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1 ottobre 2017   e  
22 ottobre 2017



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Botero al Vittoriano

Una grande mostra monografica celebra la lunga attività del famoso artista colombiano con una serie di dipinti e sculture che abbracciano tutti i suoi temi preferiti
giovedì 1 giugno 2017 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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A 85 anni di età Fernando Botero, il pittore e scultore colombiano dallo stile inconfondibile, continua a lavorare con una fede incrollabile. La sua lunga carriera viene celebrata a Roma nel Complesso del Vittoriano con una grande mostra, alla quale ha presenziato nel giorno dell’inaugurazione, manifestando una grande vitalità e un forte rapporto d’amore con l’Italia, e con la Toscana in particolare, dove è venuto come studente all’età di 20 anni e dove ha comprato nel 1983 una casa (a Pietrasanta), per trascorrervi 2-3 mesi ogni anno.

La sua arte, osannata da molti e criticata da altri, è stata sempre coraggiosamente fedele alla figura, quando la scena artistica era dominata dall’informale, dalla pop-art e dall’arte concettuale. Le sue forme, i colori brillanti e i volumi dilatati dimostrano tutta la forza di un uomo che riesce a creare con il suo talento un mondo diverso, e di farlo vivere come poetico riflesso della realtà. Immancabile nel corso della presentazione è stata la spiegazione del perché egli dipinga figure grasse: “l’obiettivo del mio stile è di esaltare i volumi, non solo perché questo amplia l’area in cui posso applicare il colore, ma anche perché trasmette la sensualità, l’esuberanza, la profusione della forma che sto cercando”. Per Botero, in effetti, il piacere viene dall’esaltazione della vita, che esprime con la sensualità delle forme, che necessariamente devono essere tondeggianti per essere più sensuali.

Nato nel 1932 a Medellin, egli si dedica da giovanissimo alla pittura, tant’è che già nel 1948 espone per la prima volta i suoi lavori nella città natale. Si trasferisce poi a Bogotà dove viene a contatto con molti esponenti della cultura colombiana e della scuola muralista messicana come Diego Rivera e José Clemente Orozco.Nel 1952 vince il II Premio al IX Salone degli artisti colombiani e con il denaro della vincita intraprende un viaggio in Europa. Dal 1953 al 1954 frequenta l’accademia di San Marco a Firenze, appassionandosi all’arte rinascimentale italiana. Nel 1955, tornato a Bogotà, espone i nuovi lavori realizzati durante il soggiorno italiano, ma la reazione negativa della critica lo spinge a trasferirsi in Messico. In seguito si sposta a New York, dove il suo stile plastico inizia a emergere in molte opere dai colori tenui e delicati. Dal 1967 al 1970 effettua continui spostamenti tra la Colombia, gli Stati Uniti e l’Europa, e nel 1973 si trasferisce a Parigi, dove si dedica soprattutto alla scultura. Solo nel 1978 ritorna alla pittura e negli anni successivi vengono organizzate in vari musei mostre itineranti e le sue sculture più grandi vengono esposte nelle vie attirando molta curiosità.

La mostra romana, suddivisa in sette sezioni, ci fa conoscere le sue origini, le passioni, l’amore per i grandi artisti del passato e la sua voglia di rendere loro omaggio, magari con un tocco di ironia. Ed è proprio la sala dedicata ai grandi pittori, da lui rivisitati secondo il suo stile, ad accogliere i visitatori con il Dittico di Piero della Francesca (il duca di Urbino Federico da Montefeltro e la moglie Battista Sforza), la Fornarina di Raffaello, Rubens e sua moglie, L’Infanta Margherita Teresa di Velasquez. Le nature morte, che raffigurano strumenti musicali, frutti, lampade e vasi di fiori, ci colpiscono perché sono anch’esse plasticamente dilatate e, come scrive lo stesso Botero, “ogni cosa è resa nella stessa maniera, perciò l’intero lavoro irradia un senso di unità, armonia e coerenza”.

Nella sezione dedicata alla religione i vari personaggi sono immersi in un mondo dove la realtà sconfina a volte nel soprannaturale. Si va dal macchiettistico Nunzio al Cardinale addormentato, che esibisce anche nel sonno la sua porpora cardinalizia, al Seminario, i cui componenti, rigorosamente in nero, variano nella posizione: uno è seduto, due sono in piedi, uno prega accoratamente in ginocchio e l’altro è sdraiato per terra, immerso nella lettura di un libro. Il maestro, sicuramente più noto per la sua rappresentazione degli aspetti sensuali e giocosi della vita si è cimentato pure con il dramma di Cristo, visto nella sua natura umana, in una serie di dipinti risalenti al 2010- 2011, che l’anno scorso sono stati oggetto della mostra La Via Crucis al Palazzo delle Esposizioni. Una sua Crocifissione, esposta accanto a Nostra Signora di Colombia, colpisce gli spettatori per il forte pathos che non ci si aspetterebbe da una figura sovrappeso.

Il mondo latino-americano, al quale Botero attinge per molte sue composizioni, fa pienamente parte della sua vita, anche nei lunghi periodi vissuti a New York o in Europa. Formatosi inizialmente osservando le tavole e le sculture policrome coloniali, l’arte popolare e quella precolombiana, cui si ispira per l’essenzialità delle forme, Botero continua a riproporre tutto ciò nelle scene di vita quotidiana, ma con una sua poetica raffinatasi col passare degli anni, come in Atelier di Sartoria o in Fine della Festa. Pure ispirati a quel mondo sono i grandi ritratti di famiglia (tra cui Le sorelle) o della sezione dedicata alla politica, come la Famiglia presidenziale e Il Presidente e i suoi ministri.

Il circo è un altro dei suoi temi preferiti documentato in mostra con diverse opere, raffiguranti i variegati protagonisti degli spettacoli circensi, tra cui il noto Contorsionista e una improbabile cavallerizza a seno nudo nel dipinto Numero da circo.

Anche il nudo femminile è presente: si tratta di donne dalla straordinaria grazia nonostante le dimensioni abbondanti e le situazioni particolari, come quella raffigurata nei due dipinti intitolati “Il bagno”, che con il suo corpo di fronte e di spalle invade una minuscola toilette. Anche Adamo ed Eva ci colpisce per la mancanza di malizia (sono ancora nell’Eden), che ritroviamo nel bronzo Ballerini, nonostante la nudità assoluta.

La mostra propone una selezione di sculture, a partire dal Cavallo con briglie esposto fuori del Vittoriano, scelto da molti bambini e adulti per le immancabili foto-ricordo.

P.S.

BOTERO

Complesso del Vittoriano, Roma
A cura di Rudy Chiappini. Catalogo Electa
Fino al 27 agosto 2017
Orari: dal lun. al gio. 9,30-19,30; ven. e sab. 9,30-22; dom. 9,30-20,30
Biglietto: € 12, ridotto €10