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13 settembre 2017   e  
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GIORGIONE E I LABIRINTI DEL CUORE

Una mostra ospitata in due sedi, Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo, che trae spunto dal doppio ritratto “Due Amici” di Giorgione per parlarci di sentimenti
sabato 1 luglio 2017 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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In quella rappresentazione speciale che è il ritratto privato, in cui l’immagine non deve essere trasmessa ai posteri nel suo ruolo pubblico, può essere colto un particolare momento della vita di un individuo, come l’innamoramento, il dolore, la malinconia. Sono proprio questi sentimenti, espressi nell’arte, i protagonisti della mostra “Labirinti del cuore. Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma”, a cura di Enrico Maria Dal Pozzolo, che si tiene a Roma, dal 24 giugno al 17 settembre 2017 a Palazzo Venezia e a Castel Sant’Angelo.

La mostra, come ha sottolineato la direttrice del Polo Museale del Lazio Edith Gabrielli, è stata allestita in modo da non cancellare gli spazi storici dei due musei, ma semmai esaltandoli, e comunque con un tema in sintonia con la storia di Palazzo Venezia, ovvero col suo rapporto con la Serenissima Repubblica che ha dato i natali a celebri artisti presenti in mostra quali Giorgione, Tiziano, Tintoretto e al cardinale Pietro Barbo, poi papa col nome di Paolo II, cui si deve l’importante palazzo romano, divenuto in seguito sede dell’Ambasciata della Repubblica di Venezia. Sono proprio due leoni in pietra bianca (prestati dall’adiacente basilica di San Marco), simbolo della città veneta, ad accogliere i visitatori nell’appartamento Barbo, dove è ospitata la prima parte dell’esposizione. Stampe, sculture antiche, busti, oggetti da collezione e libri ci parlano di un ambiente culturale raffinato che aveva come modello umanistico il Canzoniere di Francesco Petrarca, il poeta trecentesco che, nel suo peregrinare tra Francia e Italia, soggiornò anche a Venezia e a Roma. Di Petrarca, oltre all’edizione stampata da Aldo Manuzio e curata da Pietro Bembo de Le cose volgari (Venezia, 1501), è presente un ritratto postumo, realizzato da Girolamo di Santacroce nel Cinquecento.

Si è scelto di non fare una mostra su Giorgione (Giorgio da Castelfranco, 1478-1510), uno dei più colti e criptici pittori del Rinascimento, ma di partire da un suo capolavoro per costruirci intorno un labirinto di sentimenti. Il quadro, intitolato Due amici (olio su tela, 1500-1502), è un doppio ritratto attribuito da diversi critici a Giorgione, ma è ancora poco noto rispetto alla sua straordinaria rilevanza: può essere considerato, in effetti, l’archetipo di quella nuova idea del ritratto, che intende sottolineare lo stato d’animo e l’espressione del sentimento amoroso. Niente si sa sui personaggi raffigurati: quello in primo piano sulla sinistra ha l’aria pensierosa e sognante, con la mano poggiata su una guancia a evidenziare una sofferenza d’amore, mentre l’altro in secondo piano a destra appare come l’amico partecipe, ma allo stesso tempo in contrasto con l’altro, perché non colpito da analoghi sentimenti.

Lo stesso atteggiamento del giovane (la mano sulla guancia) è evidente anche in una magistrale incisione di Albrecht Dürer, Melencolia I, siglata e datata 1514, come pure nel frontespizio del libro di Robert Burton The Anatomy of Melancholy nell’edizione del 1632, dove troviamo ben nove figure emblematiche a richiamare il tema, a partire dal filosofo Democrito (Democritus Abderites) raffigurato sotto un albero con il viso reclinato sulla mano sinistra, secondo il gesto tradizionalmente attribuito ai malinconici.

Il doppio ritratto di Giorgione è conservato nelle collezioni di Palazzo Venezia dal 1919, ma è attestato a Roma fin dall’inizio del Seicento, a testimonianza degli intrecci storici che legano la figura di Giorgione a Roma. Della breve vita del pittore di Castelfranco (morì poco più che trentenne), sappiamo molto poco, ma risulta che il cardinale Domenico Grimani, che ebbe come prima dimora romana Palazzo Venezia, fu un suo collezionista, e forse probabile committente. Giorgione fu iniziato all’arte della pittura dal maestro incontrastato della sua epoca Giovanni Bellini, ricordato in mostra con Ritratto di uomo (1490-1495, Musei Capitolini), e si affermò nella città lagunare in un periodo di grande fervore artistico, che vide la presenza di Vittore Carpaccio, Cima da Conegliano, Andrea Mantegna, del giovane Lorenzo Lotto e del tedesco Dürer. Lo stile fortemente innovativo di Giorgione, basato sull’esclusione del disegno preparatorio, ebbe allievi eccellenti, tra cui Sebastiano del Piombo e Tiziano Vecellio, del quale troviamo in mostra il Ritratto di musicista (1513-1514 ca., Galleria Spada). Attualmente le opere attribuite al genio di Castelfranco sono poco più di una ventina, custodite nei più importanti musei internazionali. Per questa rarità, come pure per il mistero che lo circonda, il quadro dei Due amici può essere visto, secondo il curatore della mostra, come la Gioconda di Palazzo Venezia.

Anche se sappiamo poco di lui, possiamo ammirare le sue fattezze in una serie di dipinti e stampe, in particolare nell’incisione di Wenceslaus Hollar (1650), che riproduce l’Autoritratto di Giorgione in veste di David con la testa di Golia. Un quadro enigmatico, pure attribuito a Giorgione, proveniente dalla National Gallery di Londra, è intitolato Fetonte davanti ad Apollo, ma presumibilmente potrebbe trattarsi di quello un tempo attestato come Re David che istruisce un uomo pio al suo culto, oppure Salomone che istruisce un giovane. La cosa che salta subito agli occhi in questo dipinto è la presenza di un giardino paradisiaco, con un leopardo e un pavone in primo piano e altri animali sullo sfondo che sembrano ammaliati dal suono di un musicista (come un novello Orfeo) seduto su un gradino ai piedi del re ammantato di giallo: un re dall’aria malinconica, che solo nella musica e nella natura può trovare conforto. Ed è proprio questa consonanza che ritroviamo nel Giardino dei sogni, un’installazione video-sonora di Luca Brinchi e Daniele Spanò, che chiude il percorso nella Sala delle Battaglie. Traendo spunto da dipinti giorgioneschi vengono create le visioni di un giardino cinquecentesco, non così dissimile da quello all’interno del palazzo che ospita attualmente la rassegna Il giardino ritrovato, con eventi di musica, teatro, danza e conversazioni d’arte.

La mostra prosegue a Castel Sant’Angelo, negli Appartamenti papali, in un’atmosfera più intima e privata. Sono esposti molti libri (la prima sala è intitolata Parole) e dipinti di grandi maestri del Cinquecento, tra cui Tiziano (L’imperatrice Isabella di Portogallo), Tintoretto, Romanino, Moretto, Ludovico Carracci, Bronzino, Federico Barocci, Paris Bordon, Sofonisba Anguissola e Bernardino Licinio. Queste opere conducono il visitatore in quei labirinti esistenziali che ogni uomo porta in sé e che si riflette anche nell’esperienza amorosa, tra innamoramento, matrimonio, affetti, abbandono e nostalgia. Un dipinto di Bartolomeo Veneto, Ritratto di gentiluomo (1510-1515, Cambridge Fitzwilliam Museum), è particolarmente emblematico perché l’uomo ritratto indossa un vestito con la raffigurazione di un labirinto proprio all’altezza del cuore, oltre ad altri enigmatici simboli come i nodi di Salomone e allusioni ad opere letterarie. Gli è stato accostato, sapientemente, il Labirinto d’amore di Giovanni Boccaccio in un’edizione veneziana del 1516.

Altri ritratti raffigurano uomini con in mano una lettera o un guanto, donne che leggono Petrarca, coppie colte in situazioni amorose, donne col seno nudo o con un garofano in mano, uomini o donne con strumenti musicali. Il Ritratto di gentildonna con lira da braccio, di un anonimo emiliano-romagnolo (1537-1540 ca., Galleria Spada), ha la mano destra su uno spartito musicale con un testo amoroso, che è stato individuato e registrato per la prima volta, così che ora è possibile ascoltarlo nell’audioguida della mostra.

P.S.

Labirinti del cuore. Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma

24 giugno – 17 settembre 2017
Palazzo di Venezia
Piazza Venezia – Roma
Martedì/domenica 8.30-19.30 (chiuso il lunedì). La biglietteria chiude un’ora prima
Castel Sant’Angelo
Lungotevere Castello, 50
Tutti i giorni 9 – 19.30. La biglietteria chiude un’ora prima
Info +39 06 32810410
www.mostragiorgione.it