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HOKUSAI: il Maestro del Mondo fluttuante

Al Museo dell’Ara Pacis sono in mostra 200 opere del grande incisore e pittore giapponese e dei suoi seguaci
mercoledì 1 novembre 2017 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mondo
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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01 Ingresso mostra Hokusai

Quello che invidio ai giapponesi è l’estrema limpidezza che ogni elemento ha nelle loro opere … Le loro opere sono semplici come un respiro, e riescono a creare una figura con pochi, ma decisi tratti, con la stessa facilità con la quale ci abbottoniamo il gilet. Ah, devo riuscire anche io a creare delle figure con pochi tratti”. Queste parole, scritte da Vincent van Gogh al fratello Theo nel 1888, evidenziano tutta la sua ammirazione, condivisa da altri artisti europei dell’Ottocento, per l’arte giapponese dello stesso secolo, e in particolare per Katsushika Hokusai (1760-1849), il cui stile naturalistico, che punta all’essenziale, è alla base dell’arte nipponica moderna.

La grande mostra ospitata a Roma nel Museo dell’Ara Pacis, Hokusai. Sulle orme del Maestro, a cura di Rossella Menegazzo, si propone di ripercorrere l’opera e l’eredità del grande pittore e incisore giapponese, che deve la sua fama universale alla Grande Onda - la più nota tra le silografie della serie Trentasei vedute del monte Fuji - e all’influenza che le riproduzioni delle sue opere ebbero sugli artisti parigini, tra i quali Manet, Monet, Tissot, Toulouse-Lautrec, protagonisti del movimento del Japonisme. Sono in mostra circa 200 opere (soprattutto silografie policrome e rotoli dipinti), esposte in due rotazioni per motivi conservativi legati alla fragilità dei materiali e ripartite tra cinque sezioni.

Maestro indiscusso dell’ukiyoe (letteralmente “immagini del Mondo fluttuante”), Hokusai nacque a Edo (nome antico di Tokio) da un fabbricante di specchi della corte degli shogun Tokugawa. Il suo nome d’infanzia era Tokitaro, ma cambiò più volte il suo nome d’arte, fino ad assumere quello di Hokusai per la sua profonda venerazione verso il dio Hokushin-Mioken (un bodhisattva che è la deificazione della Stella polare). Ed è proprio dal pensiero religioso orientale che deriva quel concetto di impermanenza, di mondo mutevole, che traspare dalle sue opere. Nel 1834 appare il primo libro delle Cento vedute del Fuji-Yama, ma a questo segue un secondo e quindi un terzo volume in cui raggiunge “una scienza, un’arte e una capacità di osservazione umoristica di gran lunga superiori”, come già osservava il critico d’arte ottocentesco Edmond de Goncourt.

Il grande artista celebra la montagna sacra del Giappone, simbolo dell’identità nazionale giapponese, innumerevoli volte, vista non solo da Edo, ma anche dalle campagne a nord, a sud, a est e a ovest del Fuji. Il Fuji che emerge dalla nebbia, il Fuji rosso, il Fuji di giorno e il Fuji di notte, il Fuji nelle diverse stagioni dell’anno, col temporale e col bel tempo, e ancora raffigurato con persone, animali e piante particolari, sono tutte visioni che incantano, come il Fuji visto dal mare, in lontananza, nella celebre Grande onda, che con la sua cresta ad artiglio trasmette pienamente il senso di mutevolezza dell’acqua, e quindi della vita.

Oltre alle stampe policrome del vulcano sacro, indubbiamente il soggetto paesaggistico più rappresentato in Giappone, ci sono due rotoli che lo raffigurano: Monte Fuji all’alba, di Hokusai (1843), e Veduta del Monte Fuji nel piccolo sesto mese, realizzato nel 1837 da uno dei suoi allievi più capaci, Totoya Hokkai (1780-1850). L’abile allievo raffigura il monte avvolto da un cerchio nebuloso biancastro con la cima coperta da un cappuccio di neve.

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12 HOKUSAI. Carpa e tartaruga

Alla prima sezione della mostra, dedicata ai paesaggi (Meisho, ovvero “mete da non perdere”), segue Beltà alla moda, comprendente un repertorio di immagini legate al mondo della seduzione femminile: raffinati dipinti su carta o su seta nel formato del rotolo verticale da appendere, firmati da Hokusai, e dagli allievi a lui più vicini, tra cui Teisai Hokuba, Katsushika Hokumei, Ryūryūkyo Shinsai, Gessai Utamasa. Ammiriamo in particolare in questa sezione il grande maestro Keisan Eisen, la cui figura artistica è presentata in Italia per la prima volta.

Nato a Edo nel 1791, Eisen decise di dedicarsi all’ukiyoe all’età di 20 anni, dopo la morte del padre che era un samurai ed esperto calligrafo, riproducendo soprattutto ritratti di beltà femminile e disegnando stampe teatrali per i drammi kabuki. Pur influenzato da Hokusai per il paesaggio, realizzò creazioni completamente nuove e originali, traendo spunto dal mondo seducente dei quartieri di piacere, in particolare dalle cortigiane. Le sue modelle, avvolte in elaborati kimono, sono rappresentate con grande attenzione all’espressione del volto e alla postura, ma soprattutto ai dettagli dei tessuti, delle acconciature e degli accessori. D’altra parte in Giappone l’abbigliamento, con la sua perfezione formale, nasconde la profonda sensibilità d’animo di persone che, pur coprendosi, esibiscono una bellezza iniziatica, dettata da precise regole sociali.

Dal 1830, a seguito dell’introduzione in Giappone del blu di Prussia, Eisen indirizzò la sua produzione verso stampe realizzate col solo inchiostro blu, in diverse gradazioni tonali, ed eseguite nel formato del trittico e del ventaglio rotondo. Anche questo Maestro fu apprezzato sia in patria sia in Europa. Tra le sue opere c’è anche la figura di cortigiana che van Gogh dipinge alle spalle di Père Tanguy nell’omonimo ritratto, pubblicata anche nella copertina del Paris Illustré. Le Japon nel 1887.

Eisen, così come Hokusai, si cimentò anche nella raffigurazione di scene amorose, le cosiddette “immagini pericolose” (abunae), come per esempio nella silografia policroma Amanti che si baciano. D’altra parte anche l’erotismo in Giappone gode di una sua arte originale e di una sua letteratura. Su un ventaglio dipinto con una cortigiana in parata a Nakanochö, Hokusai ha scritto: “Diventa nuvola di fumo il tabacco acceso, diventa pioggia una fila di giorni di sole. Sotto le coltri e sul futon i piacevoli incontri della vita non durano a lungo”: sono parole eleganti e poetiche che svelano il suo interesse per il piacere erotico e allo stesso tempo la consapevolezza della sua impermanenza nel tempo.

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13 HOKUSAI Dragone rampante

Le altre sezioni della mostra, Fortuna e buon augurio; Catturare l’essenza della natura e Manga e manuali per imparare, ci fanno scoprire i diversi soggetti esplorati da Hokusai, che vanno dalle meraviglie della natura (strepitose le raffigurazioni di animali) ai ritratti di attori kabuki, di guerrieri e anche alle immagini di fantasmi, di spiriti, di esseri e animali leggendari, come il Drago che sale al cielo, raffigurato su un rotolo di seta.

Artista decisamente eclettico, Hokusai sperimentò diverse tecniche e diversi formati: dai dipinti a inchiostro e colore su rotolo verticale e orizzontale, alle silografie policrome di ogni misura destinate al grande mercato, fino ai più raffinati surimono, utilizzati come biglietti augurali, calendari per eventi, incontri letterari, cerimonie del tè, inviti a teatro. Egli dipingeva straordinariamente bene sia con la mano destra che con la sinistra, e addirittura con le unghie. “Dopo aver studiato per lunghi anni la pittura delle diverse scuole – afferma in un suo scritto – ne ho penetrato il segreto e ho raccolto quanto in esse vi è di meglio. Niente mi è sconosciuto in pittura”.

Non avendo il tempo di dedicarsi personalmente ai suoi allievi, egli pubblicò i volumi dei Manga, che raggruppano centinaia di schizzi e disegni nel suo stile innovativo e a volte caricaturale. Stampati in solo inchiostro nero con qualche tocco di vermiglio leggero, rappresentano modelli per ogni genere di soggetto messi a disposizione di giovani artisti e pittori. Egli pubblicò anche racconti e romanzi, da lui illustrati e firmati con diversi nomi, e fu anche eccellente poeta del genere Haikai (poesia popolare di 17 sillabe). La poesia che egli dettò come proprio epitaffio in punto di morte, recita così: “Oh, la libertà, la bella libertà, quando ai campi dell’estate si va per abbandonarvi perituro il corpo”.

P.S.

HOKUSAI. Sulle orme del Maestro

Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma
12 ottobre 2017 - 14 gennaio 2018
Orario: tutti i giorni 9,30 - 19,30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietto 11 €, ridotto 9€, gratuito per gli aventi diritto
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