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Il caso Mihajlo Mihajlov


lunedì 17 luglio 2006 di Arturo Capasso

Argomenti: Letteratura e filosofia


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Qualche giorno fa m’accingevo a scrivere un “medaglione”, che rappresenta di solito il ricordo d’uno scrittore conosciuto negli anni addietro e col quale ho intrattenuto rapporti epistolari.

Mi è apparsa la cartella Mihajlo Mihajlov, fitta di lettere, articoli, appelli, interviste.

Ma sono diversi anni che non sento l’autore di “Estate a Mosca” che tanto successo ebbe negli anni settanta e che gli costò una lunga detenzione nelle carceri titine. E allora ho “navigato” su Google alla ricerca di aggiornamenti.

Molte notizie in inglese, serbo , russo. In italiano c’ è un solo richiamo che riporta ad un mio articolo sui dieci anni del disgelo in Urss.

In quell’ articolo Gustavo Herling si dice d ‘accordo con Mihajlo Mihajlov o piuttosto “con quel che ebbe a dirgli a Mosca Leonid Leonov: Sui campi si scriverà in Russia per i prossimi ottanta anni”.

Ho saputo poi che lo scrittore serbo è attualmente membro dell’International Pen Club e socio onorario di numerose organizzazioni internazionali per i diritti umani e degli scrittori. Inoltre, è vice presidente di Democrazia Internazionale di Belgrado.

Sul sito Johnson’s Russia List c’è una lettera aperta indirizzata a George W .Bush e a Vladimir V. Putin invitandoli ad un’ azione comune contro il terrorismo.

L’appello , del 14 febbraio 2005, è firmato da un centinaio di professori, giornalisti e scrittori dei due ex blocchi. E c’è anche il Dr. Mihajlo Mihajlov, Author and scholar, Belgrade. Così ho saputo due cose . sta nella sua città, ha possibilità di far sentire la sua voce. Ne sono lieto.

Libertà alterna

Il 25 aprile 1966 ricevo la seguente epistola::


“ Caro Capasso, ringrazio per la lettera del 20 febbraio. Solo ieri sono tornato a Zadar, dopo aver proseguito il viaggio nel Paese, per la pubblicazione della rivista di cui vi ho scritto.

Le cose vanno bene, tuttavia le autorità se ne sono interessate eccessivamente ed hanno iniziato ad intimorire i miei amici. Spero che la vicenda non finisca come i miei articoli moscoviti. Il Signore ce ne scampi.

Grazie per l’invito di essere vostro ospite, ma non credo che mi sia permesso . Non voglio ripetere la sorte di Tarsis ( gli diedero il permesso di uscire, non lo fecero più rientrare,n,d,a,) Forse voi potreste venire a Zadar?

Avete ricevuto il mio articolo su Sholokhov? Esso, purtroppo, è stato scritto velocemente.

Sono sovraccarico di lavoro e soprattutto mi spetta fare di tutto, fino ad incollare i francobolli per l’enorme quantità di lettere per la rivista.

Sembra più che mai valido il proverbio “uno solo nel campo non è un combattente”. Bene, in qualche modo sopravvivrò.

Con molta stima, il vostro Mihajlo Mihajlov”

p.s. Abbiamo un nuovo indirizzo: Zadar, Zrtva fasizma 9.


Dopo qualche tempo ricevo un’altra lettera , nella quale fra l’altro scrive. “Se sarò arrestato, avrai il seguente telegramma: Je ne peux pas venir à cause de maladie de Malin"

E, purtroppo, l’8 agosto è arrestato. Le agenzie giornalistiche e i corrispondenti da Belgrado diffondono la notizia in tutto l’Occidente.

Mi reco a Zadar (Zara) e Zagabria, incontro suoi amici, collaboratori, la mamma. Scrivo alcuni articoli e sollecito Ignazio Silone ad un suo autorevole intervento.

Ricevo la sua lettera datata 13 settembre 1966, finora inedita.


Una lettera di Ignazio Silone

Ignazio Silone Via Villa Ricotti 36 Roma

Caro Capasso,

ho ricevuto il suo articolo sul viaggio a Zagabria e sono rimasto alquanto perplesso sulla sua utilizzazione.

L’articolo in sostanza non aggiunge nulla su quello che già si conosce dell’ambiente in cui lavora il Mihajlov, ma contiene particolari organizzativi, indirizzi, indicazioni personali, indiscrezioni, che potrebbero eventualmente servire alla polizia.

Le confesso sinceramente di essermi astenuto dal prendere contatto diretto col Mihajlov appunto a causa dell’ingenuità e disinvoltura del metodo da lui seguito.

Senza informarsi, magari presso lo stesso interessato, egli concesse il diritto di traduzione italiana sulla sua “Estate a Mosca” a un signore che non nasconde le sue nostalgie fasciste.

Ho poi l’impressione che si è affidato ciecamente a farsi rappresentare nei paesi d’Occidente alla centrale di Francoforte degli emigrati russi, che è quello che è

Così ho ricevuto due lettere di Mihajlov tramite il povero Tarsis, che conobbi qui a Roma ed ho rivisto un paio di volte e col quale potrei di nuovo prendere un caffè, ma a condizione che non si parli di politica né di letteratura.

In tutta questa vicenda mi sono solo preoccupato che non si getti discredito su Gilas, uomo altrimenti serio e ponderato.

Verso Mihajlov, piena solidarietà, anche pubblica; ma ciò di cui avrebbe maggiormente bisogno, sarebbe un maggiore discernimento nel sollecitare e nell’accettare contatti con l’estero.

Dal momento che egli si dichiara, ideologicamente, socialista-democratico, perché non ha cercato appoggi tra i socialisti? Non dico, rivolgendosi direttamente agli apparati, a a singole persone, che a suo tempo difesero Tito contro Stalin e han difeso Gilas contro Tito.

Penso che abbia una copia del suo testo e non sia necessario che le restituisca l’esemplare in mio possesso.

Cordiali saluti Ignazio Silone.