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20 giugno 2017   e  
26 giugno 2017



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VENEZIA SCARLATTA a Palazzo Barberini

Una mostra con dipinti di Lotto, Cariani e Savoldo, che ci parlano del rosso veneziano
sabato 1 aprile 2017 di Nica Fiori

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Se la specificità della pittura veneta, e della veneziana in particolare, è “l’arte del colorire”, ovvero la supremazia del colore rispetto al segno grafico, come è stato evidenziato già cinque secoli fa dal Vasari e da tanti altri, possiamo letteralmente riempirci gli occhi di colore ammirando i capolavori cinquecenteschi della mostra “Venezia scarlatta. Lotto, Savoldo, Cariani”, a cura di Michele Di Monte, ospitata a Palazzo Barberini fino all’11 giugno 2017.

Un colore su tutti, lo scarlatto, è quello dominante a Venezia negli anni 20 del Cinquecento ed è proprio questo il fil rouge di questa esposizione, curata da Michele di Monte, che vuole in un certo senso tessere un gioco di trame nella città lagunare, dove l’arte tessile era di casa, e lo scarlatto era una stoffa particolarmente pregiata, tinta con il misterioso pigmento “chermes”, di origine animale. Ma, così come i tintori, anche i pittori fanno a gara per assicurarsi il rosso perfetto.

La mostra è nata attorno al “Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria”, capolavoro di Lorenzo Lotto conservato nel museo romano (Gallerie nazionali di arte antica) ed è “frutto di una serie di collaborazioni che le Gallerie hanno avviato con i più importanti musei internazionali per valorizzare le rispettive collezioni e promuoverne la conoscenza e lo studio”, come sottolinea il Direttore Flaminia Gennari Santori. Sei sono i capolavori in mostra. Sempre di Lotto sono l’altro “Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria”, prestato dall’Accademia Carrara di Bergamo, il “Ritratto di Marsilio Cassotti e Faustina Assonica”, dal Prado di Madrid, sul tema del matrimonio, ma questa volta tra un uomo e una donna, e il “Cristo portacroce” del Louvre di Parigi. Di Giovanni Busi detto il Cariani è il “Ritratto di Giovanni Benedetto Caravaggi”, dell’Accademia Carrara di Bergamo, e di Giovanni Girolamo Savoldo è “San Matteo e l’Angelo”, del Metropolitan Museum of Art di New York.

In tutti questi dipinti il rosso, colore di forte valenza simbolica, è uno strumento del linguaggio visivo che indica lo status sociale di chi vi è raffigurato: lo troviamo nella tunica della Vergine e in quella di Gesù Cristo, ma anche nel ritratto di Giovanni Benedetto Caravaggi, in quanto medico (un’iscrizione dipinta sotto uno stemma ci fa sapere che è filosofo e medico), anche se in questo caso si tratta di un rosso cangiante al rosa, che dà l’idea della seta. Anche la sposa di messer Cassotti sfoggia una veste di seta color carminio e San Matteo non è da meno, pur in un’ambientazione notturna.

Gli intrecci possibili sono tanti, dai valori civici alle passioni religiose agli affetti mondani, alle devozioni private, all’orgoglio professionale. Questi dipinti si prestano, in effetti, a diverse riflessioni, compreso il tema della centralità della città lagunare sulla Venezia di terra. Savoldo era bresciano, ma fu attivo a Venezia a partire dal 1520, unendo agli esempi lombardi della propria formazione gli esiti contemporanei di Tiziano, Giorgione e Lotto. Le opere provenienti da Bergamo rientrano pure nell’arte veneziana, in quanto la città orobica era all’epoca territorio della Serenissima Repubblica. In mostra troviamo un artista bergamasco, come Cariani, che si recò a studiare pittura a Venezia, assorbendone modi e cultura, oltre al più noto Lotto, che, pur essendo nato a Venezia, ha avuto importanti committenze a Bergamo e in altre città e ha finito i suoi giorni a Loreto.

La grande tela dell’Accademia Carrara raffigurante il “Matrimonio mistico di Santa Caterina” (1523 circa) ci colpisce per i colori vivissimi, trasparenti, che vanno dal bianco, al rosso, all’arancio, al verde, al viola in una gamma accentuata da forti contrasti luminosi, che erano prima sconosciuti alla pittura locale. Questo dipinto, cui manca una parte in alto che doveva probabilmente rappresentare un paesaggio (parte asportata da un soldato francese durante un’occupazione di Bergamo e poi rimpiazzata con una superficie di un grigio neutro), rappresenta le nozze mistiche della santa martire di Alessandria con Gesù Bambino, ma al posto di San Giuseppe è raffigurato il committente Niccolò Bonghi, un mercante che abitava a Bergamo alta e che di Lotto era il padrone di casa. Sappiamo che Bonghi richiese il dipinto in cambio del mancato pagamento di un anno di affitto. Il rosso è concentrato intorno alla figura dolcissima della Madonna, che, oltre ad avere la tunica scarlatta, siede su una stoffa dello stesso colore.

Il Matrimonio mistico di Palazzo Barberini (1524) è accostato al matrimonio dei coniugi Cassotti, nel dipinto del Prado, perché in origine i due quadri erano complementari. In occasione di queste nozze, Lotto reinventa il genere del ritratto di coppia matrimoniale, all’epoca quasi inedito in Italia, e lo rilegge in termini realistici e metaforici, con la figura di Cupido che guarda l’uomo con sguardo malizioso. Come in uno specchio, la Vergine Maria raffigurata nel quadro del Matrimonio mistico istruisce i novelli sposi sulle due vie per arrivare a Dio, dal lato sinistro la strada della scrittura, nella figura di San Gerolamo, e dal lato destro quella della passionale carità incarnata dalla martire Caterina, che riceve l’anello matrimoniale da Gesù Bambino.

La mostra, anche se di piccole dimensioni (occupa un’unica sala), espone indubbiamente capolavori di altissimo livello, che ci parlano di una fastosa età artistica e di tutti quegli oggetti, pietre preziose, stoffe e tappeti, che sono la sostanza stessa della ricchezza nella città dei mercanti.

P.S.

Venezia scarlatta. Lotto, Savoldo, Cariani

15 marzo - 11 giugno 2017
Palazzo Barberini
Via delle Quattro Fontane, 13 – Roma
Orario: da martedì a domenica 8,30-19 (la biglietteria chiude alle 18); chiuso il lunedì
Biglietto: 7€, ridotto 3,50€; gratuito per gli aventi diritto
Biglietto Palazzo Barberini + Galleria Corsini (valido tre giorni) 9€