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16 maggio 2017   e  
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Rubrica: CULTURA


EDGAR MORIN, poliedrico scrittore, filosofo e sociologo

Il tema della “complessità” in un mondo globalizzato
mercoledì 1 marzo 2017 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Letteratura e filosofia
Argomenti: Sociologia

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Edgar Morin è senz’altro una delle figure più prestigiose della cultura contemporanea. Pensatore poliedrico, ha fatto del “tema della complessità” il cardine dei suoi studi, in un’accurata e lunga ricerca su problemi del mondo scientifico, antropologico e sociologico.

Le questioni centrali delle sue ricerche e riflessioni sono tutte volte a trovare soluzioni per assicurare all’Umanità un futuro migliore. Morin auspica pertanto il ritorno ad un nuovo umanesimo, una riforma del pensiero attraverso un’etica della fraternizzazione e un nuovo assetto mondiale economico basato sulla solidarietà terrestre. Evidenzia, inoltre, il bisogno di una nuova scienza pluridisciplinare, la riforma dell’organizzazione dei saperi e la necessità di educare gli educatori.

Nei suoi libri sulla globalizzazione, come” Sette lezioni sul pensiero globale”, Morin afferma che l’ambivalenza dello sviluppo globalizzato da un lato genera progressi materiali in alcuni campi, dall’altro apporta derive spirituali e morali: omologando le diverse culture e svilendone peculiari aspetti positivi e tradizioni, in effetti, causa una crisi planetaria in cui “l’Umanità non riesce ad accedere all’umanità”. Bisogna insegnare a vivere nel nostro tempo, poiché nella nuova civiltà planetaria ci sentiamo spesso disarmati e strumentalizzati. Dobbiamo quindi affrontare i nuovi problemi posti alla convivenza umana da una interdipendenza mondiale irreversibile.

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Scrittore instancabile, nei suoi numerosi libri ha toccato tutti i temi possibili e immaginabili. Trattando il problema dell’Educazione, in libri come I sette saperi, La testa ben fatta, Insegnare a vivere, ha affermato che è necessaria una grande riforma educativa, seguendo l’esempio di Rousseau: bisogna insegnare a vivere. Ciò significa che pur consentendo ad ogni essere umano di sviluppare al meglio la propria individualità e il legame con gli altri, bisogna anche prepararlo a vivere nel nostro tempo, che quello di Internet e della civiltà planetaria con le sue molteplici incertezze e difficoltà.

Nel suo libro “Il pericolo delle idee” egli si chiede se possa esistere un dibattito costruttivo tra due opposte visioni su mondo e fede. Secondo lui, se si ascolta davvero l’altro rispettandone la diversità, il dialogo non solo è possibile, ma può agevolare la comprensione del passato e la sua relazione con la complessità del presente. A dimostrazione di ciò, Edgar Morin stesso, pensatore occidentale, e Tariq Ramadan, teologo musulmano noto in Francia, dialogano nel libro in modo sincero e antidogmatico su temi attuali, come il conflitto israeliano-palestinese, fondamentalismo, antisemitismo e islamofobia, laicità e laicismo, diritti delle donne, globalizzazione e quant’altro: una vera sfida, in un periodo come quello attuale in cui i principi fondativi della democrazia e del vivere comune sono minacciati e offesi e lo scontro tra civiltà potrebbe essere una triste realtà, una sfida che appare anche “pericolosa”, per l’ambizione di poter convivere pur essendo diversi, preservando pluralità di opinioni, fedi, culture in una pacifica integrazione degli aspetti positivi.

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Nel suoi scritti su ambiente e vivibilità sulla Terra, (ad esempio “L’anno I dell’evoluzione ecologica”), si chiede se stiamo andando verso una catastrofe simile a quella che ha provocato la scomparsa della vita alla fine dell’era primaria e se l’umanità riuscirà ad evitare il disastro o ne rimarrà vittima. Ci troviamo già di fronte al caos e potrebbe anche essere l’ultima occasione, l’ultimo rischio che ci condurrà al disastro o al superamento della crisi. Il Novecento, secolo di speranze e politica ancora attiva, è alle nostre spalle, mentre la nostra epoca non è certo l’auspicata età dell’oro, ma l’età dell’incertezza: siamo nella preistoria dell’umanità mondializzata, unita per la prima volta in un’unica avventura societaria. Soltanto se prenderemo atto di tale incertezza, delle nostre fragilità esistenziali e sociali, ormai divenute planetarie, potremo forse ricominciare a parlare in termini “politici” costruttivi.

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Parlando di politica, nel libro “La mia sinistra”, afferma che oggi i partiti di sinistra dovrebbero condurci verso una via d’uscita da economia capitalistica scatenata, degradazione della biosfera, paure e razzismi, cogliendo la possibilità di una comunanza di destino e di una patria terrena comune, poiché ogni cultura non è fatta solo da aspetti negativi, ma anche di qualità e ricchezze. “Mondializzare” dovrebbe dunque significare favorire le cooperazioni economiche, sociali e culturali, mentre allo stesso tempo “demondializzare”, potrebbe significare valorizzare le vitalità locali, regionali e nazionali: insomma bisogna “mirare alle simbiosi culturali capaci di unire ciò che ciascuna di esse ha di meglio, operando una metamorfosi che leghi in modo indissolubile l’unità e la diversità umane”.

“Si tratta, con l’eleganza di una grande passione civile, ci rammenta Morin, di ricostruire un ’pensiero’, una cultura politica. Gli strateghi della tattica si sono inabissati nel proprio politicismo. I custodi dell’ortodossia vigilano sulle tombe e contemplano i cippi funerari. La sinistra, viceversa, ha bisogno di spazi aperti e di ossigeno (ma anche lo scarso ossigeno del pianeta ha bisogno di sinistra!”(Dalla presentazione di Nichi Vendola).

Concludiamo con il suo libro “Amore, poesia e saggezza”, nel quale egli si interroga su questi tre grandi elementi che illuminano la nostra vita, malgrado la loro origine misteriosa e la grande complessità. L’amore può essere vissuto soltanto in uno stato particolare di ’innamoramento’ costante in cui esso si può rigenerare continuamente. La poesia è una sua conseguenza, uno ’stato secondo’ che s’impadronisce di noi quando siamo innamorati. Comunque amore, poesia, saggezza hanno misteriosi e profondi legami interattivi. Secondo Morin l’unico dubbio sulla nostra epoca è il seguente: “Saremo capaci di essere “saggi”? Personalmente mi auguro di sì: ne saremo capaci se non uccideremo amore e poesia.

P.S.

P.S. Note biografiche sull’autore:

Edgar Morin, filosofo e sociologo di origine ebraica, è nato a Parigi nel 1921 da genitori ebrei sefarditi. Ha partecipato alla Resistenza, a movimenti anarchici, pacifisti e libertari, al partito comunista francese dal quale è stato espulso nel 1951.Negli anni ‘50 presso il C.N.R.S. (Centre national de la recherche scientifique), si è impegnato in ricerche sul divismo, i giovani e la cultura di massa. Oggi è il direttore per la sezione scienze umane e sociali. Nel 1956 ha fondato la rivista “Arguments”, centrata su temi politici degli anni ‘50 e ‘60. Nel 1967, con Roland Barthes e Georges Friedmann, ha fondato la rivista “Communications”, di cui è tuttora co-direttore. Nel 1969 al Salk Institut si è interessato alla teoria dei sistemi che ha influenzato profondamente le sue ricerche epistemologiche. Attualmente è presidente dell’Associazione per il Pensiero Complesso, nonché dell’Agenzia europea per la Cultura (UNESCO).

Per maggiori dettagli su vita ed opere si consiglia di consultare Wikipedia


 



  • EDGAR MORIN, poliedrico scrittore, filosofo e sociologo
    7 marzo 2017, di Savino De Rosa

    Leggendo l’articolo di Giovanna su Morin e il suo libro "7 lezioni sul pensiero globale" ho sviluppato alcune riflessioni che riguardano il mondo globalizzato e le relative interdipendenze. Sicuramente il mondo è diventato più complesso ed è aumentata l’incertezza che pone l’individuo in una condizione di maggiore difficoltà. Ma se l’obiettivo globale è quello di assicurare per l’umanità un futuro migliore, si dovrebbero creare le condizioni per agevolare questo processo, di per sé non facile. In particolare i leader politici a livello mondiale dovrebbero creare le condizioni per sostenere la fraternità e la solidarietà. Creare anche le condizioni affinché strumenti come internet o i media siano strumenti di dialogo e non di separazione. agevolare anche il dialogo tra religioni, fondamentale per sostenere il principio di fraternità e solidarietà, e oltremodo essenziale per annullare le azioni di terrorismo. Anche la cura dell’ambiente dovrebbe essere un must per i leader politici, affinché l’obiettivo di creare un futuro migliore si possa realmente realizzare. Sapranno i nostri politici essere veramente leader per interpretare correttamente questo processo? O ritengono che il processo di globalizzazione sia solo economia e finanza?