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1 ottobre 2017   e  
22 ottobre 2017



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Baku Centro Internazionale del Multiculturalismo

AZERBAIJAN, IL PAESE DEL MULTICULTURALISMO

Una terra dove identità e diversità convivono
giovedì 1 giugno 2017 di Andrea Comincini

Argomenti: Attualità

Available language: English
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Negli anni ’90 il termine “multiculturale” sembrava essere la parola magica da utilizzare per descrivere uno stato progredito, forte e culturalmente avanzato. Ogni nazione d’Europa esibiva con orgoglio, nei vari tg nazionali, la varietà meravigliosa di popoli, lingue, religioni nelle loro maggiori città: Londra, Parigi, New York, Berlino dichiaravano al mondo di essere leader non solo nell’economia, ma nella costruzione stessa delle identità e della socialità mondiale.

Il multiculturalismo altro non era se non sinonimo di successo e leadership. Sono bastati pochi decenni, e il tragico crollo delle Twin Towers, per trasformare qualsiasi idea positiva di diversità nel suo opposto: lo “scontro di civiltà” teorizzato da Samuel P. Huntington è sembrato per molti l’unico esito plausibile per mondi giudicati totalmente differenti e persino ostili fra loro.

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Azerbajan, mappa

La verità delle banlieue parigine, insieme ai sempre più cruenti omicidi di neri in America o la odiosa e capillare discriminazione dell’islamico – senza alcuna distinzione di etnia, confessione, appartenenza statuale e grado sociale – hanno trasformato la globalizzazione e i suoi oppositori, parafrasando un noto lavoro di J. Stiglitz, in una gabbia sociale.

La novità degli ultimi anni, devastati da revanscismi vari e razzismi di ogni tipo, è che dalla gabbia non si vuole evadere, ma tenere fuori “gli altri”. Muri, steccati e recinti sono all’ordine del giorno e appartengono trasversalmente al vocabolario della politica, una politica sempre più spaventata e soggetta a populismi di ogni genere.

Questa nuova epoca mostra chiaramente quale è l’origine teorica del problema. La parola “TOLLERANZA”, utilizzata sempre e soltanto in termini positivi, ha nascosto e covato qualcosa di ulteriore e pericoloso, di cui solo oggi ci si rende pienamente conto: cresciuti su basi fragili, noi europei “tolleranti” ci siamo trovati ad essere sedotti da politici di cui si sperava la storia potesse finalmente fare a meno. Perché? La ragione è che il concetto di tolleranza non implica affatto un effetto “esclusivamente” positivo, ma rivela anche un contenuto razzista, il quale – sottovalutato per troppo tempo – grazie alla crisi economica è emerso in tutta la sua pericolosità.

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Baku, la capitale

Tollerare infatti può voler dire “SOPPORTARE” l’altro, a cui, sebbene abbia diritto a vivere, ciononostante non si riconosce lo stesso livello di dignità (dopo Auschwitz sembra impossibile negare la vita ufficialmente, tanto che persino i negazionisti affermano appunto che le camere a gas non siano mai esistite).

Il “diverso” può sostare, vivere e chiedere residenza nel mio territorio solo e soltanto se la sua presenza non provoca nessuna modifica dello statuto sociale precedente: insomma, può rimanere se non lo incontro mai per strada. Questo concetto ormai ha trasformato il multiculturalismo, rendendolo agli occhi di molti una minaccia: oggi troppi sono sedotti dalle destre xenofobe, e nemmeno le sinistre sono immuni da atteggiamenti elitari e razzisti.

Dentro questo quadro politico l’Europa mostra ancora una volta di essere logocentrica e chiusa al mondo, evitando di confrontarsi con realtà differenti capaci di insegnare modelli di convivenza vincenti e certamente concreti, non astratti. L’Azerbaijan è una di quelle terre poco conosciute, e di cui a volte se ne parla solo in termini qualunquistici e riduttivi, la quale in realtà nasconde un profondo insegnamento e modelli consolidati di tolleranza (positiva). Grazie alla “Baku International School” questo piccolo stato del centro Asia sta promuovendo con estrema energia e convinzione una idea di multiculturalismo fondata sull’eguaglianza e l’assenza di gerarchia discriminatoria. Una fratellanza trasversale, reale e storicamente millenaria. Attraverso un viaggio studio condotto a febbraio, e a un recente meeting svoltosi a Ausburg, in Germania, ho personalmente potuto conoscere una terra dove moschee, chiese, e sinagoghe si ergono una accanto all’altra, e le comunità vivono serenamente.

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Azerbaijan-Ismayilli

L’Azerbaijan è un modello incredibile di convivenze di culture diverse: dimorano più di 700 etnie, e caso unico al mondo, sciiti e sunniti pregano negli stessi luoghi sacri. Camminare attraverso la capitale Baku è un esercizio consigliabile per ogni scettico: sentire l’energia con cui uno stato islamico promuove cultura e integrazione e supporta addirittura le altre confessioni è l’esempio migliore di come si possa ancora fare una politica di integrazione fondata sul rispetto di qualsiasi essere umano.

Ciò che l’Azerbaijan dichiara al mondo è che il multiculturalismo non è un problema, ma una opportunità. Senza voler idealizzare un paese che come tutti ha i suoi elementi di criticità, si può certamente affermare senza paura di essere smentiti che questa terra meravigliosa andrebbe studiata con più umiltà, e il suo modello di vita analizzato con attenzione e maggiore rispetto, un rispetto che la vecchia Europa è destinata a perdere se non combatterà con fermezza ogni tentativo in atto di distinguere gli uomini per etnie, colore della pelle, o credenze dei singoli e continuerà ad arroccarsi sui ricordi di un passato democratico sempre più lontano e astratto.