolo di crescere all’interno della collettività, che contemporaneamente si sviluppa grazie ai contributi individuali.

Non abbiamo mai proiettato semplicemente film, né abbiamo mai semplicemente dato vita ad un’arena, né mai lavorato per riaprire semplicemente un cinema. Abbiamo, nella totale legalità, trovato e rivendicato il diritto di poter avere un dialogo alla pari tra operatori culturali, territori ed istituzioni. Purtroppo però questo diritto, spesso, viene riconosciuto solo in quanto concessione e noi, come sempre, continueremo a credere nei diritti e nei doveri.

Roma, 12 Febbraio 2018

Valerio Carocci Presidente ass. “Piccolo Cinema America”