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Una proposta di riforma integrale della magistratura.


sabato 27 dicembre 2008 di Michele Penza

Argomenti: Attualità
Argomenti: Opinioni, riflessioni


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"Una provocazione insolita dovuta allo sconforto che ci provocano le cronache giudiziarie di questi ultimi tempi".

Le ultime notizie sul conflitto fra le procure di Salerno e Reggio Calabria confermano il carattere di estrema urgenza per un provvedimento di riforma della magistratura che, come è sotto gli occhi di tutti, se deve esserci non può che essere radicale. Come cittadino di questo paese intendo quindi proporne una alla discussione di tutti coloro che avvertono, come me, l’urgenza di questo problema. La soluzione che propongo, per la sua originalità ed economicità, mi sembra idonea ed esaustiva.

Anzitutto i magistrati in servizio dovrebbero essere collocati a riposo con il trattamento pensionistico dei funzionari direttivi dello stato: non un euro di più. Possono ringraziare che persista definitivamente il divieto di farne sapone di Marsiglia come qualche sconsiderato a mezza bocca già comincia a suggerire. Verrebbero loro civilmente concessi appositi spazi per passeggiare al Bioparco, al fine di promuoverne la buona salute e al contempo di impedir loro di produrre ulteriori gravissimi danni ai cittadini.

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Per l’amministrazione della giustizia si propone di sollecitare l’immigrazione di un adeguato numero di sciamani dal territorio dei Galla e Sidama o dal Burkina-Faso. Si tratta di personale qualificato che per le sue capacità e le sue referenze entrerebbe senza difficoltà nelle quote previste dalla Fini-Bossi. E’ noto infatti come le procedure giudiziarie sia civili che penali ivi consistano essenzialmente nel lancio in aria da parte dello sciamano di una manciata di sassolini e nella successiva interpretazione del pronunciamento degli spiriti dedotto dalla loro collocazione in caduta. Nei processi indiziari le probabilità di coglierci sono comunque del cinquanta per cento (innocente o colpevole), presso a poco le stesse di quelle del nostro processo e pertanto nel confronto fra la nostra e la loro liturgia a questo punto il punteggio sarebbe ancora di uno a uno.

E allora, dirà qualcuno? Siamo sempre allo stesso punto. Un momento: consideriamo pure che tutta l’operazione può concludersi al massimo in cinque minuti. Ci possono forse essere confronti coi tempi nostri, in cui si parla di anni, lustri decenni? E siamo già due a uno!

Vogliamo andare avanti? Devo dire proprio tutto? Beh considerate pure che in quei cinque minuti si parla pochissimo. Appena il necessario per esporre il caso allo sciamano che è un uomo di mondo, conosce bene i suoi polli e sa quello che fa. Se tale non fosse non farebbe lo sciamano e tutto al più verrebbe adibito a pestare la manioca nel mortaio della sua signora. E se fosse sciamano imbroglione o semplicemente offrisse ai suoi la percezione di concedere oggettivamente maggior tutela a chi commette delitti che a colui che li subisce, non rischierebbe solo il trasferimento a Matera ma un colpo di lancia fra le costole fluttuanti.

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Se avessimo provveduto a tempo a mobilitare gli sciamani non avremmo, per esempio, sentito un magistrato dopo anni e anni di inchieste dire che non sa chi abbia abbattuto l’aereo di Ustica, se un temporale, la bombetta del solito terrorista anonimo o anarchico, o magari l’eccessivo meteorismo di un passeggero mangione. Lo sciamano avrebbe detto subito: i francesi, come ben presto si è detto negli ambienti militari e nei circoli della stampa, come io stesso, cittadino qualsiasi, ho saputo circa dieci anni prima di averne la conferma ufficiale dal presidente della Repubblica allora in carica, nella sua recente intervista in TV. Qualcuno magari penserà che in certe materie viene posto il riserbo dal segreto di stato. Ma chi lo decide se una cosa è segreto di stato? Non si sa bene. Non sono i magistrati nostri che col sole e con la pioggia ci ribattono sempre sulla testa il chiodo della autonomia della magistratura, che sarebbe un valore assoluto da difendere a costo della vita (come tutti gli altri loro privilegi, ne più, ne meno)? E allora, se non si vuol dire la verità non sarebbe più retto dichiararsi incompetenti a giudicare invece di dare qualche mese all’aviere che ha strappato i tabulati del radar perché glielo hanno comandato?

E nemmeno avremmo sentito sentenziare che a gonfiare di botte gente che dormiva senza fare male a nessuno, e a mettere loro in conto bottiglie molotov per giustificare la canagliata (e questa è brutta per davvero) siano stati agenti e brigadieri, di loro iniziativa, a totale insaputa dei loro superiori. Oppure che a organizzare e realizzare una truffa come quella dei bond della Parmalat sia stato un unico gentiluomo, noto benefattore, e non c’entrino nulla tutti quegli altri nostri benefattori che dirigono quelle banche che sono state il braccio operativo di questa nuova operazione S. Gennaro. Noi dovremmo berci queste tisane? Via!

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Tornando a noi, se quindi mettiamo in conto il tempo che si risparmierebbe con gli sciamani e il maggior rispetto che da loro ci potremmo aspettare per la nostra intelligenza siamo già tre a uno. Noi siamo generosi e fingiamo di non aver sentito quando ascoltiamo il giudice che concede gli arresti domiciliari alla zingarona super ladra che, essendo nomade, per definizione non possiede domicilio, ma l’ultima (solo in ordine di tempo) perla della collezione non possiamo trascurarla: la geniale affermazione del principio che la resistenza della vittima di uno stupro spiega la reazione un po’ eccessiva dell’assalitore. (Ma che volete, sono ragazzi, un po’ scapestrati d’accordo, ma che sarà mai…diamogli le generiche, va’… o guaglione è stato provocato!)

Ancora non vi basta, non siete convinti? Allora ve ne aggiungo un’altra per il buon peso. Gli sciamani non vengono nominati per concorso. Ci verrebbero risparmiati anche figli, nipoti e nuore cretine! Ma che cavolo volete ancora?