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MAGIE E DINTORNI


lunedì 4 dicembre 2006 di Emanuela Ludovica Mariani

Argomenti: Sociologia


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Sempre caro mi fu l’abracadabra!

Nell’era delle tecnologie avanzate e della telematica invadente qualcuno sa anche riscoprire mondi lontani sì, ma ricchi di suggestioni magiche/esoteriche cercando di trarne ispirazioni o vie alternative da percorrere, alla ricerca di uno rivelazione, di una luce o chissà! L’avidità di risposte certe nel nostro tempo incerto spinge molti giovani ad avvicinarsi all’arte divinatoria lato sensu o ai suoi vari succedanei. Platone nel Simposio definiva l’arte divinatoria “un prezioso dono divino concesso agli uomini”...E Orfeo, dal canto melodioso e taumaturgico, era ritenuto il padre di ogni profezia e mistero.

Oggi, una larga fascia di età che va dai 25 ai 40 anni (tra cui, strano a dirsi, molti uomini) ha o ha avuto in qualche modo a che fare coll’oceano mondo della magia: o praticandola o semplicemente avvicinandosene per pura curiosità. Molti sono i negozi a Roma (molti dei quali concentrati in zona Prati o Esquilino) che, commerciano quello che, volgarmente, viene chiamato “armamentario d’alchimista” assieme ad altri generi più leggeri come erbe, radici, polveri, candele, gemme e pietre varie e colorate dalle mille proprietà. Inoltre, nella zona dei Castelli Romani c’è uno dei più antichi negozi dove, clienti con certe referenze, possono trovare anche rare monografie dei frati di Cortona (depositari della scienza magica egizia) in cui, si narra, sono custodite formule magiche potenti e dissertazioni in materia dallo svolgimento più incredibile.

La proprietaria del negozio, in merito a questi libri, è vaga ed elusiva, come a voler allontanare da sé certe curiosità “profane”. Ma è molto chiara nel dirmi che sono davvero tante le persone che entrano nel suo negozio chiedendo di riti, di suggerimenti magici oppure di semplici candele dal colore più appropriato al problema da risolvere che può essere affettivo, lavorativo e semplicemente uno spurgo dalle energie negative accumulate attorno. E’ sempre lei a dirmi che, tra le pratiche più diffuse, c’è un larghissimo consumo di incensi. Ma cos’è esattamente l’incenso? E’un bastoncino sottile, fragrante di erbe aromatiche e di preziose resine, che, bruciato, crea un filo di fumo che s’innalza nell’etere, come una via di congiunzione tra cielo e terra, un percorso per fuggire dal tempo e dallo spazio, verso l’eterno, lo sconfinato; è una preghiera che sale, purificata dal fuoco. L’uso di bruciare incensi come tramite tra l’uomo e il divino è, però, antichissimo. Si stima, infatti, che i sacerdoti dei templi egizi conoscessero circa 3000 specie diverse di sostanze aromatiche che giungevano loro da tutto il mondo allora conosciuto. L’incenso va visto come un dono che l’uomo fa a se stesso e al divino per creare uno spazio rituale, un angolo cerimoniale al di fuori dello spazio e del tempo, in cui raccogliersi, meditare, risvegliare le proprie capacità occulte e divinatorie. Capacità che possono egualmente venir fuori con l’utilizzo delle c.d. poudrettes : strumenti poveri dell’arte esoterica ma molti efficaci consistendo in piccole pozioni di polvere da bruciare. Accanto ad esse ci sono le 4 polveri salomoniche: polvere purificatrice, polvere propiziatoria, polvere del legamento, polvere maledetta ed in più, sale consacrato. Tutte queste polveri rientrano in rituali magici ben definiti che, si dice, debbano essere praticati solo da veri esperti o da coloro che sanno gestire adeguatamente il proprio patrimonio di energia. Perché, comunque, la magia ha sempre a che fare con movimenti cosmici di energia (positiva e negativa- solare e lunare). Ma, la vera “strega” non utilizza polveri già confezionate da altri, dal momento che (e questa è un’altra scuola di pensiero illustratami, nello stesso negozio, da una giovane ragazza sui 30 anni) quello di cui ha bisogno lo trova direttamente in natura e soprattutto in certe piante dalle magiche proprietà, come ad esempio il nocciolo o il tiglio o il ciliegio. “La vera strega è in simbiosi con la natura e dalla natura riceve la sua energia, convogliandola, poi, nei vari riti che eseguirà con sentita e cieca partecipazione. Infatti, quando sceglie le piante, seleziona gli ingredienti o prepara gli oli, già in questo momento preliminare usa la sua energia che avrà l’apoteosi durante il rito”. Insomma, la magia bianca è sposa della natura. Senza dire, che questo discorso fattomi dalla ragazza l’ho poi ritrovato anche in altri clienti di altri negozi, tutti convinti assertori che la vera magia da praticare non è quella sbattuta in prima pagina (vedi ad esempio riti satanici, speculazioni di Vanna Marchi &Co o simili) ma quella fatta di piccoli gesti rituali che riescano a riavvicinare sé stessi a qualcosa di più profondo e misterioso, una sorta di viaggio verso panorami di sé dimenticati oppure solamente sopiti. Uno spazio tutto per noi dove la concretezza del materiale svanisce e si entra in una dimensione spiritual/contemplativa lontana però dai dogmi delle religioni canonizzate.

Anche i cristalli e le pietre hanno un valenza notevole nelle pratiche magiche. E questo perché le pietre, in genere, sono sempre state un punto di contatto tra il microcosmo e il macrocosmo. Facendo una sorta di breviario di qualità intrinseche delle pietre, si può dire che, ad esempio, l’acquamarina avrebbe qualità calmanti capaci di armonizzare le emozioni poiché aiuterebbe a rilasciare le negatività: è poi, da secoli, la pietra dei marinai che assicura loro una pesca proficua. L’agata, invece, che si presenta spesso con colori diversi e a strati variegati, avrebbe un effetto pulente e protettivo sull’aura e negli ambienti. Inoltre, se indossata per un anno intero, rafforzerebbe le gravidanze e la fedeltà di coppia. Una menzione particolare merita l’ametista, quarzo con tracce di ferro dal colore che varia dal porpora al violetto, considerata la pietra della trasformazione perché ci aiuterebbe ad abbandonare le vecchie forme-pensiero e le abitudini cristallizzate, per far posto al nuovo. Tutte sprigionerebbero le loro benefiche proprietà se, in una notte particolare di ogni mese, esposte alla luce della Luna piena, viene praticato un adeguato rito di purificazione. Le pietre sono, a differenza degli incensi, una comunicazione col lato più materiale che è in noi, in quanto testimoni secolari dell’evoluzione della crosta terrestre...una specie di recupero di anima primitiva che si nasconde in ognuno.

I tarocchi, invece, oltre ad esser un valido strumento divinatorio, sono considerati piccoli scrigni in cui sarebbero racchiusi dei messaggi in grado di arrivare dritti alla nostra anima. Usando spesso i tarocchi si possono risvegliare le nostre energie nascoste e, questo, proprio perché scavano dentro il nostro inconscio anche se noi non ce ne accorgiamo. Come la tradizione insegna, i Tarocchi da usare devono essere quelli regalati. Il primo mazzo non lo si deve comprare altrimenti, si dice, perderebbe la sua efficacia...Infatti, una volta ricevuto il dono, il mazzo deve passare sotto due fasi importanti prima d’iniziare a capirli e ad usarli per far sì che si possa entrare in simbiosi con loro. Queste due fasi sono: la purificazione (pulizia dagli influssi di altre energie di tutte quelle persone che ne sono venuti in contatto), e la consacrazione alla persona che li dovrà usare.

A tutti coloro che amano il genere, il mondo di Internet offre una gamma infinita d’informazioni e curiosità. Pullulano siti su oroscopi (es.: www.oroscopitalia.com), oracoli (es.: www.lasibilla.it), tarocchi (a Roma, fornitissimo di tarocchi da tutto il mondo è il negozio “La Chiave” a Piazza Argentina): le carte su amore soldi e fortuna, sveleranno, a chi li interroga, un futuro che s’appropinqua ...e c’è chi dice che più si è scettici più esse siano efficaci e precise. E sono molti i giovani attratti da tutto ciò che il mistero può offrire. Spesso, come mi hanno riferito, è un semplice modo di staccare con la spina della quotidianità e dei suoi affari per affidarsi ad un “volo” leggero verso dimensioni più eteree. Oppure sembra la via più veloce per arrivare a delle risposte. Oppure ancora, il mondo della magia e dei suoi mille strumenti é visto in una dimensione ludica (specialmente per i ventenni), capace di aggregare (poiché forte interesse comune) persone che altrimenti sarebbero lontane.