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Maschera funeraria

Egizi ed Etruschi lo Scarabeo Dorato di Eugene Berman

L’incanto dei simboli delle grandi culture antiche alla Centrale Montemartini
lunedì 1 gennaio 2018 di Roberto Benatti

Argomenti: Mostre, musei, arch.
Argomenti: Civilt antiche


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Dal 21 dicembre 2017 al 30 giugno 2018 un dialogo tra due grandi popoli del Mediterraneo in una mostra che inaugura il nuovo spazio per esposizioni temporanee della Centrale Montemartini a Roma, nel ventennale della fondazione del museo, che proprio nel 1997 aprì al pubblico con una grande mostra di opere delle collezioni capitoline.

La mostra offre l’opportunità di vedere preziosi oggetti egizi, databili tra l’VIII e il III secolo a.C., rinvenuti nelle recentissime campagne di scavo a Vulci, importante città dell’Etruria meridionale.

Queste civiltà dialogarono attraverso il commercio, condivisero pratiche religiose e culturali e rappresentarono una fonte di progresso per entrambi i popoli, testimonianza di questo è il rinvenimento dello scarabeo egizio con il cartiglio del faraone Bocchoris , nel corredo di una delle tombe. Questo personaggio storico, già noto per la menzione su un vaso ritrovato a Tarquinia e altri amuleti con divinità egizie in altre sepolture etrusche, riconducono ad un concetto comune di positività che fluisce dalle forze vitali della natura.

Molte delle opere in mostra sono di raro valore, in particolare: i ritrovamenti provenienti dalle ultime scoperte archeologiche effettuate dalla Soprintendenza a Vulci, i preziosi reperti egizi della Collezione Berman e, le opere in prestito dalla Sezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

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fig1 Collare egizio Wsekh in dipinto

La mostra è corredata da una sezione introduttiva che permette di cogliere – attraverso immagini fotografiche, volumi antichi e una selezione di opere – il gusto del collezionismo ottocentesco, in particolare quello di due cultori delle grandi civiltà del mondo antico, Augusto Castellani e Giovanni Barracco, che vissero e operarono negli stessi anni.

I due collezionisti furono tra i maggiori esperti di arte antica dell’epoca, legati al composito e multiforme scenario romano della ricerca archeologica e del commercio antiquario. Entrambi, con atto di liberalità, destinarono le loro collezioni al Comune di Roma, Castellani arricchendo i Musei Capitolini e Barracco inaugurando nel 1905 un “Museo di scultura antica” ospitato in un piccolo edificio neoclassico costruito appositamente. A questa sezione segue l’esposizione di preziose opere egizie della collezione di Eugene Berman, pittore, illustratore, scenografo e collezionista d’arte russo, donate nel 1952 alla Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale.

Il percorso espositivo prosegue con cinque sezioni: la prima sezione ci parla del metallo degli dei l’oro, nella sezione viene approfondito il significato che gli egizi attribuirono all’oro come simbolo di regalità e, in ambito funerario, di divinizzazione e immortalità, che influenzò le élites aristocratiche etrusche, ma anche la nuova oligarchia mercantile alla ricerca di riconoscimento della propria posizione sociale, influenzandole nell’uso dell’oro all’interno dei corredi.

A questo proposito, i pettorali raffigurati sulle maschere egizie possono essere accostate agli ori della tomba Regolini-Galassi di Cerveteri. Il pettorale in oro è particolarmente adatto per approfondire la tematica della simbologia egizia, pienamente accolta dalle élites principesche dell’Etruria meridionale, di rigenerazione regale con trasmutazione dallo stato umano a quello divino. (fig1)

L’esposizione di gioielli da tombe etrusche, in particolare quelli dalla Tomba degli Ori della Necropoli della Polledrara e da una Tomba da cui proviene un prezioso bottone in oro (fig. 2) decorato a filigrana e idoletti egizi- da Vulci, offrirà lo spunto per esaminare l’argomento della produzione artigianale e lo scambio di conoscenze, nell’ambito del bacino del Mediterraneo.

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fig2 Bottone in oro decorato in filigrana

Nella seconda sezione si parla di Faraoni e Principi; sono esposti due frammenti architettonici in quarzite rossa iscritti con i cartigli del faraone Akhenaton e della regina Nefertiti oltre allo scarabeo risalente al regno del faraone Bocchoris, recentemente ritrovato in una tomba della Necropoli dell’Osteria di Vulci.

Protagonista per il mondo etrusco, in questa sezione, è la Tomba dello Scarabeo Dorato, rinvenuta nella necropoli di Poggio Mengarelli a Vulci, con le sue preziose parures di ornamenti in oro, argento, ambra e pasta vitrea.

La terza sezione sarà dedicata al sogno di immortalità, uno dei temi cardine delle due civiltà a proposito della percezione della continuità della vita oltre la morte. Ne sono testimonianza i ricchissimi corredi funerari che accompagnavano il defunto nella sua ultima dimora e quanto è possibile ricostruire della ritualità antica, anche grazie all’ausilio delle nuove tecnologie a servizio dell’archeologia.

La quarta sezione è dedicata alle Dee e dei dall’Antico Egitto all’Etruria, sezione dominata dalla statua frammentaria in granito grigio della dea Sekhmet e altri reperti della collezione Berman che hanno gli dei come motivo centrale come: un bassorilievo con la raffigurazione di Ra-Harakhti, una stele con una scena di offerta a Osiride, coperchi zoomorfi di canopi e altri ancora. Ad essi sono accostati reperti etruschi con evidenti influenze egizie, come i numerosi pendenti in pietra dura affrontando il tema della fortuna del pantheon egiziano nel mondo etrusco e in generale in area mediterranea. Una selezione di amuleti da contesto etrusco (Bes, Pateco, Nefertum…) offrono lo spunto per una riflessione sull’origine egizia di alcune divinità mediate dalla lettura fenicia o greca che ne ha in parte snaturato il significato originario. (fig 3)

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fig3 Allestimento egizio

La quinta sezione ci parla dell’oro di Nefertum e dei profumi d’Oriente dove viene approfondita la tematica dei profumi, unguenti e cosmetici di origine orientali considerati beni di lusso e pertanto ricercati dall’aristocrazia etrusca come simbolo di ricchezza. I cosmetici venivano commerciati all’interno di piccoli contenitori quali l’alabastro e divenivano pertanto simboli di ricchezza.

Molte opere esposte sono di eccezionale valore, dal punto di vista culturale e didattico, grazie a questi importanti ritrovamenti abbiamo l’opportunità di unire i fili di una trama antica, ricca di insegnamenti e preziosi spunti di riflessione.

Un’esposizione da non perdere.

P.S.

Centrale Montemartini

Via Ostiense 106 - 00154 Roma
Martedì – Domenica 9-19
(la biglietteria chiude mezz’ora prima)
Chiuso: lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre