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Rubrica: EDITORIALI


EDITORIALE 11/2006


mercoledì 15 novembre 2006 di Silvana Carletti



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Autunno....cadono le foglie e anche le illusioni che qualcosa possa migliorare. I prezzi restano alti, al di sopra delle possibilità dei cittadini che stentano ad arrivare alla fine del mese; il traffico, lo smog, gli scioperi, i disservizi rimangono al livello di guardia e aumentano le preoccupazioni per il futuro dei nostri giovani, in continua ricerca di un lavoro e di una qualche stabilità professionale ed economica.

Eppure, il progresso va avanti. Si vive più a lungo, la tecnologia ha fatto passi da gigante e così la medicina, le scoperte scientifiche, la convivenza tra i popoli, anche se contrastata...Ma, allora, perché tanta amarezza, insoddisfazione, ribellione, specie tra i giovani?

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Parigi Banlieu

I recenti fatti di Parigi e di Napoli ci dimostrano che le nuove generazioni reagiscono spesso in modo violento all’impossibilità di affermarsi nei campi e nei ruoli che dovrebbero essere loro congeniali, quali lo studio, il lavoro e la famiglia. Questo disagio, spesse volte, degenera in uno stato di insoddisfazione ai limiti della depressione, o in rabbia e violenza contro le istituzioni e l’ordine civile. La mancanza di ideali in cui credere si trasforma in mancanza di speranza e da qui, il pericolo di autodistruzione (alcol, droga), o di ribellione incontrollata.

Cosa fare allora per porre rimedio a tale fenomeno che sta aumentando di giorno in giorno?

Certamente la famiglia, la scuola e la società devono intervenire in maniera drastica al diffondersi degli esempi negativi che hanno invaso i media, porre rimedio alla disgregazione dei rapporti affettivi, promuovere il dialogo, diffondere la cultura tramite incontri interessanti quali il cinema e il teatro, valorizzando il culto della memoria spesso trascurato. Se è ancora valido il principio dei corsi e ricorsi storici, probabilmente, ad un periodo negativo, dovrà succedere l’avvento di un tempo migliore, di risalita, di positività, di risanamento morale.

” Où sont les neiges d’antan?” Forse non troppo lontane, forse dietro l’angolo e a portata di mano.