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CHAT, E’ AMORE ?


mercoledì 15 novembre 2006 di Emanuela Ludovica Mariani

Argomenti: Società


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In un mondo sempre più virtuale ed alieno anche l’arte dell’incontro s’affida a quello che la tecnologia offre ormai a buon mercato: la chat. In questo scarno e breve inglesismo si cela, in realtà, un mondo che d’asciutto ha ben poco, rappresentando un microcosmo digitato in uno schermo lucido dove storie, dolori e desideri trovano strani ed effimeri appagamenti. Si parla e soprattutto si scrive tanto in queste stanze virtuali dove s’improvvisano rendez-vous o novelle conoscenze pronte, prima o poi, a varcare la difficile soglia del viversi realmente.

Il fenomeno nasce in America già negli anni 90, ma trova da noi ampia diffusione dal 2000 ai nostri giorni, diventando sempre più una comunicazione alternativa massificata. I fruitori, giovani e meno giovani, se ne godono ogni giorno, agli orari più disparati, l’immediatezza e l’efficacia. Le distanze che gli occhi o gli odori o le sensazioni epidermiche potrebbero creare in un normale e superficiale contesto visivo quotidiano, nel virtuale s’azzerano del tutto partorendo, talvolta, creazioni fantastiche in cui proiettare aspettative presto deluse.

E, molti, prima o poi, cedono alla tentazione di provare a chattare e di assaporare il gusto o del travestimento oppure della sincerità ad oltranza: perché è proprio questo il classico dualismo che si rintraccia tra i patiti dell’etere virtuale. O si viene fagocitati dalle infinite e seduttive possibilità che una chat può offrire (arrivando ad indossare maschere sempre diverse pur di sentirsi all’altezza degli interlocutori cui s’intende puntare) oppure se ne conserva un atteggiamento ludico finalizzato ad un ozio disimpegnato ma curioso. Tante sono le persone che hanno attraversato queste vie intangibili, a volte dall’incanto misterioso, e tante sono quelle che ne fanno ormai, digerita la novità, divertente argomento salottiero. La chat, insomma, sa ancora dividere o unire, appassionare o scontentare, lusingare o terrorizzare. E’come se potesse assurgere a summa dell’umano agire. Navigando in Internet, non è difficile imbattersi in accattivanti chat-room o sofisticati server di comunicazione istantanea (es.: C6 di Virgilio oppure Msn- messanger o Meetic o mille altri) e volare velocemente in un mondo fisicamente lontano ma virtualmente assai vicino. La seduzione è proprio quella di dare ali alla fantasia, sperando in incontri che diano voce all’esigenza di ognuno di uscire dall’unilateralità ed andare incontro ad una appassionata reciprocità. Che sia amore, che sia amicizia o sia semplice scambio telefonico poco importa: la voglia è la comunicazione.

Facendo incursione in una chat si può trovare di tutto: c’è il poeta che, col copia&incolla, inoltra i suoi versi alla rinfusa, nella speranza o di un approccio di un certo tipo o nella fortuna d’incontrare un editore annoiato che lo sveli al grande pubblico, oppure c’è il simpatico che con battute di presa cerca un gancio per proseguire una conversazione, oppure c’è il neofita che, timido e confuso, qui viaggia per scoprire i misteri o gli orrori di questo mondo parallelo, oppure il narciso che mostra, compiaciuto, le foto dei suoi addominali scolpiti e dei suoi bicipiti lucidi oppure ancora i sessuomani solitari in cerca di sfoghi disimpegnati e veloci. E ci sono un Giacomo, un Lucio, un Alessandro, un Filippo che, con nickname o alias fantasiosi e curiosi tipo soncontento00 o squaack od onlyforthinkers o fuegodecor, cercano d’evadere dalla loro cieca solitudine emotiva, confrontandosi con “uditori”virtuali ai quali narrano i loro vizi, le loro virtù, le loro storie più o meno tormentate e complicate, cercando, alla fine, un semplice sfogo dialettico e rifuggendo dal confronto reale che li vedrebbe, molto probabilmente, indomiti levrieri da corsa. Perché, in fondo, la chat è un limbo: la luce della verità è ingannevole, l’emozione della speranza è effimera, la sorpresa dell’incontro è un volo breve e talvolta brusco.