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Rubrica: CULTURA


Carisma e successo


domenica 17 settembre 2006 di Andrea Forte, Vivi Lombroso

Argomenti: Sociologia


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Stando all’ipotesi esoterica, se noi partiamo da un’ipotesi a monte, ci accorgiamo che al di là dei formalismi, tutte le forme carismatiche possono essere raggruppate alla base. Ad esempio, il tipo di carisma di S.Francesco è lo stesso di quello di Krishnamurti. Il carisma risulta una potenza, una carica energetica, una saetta, una manifestazione energetica che si manifesta usando supporti e materiali diversi. Se prendiamo il carisma mistico, di per sè è una fenomenologia ben precisa, che poi si concretizza in santi diversi, ma di per sè la santità è sempre la stessa. Mentre storicamente ciascuna religione dice “io sono l’unica vera”, a livello umano ci accorgiamo che i santi musulmani, cattolici etc. sono sostanzialmente santi con le stesse caratteristiche. In questo senso, la santità è una, il carisma mistico è uno. Quello che risulta da una panoramica spaziale e temporale dell’umanità è che in ogni luogo ed epoca grosso modo sorgono ovunque e sempre un certo numero di sciamani, di mistici, di esoteristi. Questo fenomeno può consentire di valutare meglio il fenomeno delle religioni, delle scuole di esoterismo etc.

Il rapporto tra l’energia carismatica ed i supporti materiali nei quali il carisma si manifesta, lo ritroviamo nel rapporto tra psiche e soma, spirituale e concreto, e così via. Le tensioni psichiche prese globalmente, sono un’energia che non può prescindere da una concretizzazione in un personaggio ben preciso.

Si constata che il fenomeno del carisma (la carica di un individuo per cui ci si impone in senso positivo o negativo agli altri o alle situazioni) può essere distinto in livelli diversi:

  1. carisma di tipo sciamanico che è quello di porsi in contatto diretto tra il carismatico e chi subisce il carisma, laddove il carismatico si carica ricorrendo a forme esterne.
  1. carisma del mistico, che si carica attingendo ad un elemento che è esterno a lui: Dio, la divinità etc.
  1. il carisma dell’esoterista, che per caricarsi attinge all’autodisciplina, all’interiorità, escludendo che esista una forma esterna di divinità; si sente crescere nella misura in cui consapevolizza la propria interiorità.

Prendendo ciascun fenomeno, ci si accorge che nella misura in cui ci si allontana dal loro aspetto più evidenziato, più storico e contingente, la distinzione tra energetico e materiale, teorico e pratico, viene a perdere di significato. Se prendiamo dieci, cento carismatici, vediamo che sono dei personaggi storici che hanno inciso sulla realtà storica personale e sociale. Senonché, se ci allontaniamo da questa loro forte connotazione spaziotemporale, ci accorgiamo che la dicotomia tra energia e materia tende a perdere di significato. A livello personale, storico, diciamo “sono molto nervoso” “mi fa male il dito” etc. Se però ci allontaniamo da questa collocazione di “pupazzo”, vediamo che se sono arrabbiato, lo è anche il mio corpo, e viceversa, se cambia lo stato del mio corpo, cambia il mio stato psichico.

La spinta personale a conseguire determinati stati coscienziali parte ovviamente da una situazione storica (tizio che si sveglia una mattina e dice “voglio crescere, voglio caricarmi”), e quindi sorge la domanda: ma le tecniche quali sono ? Da una parte abbiamo una miriade di tecniche una più bella dell’altra come l’astinenza, il digiunare, quanto e cosa mangiare, dall’altra poche tecniche: digiunare, non bere, non avere rapporti sessuali, vegliare, e soprattutto tacere, che però sono pericolose e possono diventare un’operazione narcisistica, se non si disponga di un individuo che faccia da specchio ben terso il quale deve preoccuparsi di riflettere il più possibile la situazione reale di colui che sta operando, e non il suo giudizio sulla situazione.

Sorge una domanda a questo punto: perché S.Benedetto ha scelto come obiettivo quello mistico e non quello sciamanico o esoterico ? Perché Platone ha scelto l’esoterismo piuttosto che lo sciamanesimo o il misticismo ? La scelta del carisma da raggiungere tradisce anche le sue problematiche e il suo livello di incompetenza. Chi sceglie di fare il medico ad esempio, da una parte è un benefattore dell’umanità, mentre dall’altra è un assassino represso; non si può concepire l’idea di curare gli altri se non si concepisce l’idea di irrompere nel circuito degli altri. Lo stesso vale per la scelta dei carismi. Se fossimo sinceri con noi stessi e con gli altri dovremmo chiederci in realtà quale tipo di carisma vorremmo. C’è quello che vorrebbe guarire e guarirsi, quello che vorrebbe essere in sintonia con gli altri e la natura, chi vorrebbe fare tanto del bene, e così via. In realtà in ognuno di noi c’è un ideale di noi stessi. Sarebbe bene chiedersi “io dove sto ?”. Forse varrebbe la pena di cercare di riconoscere in noi questa posizione di fondo: 1) voglio, 2) spero, 3) una volta voglio e una volta spero.

Vediamo di considerare l’energia unica che si esprime in aspetti formali diversi; smettiamo di vederla in termini di io e vediamo questa energia unica che si articola in tante forme diverse, in tot miliardi di esseri umani diversi, tot miliardi diversi di alberi. In alcuni punti l’energia si espande, in altri si contrae, in alcuni punti è più densa, in altri più rarefatta. Focalizzando l’attenzione sul punto e sul momento in cui si è espansa, e vediamo che si chiama Gandhi, Platone; fissiamo l’attenzione sul punto in cui si ritrae, e a questo punto come si chiama ?

Esisterebbe ovviamente una situazione di controcarisma, cioè una situazione di caricamento nevrotizzante. Si sa che le situazioni gratificanti o degratificanti, se vengono subite ed accettate fideisticamente, valutate come positive o negative, producono stress, cioè la necessità di adattarsi in qualche modo ad esse per sopravvivere. Si nota una linea di individui che alle gratificazioni e alle degratificazioni non rispondono con un processo di autoconvincimento sempre più esasperato, ma innescano un processo sempre più distaccato, che non significa menefreghismo. In pratica, più si caricano e meno ci credono, e più si caricano carismaticamente. Perché i maestri negavano sempre la loro maestria ? Erano i primi a non prendere per buona la funzione che svolgevano. A questo punto si impone una scelta: godere oppure crescere.