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1 agosto 2017   e  
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Rubrica: CINEMA


IL MONDO DEL CINEMA SI SCHIERA CONTRO TRUMP

Significativi discorsi dopo le elezioni e nella Notte degli Oscar 2017
sabato 1 aprile 2017 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Attualità
Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica


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Come cinefila e persona interessata a ciò che accade nel mondo, non posso fare a meno di parlare delle vivaci proteste anti-Trump di famosi attori ed attrici dopo le elezioni in USA e perfino durante la Notte degli Oscar 2017 che sarà senz’altro ricordata per la difesa di libertà democratiche e incancellabili valori fondanti, nonché per un’inaspettata e clamorosa gaffe che ha messo a confronto due film molto diversi tra loro, specchi di due fasi “politiche” diverse.

Alla vigilia del giuramento del nuovo presidente, il 19 gennaio 2017 si è tenuta a New York l’imponente manifestazione, “We Stand United”, alla quale hanno partecipato molti attori, come Alec Baldwin, Julienne Moore, Sally Field, Cher, Michael Moore, Robert de Niro.

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De Niro. We stand united

Riportiamo qui uno stralcio del lungo discorso di De Niro: “Il nostro presidente ha detto che il nostro paese è una discarica per il mondo. Davvero? Queste folle di persone che vorrebbero respirare libere hanno costruito il nostro paese e sono la linfa vitale della nostra forte, varia e splendida New York City. Ci hanno dato la forza di prosperare a metà degli anni Settanta, quando il governo ci aveva abbandonato come città. Ci hanno dato la forza di riprenderci dopo la tragedia dell’11 settembre. Ora ci stanno dando la forza di perseverare di fronte alle politiche del governo entrante’. (Il video del discorso si trova presso il sito The Post Internationale]

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Meryl Streep - Golde Globe

Durante le assegnazioni dei Golden Globe, Meryl Streep, ricordando che il presidente aveva ridicolizzato un reporter disabile, ha dichiarato che “se un potente si macchia di bullismo è un cattivo esempio, poiché violenza genera violenza”. Ha poi invitato i giornalisti a difendere la libertà di stampa.

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Jodie Foster

Qualche giorno prima della “Notte delle Stelle” altri attori hanno manifestato contro il nuovo presidente con discorsi accesi e sentiti. Ricordiamo qui in particolare quello di Jodie Foster che ha così affermato: “Non importa per chi si è votato, rosso o blu, non importa se si è bianchi, neri o marroni o di tutti i colori dell’identità arcobaleno, questo è il nostro momento per resistere: è il nostro momento per farci avanti e fare domande”.

L’iraniano Asghar Farhadi, regista di “Il Cliente” (miglior film straniero) ha inviato un video messaggio e non è venuto a ritirare il premio in segno di protesta contro il divieto d’ingresso in Usa per i cittadini di alcuni paesi arabi.

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George Clooney - Premio César

Intanto in Francia George Clooney, presente alla cerimonia dei Premi César, accusava Trump di usare la “paura’ per intimorire il mondo, gettando discredito sugli USA e allontanando il paese dalle sue tradizionali libertà democratiche. Infine ha citato il ’Giulio Cesare’ di Shakespeare: ’La colpa, caro Bruto, non è nelle stelle, ma in noi stessi, se siamo schiavi’.

Anche l’italiano Alessandro Bertolazzi, premiato insieme a G. Gregorini per Miglior Trucco nel film “Suicide Squad”, ha concluso il suo discorso dicendo: “Io sono Italiano, questo Oscar è per tutti gli immigrati”.

Ed eccoci alla descrizione della gaffe. Sul palco nel momento di proclamare l’assegnazione dell’Oscar al Miglior Film, Warren Beatty apre una busta, esita dubbioso, la passa a Faye Dunaway che annuncia la vittoria di La La Land; i produttori del film stanno per iniziare un discorso, ma vengono interrotti e arriva la rettifica: miglior film è “Moonlight”, del regista nero Barry Jenkins.

Qualcuno ha avanzato qualche dubbio sull’involontario scambio di buste, ipotizzando che il tutto fosse stato architettato per mettere in rilievo una scelta “politica”, giunta dopo le elezioni.

Gli interessati a vedere il video della premiazione lo trovano qui sul sito di Repubblica.it]

Pur riconoscendo in effetti il buon livello dei film selezionati e evidenziando la soluzione di “spalmare” i premi in modo più o meno equo per non far torto a nessuno, alcuni critici hanno rilevato che le assegnazioni sono state in parte influenzate dall’attuale clima politico. Sarebbe giusto, comunque, soffermarsi sui due film messi a confronto dallo scambio di buste.

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Locandina Moonlight

La La Land, di Damien Chazelle, benché in partenza considerato il favorito con il suo record di Golden Globe e nomination, in fondo ha ottenuto ben 6 Oscar: ricco di riferimenti a grandi film del passato, La La Land è un riuscito mix tra passato e presente, tra sentimenti romantici e dura realtà quotidiana, con note malinconiche sulla vita e sull’amore in genere. E pur esaltando i giovani sognatori, il film lascia un sapore dolce-amaro per la struggente sequenza finale in cui la protagonista, Mia (Emma Stone) rivive il suo passato e l’amore perduto.

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locandina Moonlight

Molto diverso “Moonlight”, basato sull’opera teatrale “In Moonlight Black Boys Look Blue” di Tarell Alvin McCraney, realizzato con pochi mezzi, ma denso di significati su temi seri come diversità, razzismo, ricerca di identità nella black America. Senz’altro un buon film, ma ci chiediamo se il giovane regista nero, quasi sconosciuto, avrebbe vinto in un altro momento in Usa, un Paese in genere amante di autocelebrazioni e mitici eroi e che forse comincia a svegliarsi e reagire con forza alle politiche di Trump e al pericolo di perdere essenziali libertà democratiche.

Personalmente avrei dato il premio come Miglior Film a “Manchester By the Sea”, di Kenneth Lonergan che racconta la storia del triste e sensibile Lee Chandler (Casey Affleck), costretto a ritornare nella sua città natale per aiutare il nipote sedicenne, Patrick (Lucas Hedges), malgrado i ricordi drammatici legati a quel luogo. Un film bellissimo dai ritmi lenti e paesaggi stupendi e statici (fotografia di J. Lee Lipes)) di una Natura che sembra distaccata e indifferente alle pene o alle gioie degli esseri umani, mentre le musiche (di Lesley Barber) le sottolineano, ora elevandosi verso il cielo come una straziante preghiera, ora diventando più vivaci quando c’è l’impetuoso giovane Patrick in scena, oppure più serene verso la conclusione del film che fa presagire un futuro migliore.

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Locandina Manchester by the sea

Concludendo, il cinema si conferma specchio della realtà e non solo fabbrica di sogni, una realtà oggi sempre più complicata e difficile.