INFORMAZIONE
CULTURALE
Novembre 2020



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 5485
Articoli visitati
4446714
Connessi 13

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
28 novembre 2020   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

MOVIDA NOTTURNA

Tra lavoro, divertimento e inciviltà
mercoledì 20 dicembre 2017 di Andrea Agostini

Argomenti: Attualità


Segnala l'articolo ad un amico

Dopo una giornata di lavoro, stanco, torni a casa: due chiacchiere con i cari, cena serena, un po’ di tv in santa pace, infine il sonno ristoratore. Peccato che sia notte di movida.

Locali colmi di gente, musica a tutto volume, sgommate e motori, vociare, grida, danneggiamenti, risse, tutto ciò fino all’indomani mattina, segnato dall’urina sui portoni con l’arredo urbano sfregiato da cartacce, bottiglie frantumate, siringhe.

Non è semplice bilanciare il diritto di libera iniziativa commerciale, il diritto di espressione dei giovani, il diritto dei residenti alla quiete pubblica, ma come procedere in mancanza di reciproco buon senso?

Tocca al Comune regolamentare la movida notturna limitando l’inquinamento acustico.

Si individuano soglie di rumorosità, si contengono gli orari di apertura, si impongono agli esercizi commerciali soluzioni utili a non disturbare i residenti, come l’obbligo di vigilare sui clienti con la security dentro e nelle immediate pertinenze del locale a tutela della convivenza civile.

Così il buon gestore predispone cestini e posacenere fuori dal locale, affigge cartelli che invitano a non disturbare e in presenza di clienti molesti li richiama al civile rispetto e, se le molestie persistono, si rifiuta di servirli e li allontana dal locale, richiedendo se necessario l’intervento delle forze di polizia.

Del resto se i clienti schiamazzano, il titolare del locale, risponde del reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art.659 c.p.). Inoltre da quest’anno (D.L. 20/2/17 n. 14, Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città, conv. L.18/4/17 n. 48) il Sindaco può intervenire sull’orario di vendita, anche per asporto, e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche per tutelare la tranquillità dei residenti in determinate aree della città, anche in relazione allo svolgimento di specifici eventi.

In caso poi di reiterata inosservanza delle ordinanze sindacali, il Questore può sospendere fino a 15 giorni l’attività di pubblico esercizio, come quando nel locale si sono registrati tumulti o gravi disordini o questo sia divenuto abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o comunque sia di pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini (art.100 TULPS).

E se nessuno fa nulla?

I residenti, muniti di foto, testimonianze, rilevazioni di decibel, possono agire in sede civile a tutela della proprietà e della salute contro le immissioni rumorose intollerabili per farle cessare con procedura di urgenza (art.700 cpc).

I danni (artt.32 Cost., 844 e 2043 c.c.), oltre che all’esercente commerciale, possono essere richiesti al Comune per responsabilità da mancata prevenzione (es. impiego della polizia municipale per riportare le immissioni rumorose nella soglia di tollerabilità anche facendo sloggiare i giovani che bivaccano a mezzora dalla chiusura del locale).

Il Comune verrà così condannato a risarcire sia il danno patrimoniale (es. installazione degli infissi con vetri speciali “acustici”), che il danno non patrimoniale liquidato in via equitativa (es.50 euro per ogni serata di disturbo), come accaduto da ultimo con la recentissima sentenza del Tribunale di Brescia, 6/9/17 n.2621.