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Struttura jolly dell’universo

La teoria dei toiri concentrici
venerdì 5 gennaio 2007 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Scienza


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Se si scorre la scienza, e in particolare l’astrofisica, le cosmogonie più recenti, la biologia, la chimica ed altre scienze connesse, si nota un dettaglio importante. Il dettaglio è che l’universo è tutto formato da un’unica forma energetica che si diversifica in varie tipologie energetiche. Si nota che tutto l’universo è costituito da subparticelle indifferenziate, laddove queste particelle, unendosi in modi diversi, danno atomi specifici, definiti, differenziati. Gli atomi a loro volta, riunendosi in modi diversi, danno diverse tipologie di sostanze e diverse tipologie di composti, fermo restando che le particele di base sono identiche per tutti gli atomi, elementi, composti. Si nota che le cellule basilari sono indifferenziate, sono anche molto semplici. Queste cellule indifferenziate, per agglomerarsi in modi diversi, generano cellule differenziate, con funzionalità diverse. Queste cellule specializzate, agglomerandosi in vario modo, danno luogo ad organismi diversi, spesso molto diversificati.

In pratica si vuole sottolineare che nell’universo pochissimi enti indifferenziati, ed in alcuni casi un solo ente indifferenziato, genera molte o addirittura miriadi di situazioni diversificatissime. Solo per parlare del pianeta Terra, pensiamo a quanta varietà di specie e a quante varietà di esemplari in ciascuna specie dà luogo la semplice cellula primordiale che, salva la forma, resta sempre la stessa struttura cellulare. Da tale dettaglio si possono trarre numerose, significative, e utili conseguenze:

- una conferma basilare e sostanziale del principio per cui l’insieme è superiore alla somma delle parti. Un certo numero di cellule, prese disgiuntamente, resta un certo numero di cellule. Messe assieme, si attivano in uno o più modi funzionali, fino ad organismi complessi. In altre parole, con pochi elementi dotati di poche caratteristiche, si ottiene una proliferazione di fenomenologie, purché gli elementi basilari vengano agglomerati, e si possa quindi produrre un qualcosa di più complesso della loro stessa natura.

- se consideriamo il rapporto fra sostanziale e formale, e se diamo un certo valore privilegiato al sostanziale, ferma restando la loro imprescindibilità, allora si ricava una netta impressione. Concedendoci un linguaggio un po’ antropomorfizzante, si potrebbe dire che l’universo mostra una scarsa inventiva a livello di sostanzialità. In pratica, per quanto riguarda le situazioni basilari, sono ben poche e semplici.

- l’universo invece mostra una notevole fantasia per il formale. Basta rovesciare il concetto sopra detto e rendersi conto di quale enorme varietà di formulazioni, di varianti, di diversificazioni, vengono effettuate sulla base di poche entità costitutive pregiudiziali. Esempio veloce, quanti miliardi di esemplari diversificati per miliardi di specie di molluschi.

- considerando quanto sopra, ed approfondendo più tecnicamente, si ricava un’ulteriore impressione, quella per cui nell’universo viga la legge della concentricità, se si vede per un verso, eccentricità, se lo si vede per altro verso, cioè qualcosa che sta dentro qualcosa, che sta dentro qualcosa, cioè la struttura jolly delle scatole cinesi, o delle matrioske.

In prima approssimazione sembrerebbe che detta struttura jolly sia basata sulle schema delle sfere concentriche. In realtà suggeriremmo lo schema di toiri concentrici. Come è noto, il toiro ha un centro che tende a zero, topologicamente parlando, ma strutturalmente parlando è lecito dire che il toiro ha un centro che tende ad altro da sé, cioè a qualcosa che abbia una collocazione ed una realtà altra rispetto quella propria. In quest’ottica, quando una cellula agglomerandosi forma un tessuto, possiamo dire che le cellule costituiscono un toiro il cui centro funzionale tende a qualcosa di altro da sé, cioè il tessuto. Il tessuto è una realtà diversa da quella delle cellule, pur essendone costituito. Il gioco si ripete quando si prendono vari tessuti che vanno a costituire un organo, e poi vari organi, che formano un apparato, e vari apparati che formano un organismo. L’immagine finale è un toiro dentro un toiro dentro un toiro, e così via.

- a questo punto dovrebbe venire spontaneo rendersi conto che ci si trova di fronte uno schema molto proficuo. In pratica ci si dovrebbe rendere conto che bisognerebbe adottarlo come schema conoscitivo. Infatti, là dove si ha un numero sufficiente, diversificato e coerente di conoscenze, come per esempio nelle sequenze delle cellule dell’organismo, dalle subparticelle agli ammassi galattici ed altri, allora è abbastanza facile riconoscere lo schema dei toiri concentrici. Laddove però si abbiano conoscenze parziali o comunque insufficienti per riconoscere lo schema, allora si può rovesciare l’atteggiamento, cioè partire dallo schema, inserire i dati disponibili, e quindi più facilmente riempire i vuoti che restano nello schema stesso, cioè coprire ciò che ci sfuggiva, conoscere ciò che non sapevamo, e così via.

- infine applicare il dettaglio visto sopra, cioè pochi elementi, tante diversificazioni, sia all’essere umano che all’essere universale, applicarlo nel senso di consapevolizzare come detta procedura sia onnipresente, ed in un certo senso onnipotente. Così per fare un fuggevole esempio, si potrebbe dire: tanti sono i sentimenti che un individuo può nutrire, tantissimi i momenti di emozione, ma presumibilmente, aldilà di quello che un individuo crede e che la società sottolinea, poche, forse pochissime, sono le pulsioni che si collocano a monte. Naturalmente gli esempi e le situazioni che si potrebbero evidenziare a riguardo sono un numero pressoché illimitato, tuttavia, una volta consapevolizzato il fatto, si potrà applicare tale consapevolezza per lo meno alle situazioni che in qualche modo ci risultano importanti, vuoi per motivi professionali, o personali od altro.

 



  • > Struttura jolly dell’universo
    26 aprile 2007, di Sym57

    ho letto l’articolo con interesse e se lo rapporto nel contingente quotidiano ho la sorpresa di potermi accorgere quanto la percezione dello spazio e del tempo in cui esisto risulta molto meno chiuso ed indifferente al contrario di come sarebbe percepibile se si tenesse conto soltanto di una visuale geometrica che non tenga considerazione di altre categorie diverse dall’altezza. la larghezza e lo spessore di un evento..inserendo anche la categoria temporale e indefinita..la percezione della vita diventa improvvisamente più ricca e meno superficiale.. certamente non che diventi facile o risolta, però senz’altro meno indifferente e noiosa o abitudinaria...e questo è solo il minimo..se poi questo concetto lo applico anche per approfondire i rapporti allora quest’ultimi diventano non solo matematici, ma anche sfaccettati e non così determinanti..
    queste sono solo accenni per comunque testimoniare che una percezione più profonda della realtà contingente, può essere utile per far intravedere aspetti di una realtà più profonda che altrimenti rimarrebbe sconosciuta..