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CASO WEINSTEIN: SESSO CONSENZIENTE O NO?


sabato 21 ottobre 2017 di Andrea Agostini



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PENALE
Violenza sessuale

Harvey Weinstein, potentissimo produttore cinematografico americano e grande sponsor del PD, è assurto agli onori della cronaca perché accusato ormai da 40 donne di molestie e violenze sessuali perpetrate negli anni a danno di attrici, alcune famosissime.

L’”orco” viene scaricato da Hollywood, dai Clinton e dagli Obama, dalla casa di produzione, dalla moglie fino a diventare il perno mondiale intorno al quale ruota una campagna social contro le molestie sessuali.

Immagino la difesa del produttore: al tempo attrici in cerca di una scorciatoia verso il successo cinematografico, oggi donne in cerca di danari e rinnovata notorietà, che hanno usato e usano per i loro fini un uomo malato di dipendenza da sesso, comunque prossimo a recarsi spontaneamente in clinica per guarire.

Aldilà delle difficoltà di prova dell’accusa, dettate dal passare degli anni e dall’intimità dello svolgersi degli eventi, viene da interrogarsi su cosa significhi realmente sesso consenziente.

Semplificando al massimo si può dire che esistano sostanzialmente tre modelli di riferimento.

La Germania che punisce gli atti sessuali commessi contro il dissenso della vittima: un no è un no e ci si deve fermare.
La California che per non punire pretende ci sia il consenso all’atto sessuale: senza il sì, non si va da nessuna parte.
L’Italia dove se è vero che la giurisprudenza della Cassazione pretende il consenso (pure che tacito per non ritenere integrata la violenza sessuale) in realtà il codice penale punisce solo gli atti sessuali compiuti con violenza o minaccia o abuso di autorità.

Le differenze di sistema non sono di poco conto e spingono a rivedere completamente le relazioni tra i sessi.