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ZEN E TIRO CON L’ARCO

Ovvero kabalah e tiro con la fionda
venerdì 10 novembre 2017 di Andrea Forte, Vivi Lombroso



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Facendo un ipotetico accostamento tra l’arco e la fionda come supporti di un’arte marziale, la fionda non è nota come un supporto di un’arte marziale tipica dell’occidente, ma solo come giocattolo per bambini violenti e aggressivi. Diciamo “ipotetico accostamento” perché la fionda precede l’arco di qualche migliaio di anni.

Mettiamo subito in chiaro che con “fionda” stiamo parlando di quella originaria, che era costituita o da una corda o da una striscia di un qualche materiale un po’ flessibile, come un budello, una striscia di pelle o di cuoio.

Dai reperti archeologici pervenutici, dalle abitudini che ancora oggi si riscontrano presso popoli che vivono con sistemi antichi, ricaviamo che i proiettili prediletti erano innanzi tutto i sassi. Alcuni popoli si organizzavano facendo pallottole sferiche di terracotta, oppure delle sfere di argilla con aculei avvelenati e non.

A questo punto bisogna recuperare che la fionda non è stata solo usata come fatto negativo, micidiale,. In realtà venne usata sia come arma che come utensile. Dai contadini veniva usata per scacciare animali vaganti ed uccelli che danneggiavano le coltivazioni, dai pastori per governare un branco a distanza.

Contro questi due usi pacifici abbiamo due usi bellicosi: il cacciatore che la usava per abbattere la preda, e il guerriero per abbattere il nemico. C’è poi un terzo uso della fionda come giocattolo. Anticamente il gioco era soprattutto teso ad addestrare i giovani in questi comportamenti che poi diventavano abituali.

La fionda è tipica dell’area mediterranea, laddove per tradizione, i Semiti usavano questo tipo di utensile/arma. Quando si parla di arti marziali, la mente corre subito all’arco, mentre invece questi è stato inventato dopo la fionda. L’arco è uno strumento più complesso della fionda, e allora, casomai, è nata prima l’arte marziale della fionda.

Il modo d’impiego della fionda è molto semplice, addirittura elementare, ancorché richieda notevole abilità ed autocontrollo psicofisico.

In pratica, per tirare con la fionda originaria, si mette il proiettile al centro della fascia, e si comincia a ruotare sempre più velocemente, o orizzontalmente sopra la testa, o verticalmente in parallelo al corpo, o diagonalmente al di sopra della spalla e del capo. A questo punto, quando si “sente” il bersaglio, si lascia di colpo un capo della fascia. La forza centrifuga impressa con la roteazione, fa schizzare il proiettile. Abbiamo un funzionamento che nella forma è molto semplice, ma che presuppone un notevole addestramento e, a quanto pare, induce al recupero di stati di coscienza inconsueti…

L’arco in fondo è anch’esso uno strumento che può essere un’arma o un giocattolo, che può far recuperare facoltà esp, perché per tirare bene con l’arco, bisogna progressivamente entrare in uno stato psicofisico ,sino ad ottenere il totale distacco dall’arco, dalla freccia, e dal bersaglio. Si riscontra che non si tratta di mirare al bersaglio, ma di prevedere dove il bersaglio sarà fra un certo tempo, nonostante un gran numero di variabili.

La fionda nel simbolismo kabalhistico rappresenta l’io che imprime alla materia il massimo dell’energia. È evidente che il proiettile è la pietra è l’energia è quella del braccio.

Cosa si cela dietro un discorso di un’energia che anima una materia ?

Tutta una serie di implicazioni teoriche e pratiche che vanno dalla più piccola azione, sino a competere con l’universo dove la coscienza dell’io si trova difronte un enorme qualcosa che sente di dover capire, ma che non sa come farlo.