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1 ottobre 2017   e  
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Pintoricchio e lo scandalo del Papa Borgia

La Madonna col Bambino Gesù delle mani e il mistero svelato di Giulia Farnese
giovedì 1 giugno 2017 di Patrizia Cantatore

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Dal 19 maggio al 10 settembre 2017 all’interno dei Musei Capitolini, si potranno ammirare, per la prima volta esposti insieme, i frammenti di un affresco censurato e staccato dagli appartamenti Borgia in Vaticano (erroneamente creduto il ritratto di Giulia Farnese) e 33 opere del nostro Rinascimento.

Una mostra affascinante che raccoglie dipinti e racconta storie di cortigiane della Roma tardo Quattrocentesca. Protagonisti il Papa, Alessandro VI al secolo Rodrigo Borgia (1431, Papa dal 1492 al 1503) e una dama, raffinata e bellissima, Giulia Farnese (1475-1524) amante adolescente e concubina non troppo nascosta dello stesso Papa, e uno degli artisti più estrosi del Rinascimento, Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio (c. 1454-1513).

Un pontificato segnato da vicende dinastiche, veleni, calunnie e gelosie ma che allo stesso tempo fu di grande impulso per le arti. Nell’autunno del 1492, poco tempo dopo la sua elezione, Alessandro VI decise di costruire un nuovo appartamento papale al primo piano dell’ala quattrocentesca del Palazzo Apostolico edificata da Niccolò V (Tommaso Parentucelli, 1447-1455) che verrà completato, in quegli anni, con la costruzione della Torre Borgia progettata da Antonio da Sangallo il Vecchio. L’incarico fu affidato a due pittori di gradimento del neoeletto pontefice e già noti a corte per aver decorato la Palazzina del Belvedere di Innocenzo VIII (Giovanni Battista Cibo, 1484-1492): Piermatteo d’Amelia e Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio.

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Madonna
Frammento della distrutta Investitura divina di Alessandro VI, c. 1492-1493
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Bambino Gesù delle mani
Frammento della distrutta Investitura divina di Alessandro VI, c. 1492-1493
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Copia affresco di Pietro Facchetti 1612

Pintoricchio venendo incontro alle esigenze iconografiche e auto-celebrative del pontefice, propone la prima grande rielaborazione del modello decorativo ispirato ai dipinti e agli stucchi dei grandi palazzi degli antichi romani, dalla Domus Aurea di Nerone alla villa di Adriano a Tivoli cui tutti gli artisti in quel momento aspirano a dare vita. L’appartamento Borgia, ricco di contenuti umanistici e teologici, fu un opera fortemente innovativa per la sensibilità quasi rivoluzionaria con cui Bernardino di Betto interpretò col suo linguaggio “all’antica” il programma ideologico e politico di Alessandro VI. La stanza che per prima sarà terminata è proprio il cubicolo, ovvero la camera da letto del papa, dove ripropone una decorazione parietale ad arcate aperte con paesaggi che darà ariosità ad un ambiente normalmente angusto.

Ammirata e osannata da quanti la visitarono, l’opera fu quasi totalmente ignorata da Giorgio Vasari, che manifestò invece il suo interesse solo per la scena che ritraeva il Papa in ginocchio davanti alla Madonna col Bambino benedicente, ritenuta – secondo voce diffusa di corte – il ritratto dell’amante del Papa, la giovane e conturbante Giulia Farnese. A fronte del potere assoluto e violento dei Borgia, l’unica arma di opposizione vincente fu quel “venticello della calunnia” che qualcuno alitò in maniera impalpabile, ma efficace nelle stanze dell’appartamento Borgia.

Alla morte del Papa il destino dell’opera subì l’abbandono dei pontefici successivi e poi la censura per lunghi anni, sotto uno strato di stoffa pregiata. Infine distaccato sotto il pontificato di Alessandro VII (Fabio Chigi, 1655-1667). Le due immagini della Madonna e del Bambino divennero due dipinti a sé stanti ed entrarono a far parte della collezione privata dei Chigi, mentre il ritratto di Alessandro VI scomparve definitivamente.

Nell’esposizione dei Musei Capitolini sono presenti ben 33 opere del nostro Rinascimento: ritratti della famiglia Borgia e raffinati dipinti di Bernardino di Betto, dalla Crocifissione della Galleria Borghese, alle Madonne della Pace di San Severino Marche e delle Febbri di Valencia che fanno da cornice alla ritrovata Madonna e al Bambino Gesù delle mani. Nel percorso 7 sculture antiche di epoca romana provenienti dalle raccolte capitoline, entrano in stretto dialogo con i dipinti dell’Appartamento Borgia (riproposti in mostra con fedeli gigantografie) con lo scopo di documentare quanto il Pintoricchio abbia attinto all’antico per promuovere la rinascita artistica e culturale di Roma.

Ad oggi la maliziosa leggenda o calunnia nei confronti di Giulia Farnese è stata completamente smentita dagli studi scientifici e dalle prove iconografiche. In mostra, la comparazione con il vero ritratto di Giulia sia con la Madonna delle stanze Borgia che con la Copia dell’affresco che Pietro Fachetti (1539 – 1613) realizza nel 1612, prova con grande chiarezza che il volto della Vergine, seppure trattato dalla mano di un pittore del tardo seicento, è il calco della fisionomia tipica delle Madonne di Pintoricchio dal volto allungato, senza alcuna ricerca di ritrattistica, e in una posa piena di amorevole concentrazione e assorto compiacimento come la Madonna della Pace.

Il riaccostamento dei due frammenti ci permette di ricomporre parzialmente un’opera di forte valenza iconografica ed evidente significato teologico. Una rarissima iconografia papale che, rappresentando l’Investitura divina del neoeletto Pontefice spazza definitivamente il campo dalle interpretazioni decisamente “terrene” che ne provocarono la distruzione, persistendo tuttavia nella memoria.

P.S.

MUSEI CAPITOLINI:

Pintoricchio pittore dei Borgia
Il mistero svelato di Giulia Farnese
19 Maggio - 10 Settembre 2017
Tutti i giorni 9.30/19.30