INFORMAZIONE
CULTURALE
Maggio 2018



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 4426
Articoli visitati
3847062
Connessi 24

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
23 maggio 2018   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

LE MORTI BIANCHE

Il diritto dei familiari al risarcimento
lunedì 29 gennaio 2018 di Andrea Agostini

Argomenti: Diritto


Segnala l'articolo ad un amico

Nel 2017 le morti bianche in Italia sono state 1.029

Oltre la rendita offerta dall’Inail, quale mera conseguenza del fatto che la morte deriva da infortunio o malattia occorsa sul lavoro, si pone, ove il fatto costituisca reato perseguibile d’ufficio, il diritto al risarcimento del danno ulteriore o differenziale ossia per il maggior valore non più a carico dell’assicurazione sociale bensì del datore di lavoro.

Infatti l’art.2087 c.c. è chiaro: “l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica (il cosiddetto stato dell’arte), sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Pertanto se la morte è causata o concausata da condizioni di lavoro irrispettose delle norme sulla sicurezza scatta il risarcimento del danno da parte del dal datore di lavoro in favore dei congiunti del lavoratore defunto, tanto perché eredi, quanto in proprio.

Sotto il primo profilo si tratta degli stessi diritti risarcitori del defunto che entrano nel patrimonio degli eredi, come nel caso del cosiddetto danno tanatologico, che consiste nelle sofferenze psicologiche della vittima che assiste allo spegnersi della propria vita.

Trattandosi di responsabilità contrattuale da inadempimento dell’obbligo di sicurezza, gli eredi basta si limitino a provare il fatto costituente l’inadempimento delle norme di sicurezza e il nesso di causalità materiale tra questo e la morte del congiunto. Al datore di lavoro spetta poi provare di avere approntato tutte le misure di sicurezza del caso e che l’evento nefasto è da ricondursi ad un evento imprevisto e imprevedibile.

Sotto il secondo profilo si tratta di diritti risarcitori propri dei prossimi congiunti, sia di natura patrimoniale (es. spese funerarie, quale danno emergente; il venir meno di una fonte di reddito necessaria al proprio sostentamento ossia i contributi economici che la vittima dell’illecito avrebbe corrisposto ai congiunti negli anni a venire, quale lucro cessante) che non patrimoniale (danno da perdita del rapporto parentale, danno esistenziale, danno biologico corroborato da documentazione medica).

Trattandosi di responsabilità contrattuale, i congiunti devono provare la colpa o il dolo del datore di lavoro nell’inosservanza delle prescrizioni di sicurezza.

Inoltre i congiunti devono provare l’intensità del vincolo familiare, che però si presume in caso di convivenza.

Mancando la convivenza occorre dimostrare l’ampiezza e la profondità del vincolo affettivo, sia per la commisurazione, che per il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno da morte del congiunto.

In questo senso assai interessante è la sentenza della Cassazione Penale, Sez. IV, 09/02/2017, n. 11428 per la quale “la circostanza di aver intrattenuto rapporti con un congiunto solo mediante messaggi sms o sul social network facebook è insufficiente a far ritenere provata la sussistenza di un saldo e duraturo legame affettivo con il defunto che consenta il risarcimento del danno”.

Insomma la perdita di un congiunto “virtuale” non determina alcuno sconvolgimento esistenziale degno di ristoro.

Foto ANSA