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A PROPOSITO DEL PONTE DI MESSINA

Un progetto che va contro la sicurezza ambientale
giovedì 14 dicembre 2017 di Manuela Angiolini

Argomenti: Natura


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E’ di oggi la notizia che nella notte si è verificato un terremoto di magnitudo 3,9 sul Canale di Sicilia ed altre si erano verificate nei giorni scorsi.. Si, proprio lì, dove, da anni si progetta un Ponte che dovrebbe unire la Calabria con l’isola.

Più volte, il nostro giornale ha manifestato la più profonda disapprovazione per questo progetto che contrasta con qualsiasi regola fisica, dal momento che verrebbe violato l’equilibrio naturale di quella zona.

Mi chiedo: come è possibile pensare di edificare un opera di grande impatto su di un terreno submarino che trema ancora oggi, dimenticando poi il sisma, forse più grave di tutti i tempi: quello di Messina del 1783 che procurò 1908 morti.

Tutti sanno che quella zona è ad altissimo pericolo idrogeologico in una zona vulcanica tra le più pericolose d’Italia, ma, evidentemente, altri interessi cercano di predominare sulla sicurezza ambientale.

Ma non finisce qui: da molti anni (dal 1994) sono stati istituiti uffici e strutture ad hoc che stiamo ancora pagando inutilmente.

Qualche cifra?

Più di 312 milioni, calcolati dal Commissario liquidatore della Società dello Stretto di Messina pagati dal Ministero dell’Economia, dall’Anas e dal Ministero dei Trasporti.

Il progetto auspicato da Silvio Berlusconi, fu poi messo in liquidazione nel 2013 dal Governo Monti e ad oggi i vari azionisti tra i quali la Rete ferroviaria italiana e le Regioni Calabria e Sicilia vorrebbero farsi restituire dallo Stato i soldi impegnati in tale fantasmagorica impresa.

Un ennesimo esempio di come gli errori di chi ci governa ricadano poi sugli Italiani, già provati da una crisi che non accenna a diminuire.