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Rubrica: CULTURA


LA DIMENSIONE EGIZIA

Percorso storico
martedì 16 ottobre 2007 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Storia


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Come è noto, Cam viene indicato quale 2° figlio di Noè, e capostipite degli abitanti in Africa ed Asia occidentale, secondo l’elenco etnografico espresso nel Genesi. Avendo sorpreso nudo il padre ubriaco, lo derise, donde la maledizione per sé, per il proprio figlio Canaan, e per i discendenti. In base a tale vicenda, la figura di Cam spesso simbolizza il figlio irriverente ed ingrato.

Lingue camite sono ritenute l’egizio ed il copto, entrambe estinte, (il copto costituisce un’evoluzione dell’egizio, e sopravvive attualmente solo nell’uso liturgico); il berbero, attualmente evolutosi in vari dialetti come il tuaregh, il marocchino, l’algerino, il tunisino, e altre; il guancio e l’antico libico, estinti; il suscitico, che è parlato nell’Africa orientale. Più specificamente, i camiti vengono indicati popoli attualmente stanziati nell’Africa nordorientale. Fra il 16° e il 17° secolo, numerose tribù nomadi di pastori presero a migrare dalla Somalia verso ovest, cioè Libia, Etiopia, ed Egitto.

Detto questo, più che di “religione egizia”, in effetti bisognerebbe parlare di realtà o dimensione egizia, nella quale tendevano ad identificarsi esoterismo, religione, politica, arte, scienza, e contingente quotidiano. Stante la vastità dell’argomento e della letteratura in merito, sarà forse meglio raccogliere degli appunti al riguardo per tentare di ricavarne alcuni criteri unificatori.

È consuetudine indicare il culto dei morti come chiave per intendere l’essenza della civiltà egizia: questa consuetudine è dettata dal fatto che le testimonianze di tale culto sono preponderanti, e quindi sono esse più delle altre che ci consentono una conoscenza dell’antico Egitto. In altre parole, molti critici ritengono che, se il culto dei morti non fosse stato così fondamentale in quella civiltà, e non avesse così prodotto così abbondanti manifestazioni concrete, in questo caso ben poco ci sarebbe pervenuto di essa. Secondo noi, gli Egizi, come tutti gli esseri umani (esoteristi o profani che siano), valutavano il post mortem in base alla propria esperienza di vita (più o meno realistica che fosse), e non che vivessero in base ad una ipotesi di post mortem. A nostro modesto avviso, l’esoterismo egizio non aveva tanto l’angoscia di morire, quanto piuttosto quella di vivere. Più vicino alle proprie origini dell’ebraico, l’esoterismo egizio provava più forte la “vergogna” di esistere, cioè la coscienza dello stato attuale e della strada da percorrere per reintegrarsi. Resta il fatto che, a nostro avviso, la chiave interpretativa della civiltà egizia non è la dottrina dell’oltretomba, bensì la dottrina della struttura umana (cioè dei livelli densi e sottili), laddove le produzioni funerarie sono una conseguenza di tale dottrina strutturale.

Durante il regno molto fastoso ma poco energico di Amenofi 3° (circa 1408-1372 a.C.), la Siria del nord si sottrasse al controllo egizio, grazie al sostegno degli Ittiti. Il processo di declino della 18a dinastia si evidenziò non solo a causa delle pressioni esterne, ma anche di quelle interne, fra le quali due presentano caratteri inconsueti, se non addirittura singolari: lo svincolo del popolo ebraico dal dominio egizio e lo scisma atoniano. Per quanto riguarda lo svincolo del popolo ebraico, tratteremo in altro articolo; quanto allo scisma atoniano si consideri che esso fu opera enorme sotto molti aspetti (religioso, politico ed esoterico) di Amenofi 4° (1372-1354). Questi innescò una vera e propria lotta a vari livelli contro Ammon, dio di Tebe, e patrono della stessa dinastia alla quale lo stesso Amenofi apparteneva, oltre che contro il suo clero. I faraoni precedenti, Amenofi 4° peraltro avevano già innescato il “braccio di ferro” con detto clero ed egli esasperò il processo coinvolgendo anche il piano teologico. Si fece portavoce di un nuovo dio, unico ed universale, frustante la dottrina politeistica tipica del clero tebano ed egizio in generale.

Fermo restando che egli ebbe una situazione psicosomatica inconsueta, tuttavia trovò anche all’esterno una situazione molto complicata, frutto di interazioni sviluppatesi attraverso decenni. La crescita del potere clericale nella nazione, della pressione esasperata del popolo ebraico, dell’aggressività ittita ai confini… sono problemi che Akenaton ha ereditato, non prodotto, e li ha ereditati quando erano ormai pervenuti alla loro fase di rottura. La sua grande opera religiosa e politica fu stroncata dalla reazione sacerdotale. Appoggiandosi su essa, il successore e genero Tutankamen restaurò il politeismo e ritrasferì la capitale a Tebe, grazie alla casta militare.

Le suddette vicende evidenziano il complesso rapporto che intercorre fra la “dimensione esoterica” e quella “politico-religiosa”. In alcuni casi, come ad esempio per Akenaton, l’esoterismo non riesce ad inglobare la dimensione politico-religiosa, ad occultarsi in essa, e quindi circuitasi socialmente; in altri casi, come ad esempio per Mosè, invece vi riesce.

È nell’ambito della religione egizia che troviamo la prima testimonianza della dottrina inerente il verbo creatore: il mondo nasce da un grido del dio Thot, che poi si spaventa alla vista di ciascun ente che egli va suscitando, dato che tali creature risultano più grandi di lui. Resta il fatto che questa dottrina la troveremo alcuni millenni dopo testimoniata nell’ambito della dimensione giudaica e cristiana, precolombiana e orientale (Veda e Upanishad).

La dimensione egizia rientrava in quel ciclo ideale che lo scrittore russo Mereshowsky espresse mediante una serie di opere. Tale ciclo andava dalla nascita degli dei con Tutankamen, al messia con Akenaton, alla morte degli dei con Giuliano l’Apostata, alla resurrezione degli dei con Leonardo.

La dimensione egizia ha peraltro giocato un ruolo fondamentale nella vicenda letteraria e biografica di Mika Waltari. Il suo best-seller fu Sinhue l’egiziano, composto fra il 40 e il 45, tradotto in una trentina di lingue, realizzato ad Hollywood durante gli anni ’50 con notevole successo.